Con Silvia verso Ventotene: un bastimento carico di insegnanti di buona volontà e studenti che amano la terra

Testo e foto di Alba L’Astorina

Ventotene, Silvia

Silvia Giovine, a destra, mentre chiacchiera con una collega insegnante sul traghetto da Formia a Ventotene

Ho incontrato Silvia Giovine nel week end del 2 giugno sul traghetto che da Formia porta a Ventotene, una delle isole dell’arcipelago Pontino. La noto in mezzo a un gruppetto di persone che parla animatamente e con un fare molto confidenziale con alcuni ragazzi e ragazze. La cosa mi colpisce perché spesso i giovani di quell’età frappongono distanza tra sé e gli adulti, ma riconosco subito che si tratta di una insegnante con colleghi e studenti in uscita didattica.

Mi incuriosisce sapere cosa possa attrarre dei ragazzi su un’isola così piccola, lontana dalla mondanità delle vicine Ponza e Ischia, che misura massimo 3 chilometri di lunghezza e ha un numero di abitanti che non supera i 700. Silvia mi spiega che stanno andando al “Mercato dei Contadini”, la manifestazione organizzata dalla Comunità di Contadini di Ventotene , una rete di coltivatori e operatori nata la scorsa estate con lo scopo di preservare e diffondere le tradizioni agricole ed enogastronomiche tipiche dell’isola.

Ventotene

Ventotene vista dall’isolotto di Santo Stefano. Quest’isola è un “luogo della memoria” particolarmente significativo per la storia dell’Italia democratica e anche di questo Alba ci racconterà nei suoi prossimi articoli

Ventotene è inserita nel circuito internazionale delle Isole Slow, il network di Slow Food  che unisce tutte le isole minori del Mediterraneo. Il Mercato vuole valorizzare i produttori isolani, ma è aperto anche a espositori provenienti da tutto il Lazio, tra cui gli studenti dell’Istituto professionale per l’agricoltura e l’ambiente “Teodosio Rossi” di Priverno e dell’Istituto agrario “San Benedetto” di Itri, dove Silvia e i suoi colleghi insegnano.

Mi sembra un’iniziativa interessante, ma non è così insolita per studenti di questo tipo di scuole, molto orientate al confronto con il mondo del lavoro. Di certo non vuole essere effimera. Lo dichiara in maniera esplicita il titolo di un progetto didattico di cui Silvia è stata una delle più appassionate promotrici: Ventotene e le Quattro Stagioni. Il progetto, al secondo anno di sperimentazione, coinvolge alcune aziende agricole locali e i due Istituti agrari in una collaborazione che vede ogni stagione approdare qui studenti del triennio superiore per apprendere le antiche pratiche di coltivazione isolana. Lo scopo è di attivare sul territorio un rapporto stabile e continuativo tra mondo della scuola, settore agricolo e società, attraverso il sostegno alla produzione e alla promozione di prodotti tipici locali.

Degustazioni

Studenti nello stand di degustazione offrono piccoli assaggi dei loro prodotti ai visitatori

Ma per Silvia, che insegna materie scientifiche, si tratta anche di una maniera alternativa per fare scuola ed educazione. Il progetto cerca di usare in modo meno tradizionale i percorsi di alternanza scuola-lavoro che il Ministero per l’istruzione prevede per gli studenti dell’ultimo anno di questi e di altri istituti professionali. Percorsi per i quali non ci sono stanziamenti e che quindi sono lasciati molto alla buona volontà degli insegnanti, che spesso si limitano a fare una selezione delle aziende dove mandare gli studenti per un po’ di tempo, senza alcun respiro progettuale.

L’idea di portare gli studenti a Ventotene, invece, viene da lontano, da una lunga esperienza fatta di momenti formativi costruiti negli anni. «È stato durante uno dei campi scuola in cui seguivano laboratori di biologia, ecologia, chimica agraria che gli studenti hanno conosciuto degli agricoltori locali», spiega Silvia. «Recentemente abbiamo incontrato un ragazzo che porta avanti un ambizioso progetto di recupero delle vecchie cantine del nonno e cerca di continuare la tradizione della lenticchia di Ventotene, piccola e saporita, ma la cui coltivazione e raccolta richiedono molti sforzi».

Leggo orgoglio negli occhi di Silvia quando mi racconta che da questi incontri didattici sono nate opportunità di lavoro per alcuni studenti nigeriani che hanno frequentato la sua scuola. Una punta di amarezza, invece, quando aggiunge che anche queste opportunità non sono stabili, come i suoi progetti, sebbene aspirino a esserlo.

Mi riprometto di andare a trovare studenti e insegnanti nel loro stand nella piazza principale dell’isola. È lì che per due giorni i prodotti che hanno seminato e coltivato nelle particolari “aule” della loro scuola, fatte di vigneti e frutteti, sono offerti ai visitatori in assaggi tipici della lavorazione di materie prime come olive, uva, ma anche miele e peperoncini. È  un modo molto concreto per far conoscere le attività che fanno in classe e anche per sostenere le colture tipiche dell’agro-pontino.

Protezione civile

Operazioni di carico e scarico dei prodotti dal furgone della Protezione civile

Grazie alla collaborazione della Protezione Civile, la scuola espone e offre prodotti di agricoltori non presenti alla manifestazione, soprattutto della zona di Itri: il vino di Schettino, formaggi, salumi, olio e paté di olive itrane, che io ho sempre conosciuto come “olive di Gaeta”.

