Se n’è andata. E ho assaporato il morso amaro delle mie parole di muto

di Tommaso de Cataldo

Tommaso, Se n'è andata

Secondo notturno forte

Se ne è andata.

Ha preso l’autobus e se ne è andata.

Mi ha lasciato in un pomeriggio nebbioso

mentre disperatamente tentavo di cantarle le ultime

parole della mia anima impallidita.

Colto d’improvviso da una tempesta di sale

la bocca ho aperto con sforzo

e accecato dal bagliore in sordina dei denti

ho assaporato il morso amaro delle mie parole di

muto.

Occhi e volti pallidi m’hanno raccolto

improvviso

quando con le braccia aperte

correvo lungo il ciglio di una luna tagliente

urlando le mie ultime parole

imparate a memoria per non dimenticarle durante l’ardua prova della

convulsione.

Mi hanno raccolto, non so più dove, col capo reclino

su di una tavolata di legno intarsiato.

Scosso da un sorriso accecante

senza passione e con gli occhi vuoti

mi sono accinto ad imitare gli arazzi minori

incastonati nel corpo della mia anima ardente.

Tommaso

Tommaso de Cataldo fotografato dall’amico Francesco Cianciotta

* Ecco, questa è la prima poesia che ho letto di Tommaso. Me l’ha mandata in una grande busta gialla da Skopje, Macedonia, dove abita con la moglie e la loro bambina. Siamo rimasti impigliati nella rete dei contatti Facebook, entrambi legati da amicizia non virtuale – lui da molto più tempo di me – con Mariagrazia e Francesco, proprio la madre e il figlio che occupano lo spazio sotto questo post.

Capire che la poesia ha un posto non di pura comparsa nelle nostre vite è stato facile, così un giorno Tommaso mi ha chiesto se poteva mandarmi via mail quel ha scritto in anni e anni di valigie chiuse e riaperte in tante parti del mondo. «No, via mail no», gli ho risposto. «Preferisco la carta». «Me lo immaginavo», è stato il suo commento. Ecco allora arrivare a casa mia la busta gialla con sei fogli porosi, di quelli adatti a pastelli ed acquarelli. Tommaso aveva fatto una scelta, ricopiando a matita, un po’ in stampatello e un po’ no, alcune delle poesie che si è deciso a pubblicare. I suoi sei fogli di versi inframmezzati da linee colorate – gialle, rosse, celesti – mi erano piaciuti davvero tanto. Un tocco di grazia e di fantasia che rende ai miei occhi, quando c’è, ogni uomo un uomo da conoscere.

Così ieri sera ci siamo conosciuti. Ed è stato buffo. Dopo un mio primo rinvio, l’appuntamento era per le 8 e una pizza nel quartiere. Non so come ma mi sono ritrovata eccezionalmente fuori di casa una decina di minuti prima. «Così ne approfitto per finire di asciugare i capelli», mi sono detta, mettendomi a testa in giù e lasciando fare al vento. Ho notato subito un signore in pantaloni e giacca leggeri e chiari – sì, qualcuno che si presenta a un appuntamento vestito da cristiano esiste – che stava leggendo un libro di fianco alla stazione della metropolitana. «È lui», ho pensato. E con tanto di capelli ancora bagnati gli sono andata incontro. Io ero in anticipo, e lui pure.

Tommaso, cadeau

L’ultima delle sei pagine colorate in cui Tommaso ha trascritto a mano alcuni dei suoi versi. «Le poesie vivono di vita propria. Le ho scritte, ne ho la paternità. Tuttavia insistono ad andarsene. Allora le ho imbarcate su di un libro e tanti saluti».

Questa notte, «se Dio vuole», Tommaso de Cataldo pubblicherà il suo primo e-book dal titolo Il segno del silenzio. Come epigrafe, me lo aveva scritto a matita nell’ultimo dei grandi fogli spediti da Skopje, ha scelto una citazione dall’Antico Testamento, «che fa sempre buona impressione»:

A me fu recata, furtiva, una parola

e il mio orecchio ne percepì il lieve sussurro

Giobbe 4, 12

(Paola Ciccioli)

 

5 Risposte

  1. Bello.

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  2. Davvero tanto, parole bellissime accostamenti cromatici di grande effetto, su carta e non solo.

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  3. tommy! ti ricordi quando ti davo lezioni di latino e se sbagliavo ti prendevi un nocchino in testa? ma già allora in testa avevi queste meraviglie? Complimenti!

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  4. Mariagrazia, probabilmente li avevo in testa, comunque i nocchini hanno contribuito a questo, e al latino che mi è servito per la tesi all’universita’.

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