Una scrittrice e una editrice, intrecci di parole tra due donne che lasciano il segno

di Angela Giannitrapani

La scrittrice Silvana La Spina

La scrittrice Silvana La Spina

Ho assistito all’incontro di due donne fuori dal comune. Ma entrambe sono donne che hanno attraversato la realtà, questo è certo.

Una, scrittrice, ne ha creata una parallela a quella primaria, con i suoi personaggi e intrecci. L’altra, editrice, l’ha trasformata.

Silvana La Spina è nata a Padova da madre veneta e padre siciliano e ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza in provincia di Catania. Nel suo ultimo libro La Continentale, edito da Mondadori, attraversa il terreno accidentato del rapporto conflittuale madre-figlia che si gioca all’interno di un altro conflitto: quello tra Nord e Sud. Ci sarebbe di che inciampare. Ma, durante l’incontro avvenuto alla libreria Milano Libri di via Verdi (giovedì 12 giugno), La Spina ha assicurato che, nonostante l’argomento evochi lacrime e sangue, l’ironia che pervade le pagine sospinge il passo e allevia il peso dell’anima. Da alcun brani che sono stati letti, devo dire che aiuta anche una scrittura lineare, dalle frasi brevi e incisive, come freccette lanciate al centro del bersaglio con mira inappuntabile. Fuori dalle pagine la scrittrice è una affabulatrice vulcanica, ricca dei due rami d’Italia che contiene in sé.

Difficile intervistare una persona del genere, ma l’altra donna, l’editrice Laura Lepetit, ci è riuscita benissimo, senza soffocarla né soccombere ad essa.

E va be’, direte voi, non vale… con due donne così.

L'editrice Laura Lepetit

L’editrice Laura Lepetit

Però, se si va a indagare sugli inizi della carriera dell’una e dell’altra si riconoscono due donne che hanno forgiato la loro realtà. Laura Lepetit è di casa nella libreria, oggi gestita da altri. Lei la rilevò agli inizi degli anni ’60 del Novecento con un’amica e da lì cominciò la sua impresa in mezzo ai libri. Quando nel 1975 si rese conto che un libro come Le tre ghinee di Virginia Woolf non era né tradotto né edito in Italia si disse che doveva pensarci lei. Fondò una casa editrice, La Tartaruga, che tanta storia e tanta influenza ha avuto sull’editoria italiana. Sì, perché è restrittivo dire che la Lepetit ha contribuito alla pubblicazione della letteratura al femminile fondando l’editoria di genere, anche se questa è una peculiarità innegabile. Ma aver coperto per prima, e in modo così intensivo e sistematico, un vuoto tanto indegno significa aver completato la compagine editoriale in generale e aver influito in modo determinante sulla sua storia.

Purtroppo le leggi di mercato non guardano al merito e tritano tutto all’interno del meccanismo del profitto e così nel 1997 la storica Tartaruga fu ceduta alla Baldini e Castoldi. Ma, ormai, la storia è storia e non si può negare ciò che è stato fatto, che poi è la filosofia di Laura: indietro non si torna.

I nomi di scrittrici come la Woolf, Ivy Compton-Burnett, Nadine Gordimer e le innumerevoli altre, comprese le italiane da Anna Banti alle esordienti di allora, oggi note, come La Spina e le firme della vasta saggistica non si cancellano. Sono sui nostri scaffali, al nostro fianco, sul nostro comodino. Hanno contribuito alla nostra crescita e maturità; hanno, probabilmente, abbozzato la fisionomia di tante giovani di oggi, anche se loro non sanno chi è questa anziana e autorevole signora dei libri dall’aria, a volte, scanzonata, dalle frasi dirette e pungenti che ci ha salvate tutte dall’oblio.

 

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