«Datemi le amiche e solleverò il mondo». Chi è che l’ha detto?

di Mariagrazia Sinibaldi

Un magnifico ritratto di Mariagrazia firmato dal figlio Francesco Cianciotta.

Un magnifico ritratto di Mariagrazia firmato dal figlio, il noto fotografo Francesco Cianciotta, all’Hangar Bicocca di Milano. Sullo sfondo una delle installazioni di Cildo Meireles.

Siamo giusti, riconosciamolo, ci vuole un bel po’ di coraggio, o forse di incoscienza, a ricercare persone che non si vedono da 50 anni: avete capito bene: cinquanta!!!
Perché i problemi, gli inconvenienti, che si presentano sono tanti ma tutti dello stesso genere: rughe impietose… capelli bianchi… ciccette qua e ciccette là… Insomma, la pancetta, e, più terribile di tutti, il doppio mento… quello che mio padre chiamava la ‘pappagorgia’. Per dirla in una parola sola: la vecchiaia.

Io però mi trovavo in quel periodo che in famiglia è stato soprannominato il mio “personale tzunami“.

Mi trovavo in un momento della mia vita nel quale un pezzo di me, che pensavo sarebbe durato per sempre, si era violentemente spezzato e io mi trovavo in mezzo al nulla, nuda e cruda… senza punti di appoggio.
Ma un antico saggio (di cui non ricordo il nome, ma che, grazie a Wikipedia sarò in grado di comunicarvi come postilla a questo scritto*) disse molti secoli fa: «Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo».
Col mio cartesiano ragionare individuai il mio punto d’appoggio: erano le mie compagne di scuola, quelle che avevo visto per l’ultima volta il giorno del mio matrimonio. La vita mi aveva portato lontano con figli (per la precisione 3 figli in 3 anni), armi, bagagli e masserizie al seguito… tanto invidiata da tutte loro (che beate loro!), rimanevano ancorate alla stessa città, a
lla stessa casa… e segretamente le invidiavo.

ERGO… DUNQUE… sarebbe stato da loro che avrei ripreso il filo spezzato della mia vita.

Telefonai, le ritrovai, e combinammo l’incontro. Il quale incontro, gentilissime loro e forse più eccitate di me, venne fissato per una cena a casa nella vecchia Roma di una di loro.

Venni trattata come la “signora della festa”, il che mi cosolò un po’… ma poi , intanto che ridevo e non ricordo nemmeno perché ridessi, una di loro esclamò: «Eccola la risata di Sinibaldi»!

Fu, per me, un abbraccio caldo, dopo tanto gelo, e il mio  conclusivo pensiero fu: «Ecco, mi hanno riconosciuta… Ecco, non sono più tanto sola… Ecco, è da qui che ricomincerò».

Son passati 4 anni da allora… anni di dura fatica per ricostruirmi e forse ce l’ho fatta… anche grazie a loro… anche se loro nemmeno lo sanno.

Mariagrazia, qualche anno fa, con l'amatissima nipote Silvia

Mariagrazia, qualche anno fa, con l’amatissima nipote Sara (foto di Francesco Cianciotta)

Ogni volta che vado a Roma c’è l’INCONTRO: un the, un aperitivo, un pranzo, una cena… Come una settimana fa… io ospite di mia sorella Lauretta e la cena si è svolta sulla grandissima terrazza della sua casa con spalliere di rose e gelsomini e buganville e fiori fiori…

Il nostro chiacchiericcio era quello di un tempo, semplice e piano, un po’ di amarcord, un po’ di confessioni, di preoccupazioni… Non più di corteggiatori o di fidanzati ma di figli e di nipoti, ma così tanto allegramente… Così da vecchie signore ottantenni… e la serata si è chiusa con la categorica dichiarazione di una di loro: «No, la televisione in camera da letto, NO. Nemmeno quando sarò vecchia!».

Una generale sonora risata. Una meravigliosa risata da diciottenni!