Trovo tanti punti in comune tra le storie che ho ascoltato sul traghetto per Ventotene e le mie attività di ricerca al Cnr sulla comunicazione pubblica della scienza. In questo periodo sto proprio seguendo un progetto che si occupa di usare le nuove tecnologie di osservazione della terra, tra cui quelle satellitari, a supporto del sistema agricolo in Lombardia. Qui gli agricoltori sono circa il 2 per cento di tutta la popolazione regionale e provvedono alla cura dell’80 per cento del territorio agricolo nazionale. Ho messo in piedi delle attività con le scuole che mi stanno appassionando tanto.

Vedere come questi ragazzi si danno da fare per far comprendere, attraverso la loro attività, le conoscenze su agricoltura e ambiente che hanno elaborato in classe mi fa pensare alle tante chiacchiere sulla difficoltà di avvicinare i giovani alla scienza. Voglio subito mettere in contatto queste scuole con Scienza under 18, la rete di scuole nata per iniziativa di alcuni insegnanti della scuola “Rinascita” di Milano, che diffonde attraverso le sue iniziative le buone pratiche di educazione scientifica prodotte da molte scuole italiane.

Penso a Expo 2015, che si terrà proprio tra poco meno di un anno a Milano, e mi auguro che qualcuno abbia pensato a un “grande capannone” per dare spazio a tutti gli istituti agrari di Italia, alle università e ai centri di ricerca che si occupano di questi temi. Penso alla campagna “Io mangio italiano” che il ministero delle Politiche agricole sta lanciando in questi giorni. Penso alla parola “rinnovamento” di cui tanti politici fanno gran retorica, e mi chiedo da dove altro debba passare il rinnovamento se non da questi studenti e da questi insegnanti.

Silvia è concreta e non dispensa false speranze. I ragazzi potrebbero avere tante possibilità perché l’agricoltura è un settore primario, e l’interesse per questo tipo di studi è dimostrata dal boom di iscrizioni sia agli istituti agrari sia alle facoltà di Scienze agrarie. Ma in Italia c’è un calo delle aziende agricole, le difficoltà sono tante e gli incentivi pochi. E poi, ci sono tanti pregiudizi legati a queste scuole, considerate di serie B. Spesso i pregiudizi cominciano dagli stessi insegnanti delle medie che indirizzano i ragazzi agli istituti professionali, perché convinti che non sarebbero in grado di seguire un percorso liceale più impegnativo.

Tramonto da Ventotene

Tramonto da Ventotene

«Insegnare vuol dire combattere anche questi tabù e iniettare fiducia», confessa Silvia, «Far capire a questi studenti che non sono la parte “meno nobile” della gioventù, ma anzi possono dare un contributo originale ai propri coetanei. Spesso mi arrivano allievi che conoscono il settore meglio di me. Magari si sono svegliati alle cinque per portare le pecore a pascolare, o per aiutare i genitori nei campi. Cos’altro avrebbero da imparare a scuola? Ma io gli dico sempre che in queste aule devono fare un salto di qualità, devono conoscere la politica comunitaria, capire come sta cambiando la società. Possono avviare attività anche molto creative e innovative, siamo in fondo in un paese a vocazione agricola. Ma devono studiare anche l’italiano e la storia, altrimenti rimangono isolati».

I nostri discorsi sono interrotti dalle grida di alcuni ragazzi che avvistano in mare dei delfini che si rincorrono, facendo emergere, a tratti ondulati, le loro pinne dall’acqua. Si avvista, ormai prossima, la sagoma a forma allungata di Ventotene e, di fronte, l’isolotto di Santo Stefano con in cima il carcere borbonico.È da questi posti che comincerò la mia esplorazione in una storia d’Italia, fatta di esili e di confini, troppo presto dimenticata. Rivolgo però un’ultima domanda a Silvia, e chiedo se ci sono donne in questo tipo di scuole. Poche, mi risponde, ma quando si iscrivono sono in genere più motivate e determinate dei maschi. Lei stessa ha tre figlie e non le dispiacerebbe se una di loro volesse intraprendere un percorso di studi agrari, sebbene sia nello stesso tempo terrorizzata proprio per i motivi che mi ha spiegato.

La capisco, posso solo augurare a chi inizia un percorso scolastico di incontrare sul proprio cammino insegnanti come lei. O come Barbara e Laura, le sue colleghe con cui anch’io chiacchiero mentre il traghetto arriva in porto.

*AGGIORNATO L’11 GIUGNO 2014

3 Risposte

  1. Queste sono le situazioni che ti fanno ancora amare il nostro paese, trovarsi a contatto con “realtà normali”, ma che effettivamente di “normale” hanno ben poco

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  2. grazie per il commento, hai ragione, ma la cosa incredibile è che di situazioni “normali” così nelle nostre scuole italiane ce n’è proprio tante. Rileggendo il mio articolo mi sono venuti in mente tanti insegnanti combattivi e professionali, pensando solo alla mia cerchia di amicizie: Stefania, Lia, Mauro, Grazia, Alessandra, Bruna, Patrizia, Gaetano …. e mi fermo perché la lista è lunga, per non dire quelle che ho incontrato per motivi professionali o in quanto genitore. Sono queste persone che dovrebbero fare la politica dell’istruzione e della conoscenza in Italia ma non mi risulta siano mai interpellate. Tanto coraggio e forza a tutti, alla fine, come scriveva Albert Camus ne La peste: la certezza è nel lavoro di ogni giorno … l’essenziale è far bene il proprio mestiere.

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  3. Buondì😊mi chiamo Alessia, ho 28 anni e sono laureata in scienze della formazione primaria. Per quanto possibile mi sono specializzata nell’ insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria. Mi sto informando riguardo alle possibilità di insegnare nella scuola primaria di Ventotene. Attualmente io rientro nella seconda fascia d’istituto del comune dove risiedo, in Lombardia. Come posso fare se volessi propormi per l’incantevole isola? Grazie per l’attenzione.

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