*ARCHIMEDE!!! E chi, se non lui?, disse: «Datemi una barra ed un punto d’appoggio e solleverò il mondo».

3 Risposte

  1. E’ vero le amiche sono una grande risorsa nei momenti difficili e in quelli felici e divertenti, per condividere le risate e le lacrime. Ma le amiche non si comprano al mercato e se si hanno intorno delle persone care vuol dire che si è seminato bene, la parola giusta al momento giusto, la telefonata e soprattutto il gesto…e qualche volta semplicemente un sorriso

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  2. quanto è vero! ho una foto di un anno fa appesa in cucina, le mie amiche, le mie sorelle di spirito, come le chiamo io, e io al centro nel giorno più bello e sereno della mia vita al matrimonio di mio figlio. non sono amiche d’infanzia, sono le amiche della maturità: con ciascuna un incontro diverso, totalmente diverso, chi per una pastiera (alba) chi per lavoro (ivana) chi perché c’era di mezzo un uomo e un particolarissimo momento della vita di entrambe (daniela). tutte incontrate per caso e tutte tenute per scelta. ricordo ivana quando una dozzina di anni fa diceva ‘in ufficio non ci possono essere amiche, solo colleghe…’ come no! lei è quella di quella notte che, presa io dalla disperazione più totale le ho mandato un messaggio e nell’arco di 4 ore, mi ha risposto: peppe e io ne abbiamo parlato e ci siamo chiesti ‘capitasse a noi, betta cosa farebbe? certamente non si tirerebbe indietro.’ e in 4 ore hanno risolto il mio problema. loro, le amiche, ci sono sempre, magari non ci si vede spesso, ma ci siamo sempre tutte, quando c’è da fracassarsi le budella dal ridere e quando non si vede, e magari non c’è, via d’uscita. tutte diverse tra noi ma tutte molto uguali.
    delle amiche dico sempre che sono quelle che restano anche quando ti togli le scarpe che ti hanno fatto puzzare i piedi😀
    con loro so sempre di poter essere me stessa, in tutti i modi e le maniere. loro sono le donne della mia vita.

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  3. E’ tutto così vero, quello che leggo; quello che scrive Mariagrazia, mi riporta a tante amicizie della mia vita; quello che scrive Betta, semplicemente lo condivido perché lo ri-conosco. Se non fosse inflazionata l’immagine direi che agisce come un “faro” l’amicizia, perché ti permette di vedere, spesso attraverso la nebbia, la strada da cui vieni e i nuovi porti in cui approdare.
    Particolarmente importanti sono proprio le amicizie della maturità, quelle incontrate per caso, e forse scelte con più consapevolezza. Per me che, proprio nel pieno della maturità, ho dovuto lasciare la mia città, Napoli, così immediata nelle sue relazioni e così diversa da Milano, è stato come rimettermi con l’abbecedario in mano e scrivere nuovamente la mia storia relazionale. Ho imparato a riconoscere l’affetto, l’interesse, là dove sembrava esserci invece aridità ed eccessiva riservatezza. Ho accettato modalità non mie riconoscendone la diversità solo nell’involucro, e diffuso nuove pratiche, contaminando il modo di relazionarsi a me di chi ho incontrato per strada.
    Non dimenticherò mai, giusto per essere un po’ autoreferenziali, quando comunicai che mi sarebbe piaciuto fare una festa per il mio 30esimo anniversario con Tonino, pensando subito che l’avrei fatta a Napoli tra i “miei” amici … La reazione di Betta e di Ivana fu unanime; la si fa QUI a Milano mi dissero, e ti aiutiamo noi.
    Credo, questo forse non glielo ho mai confessato, sia stato il momento in cui mi sono detta: ecco questa è la mia città, qui mi sento accolta. Inutile dire che alla festa sono venuti molti miei amici da Napoli. Utile è forse dire, invece, che mi hanno fatto tantissimi complimenti per le bellissime persone che hanno incontrato alla mia festa, tutte a Milano …..
    Un’altra amicizia è possibile, in ogni luogo e momento della vita

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