A volte purtroppo ritornano. Ovvero: il talento di Elisabetta Gregoraci di nuovo sulla Rete 2 della televisione pubblica

di Chiara Pergamo

Made-in-Sud-logo3-586x348Mio padre non è un fisionomista: è di quel tipo che se anche segue ogni sera un programma televisivo fa fatica a distinguere un ospite fisso dall’altro, a meno che non siano radicalmente differenti.
L’altra sera, però, si è imbattuto in Made in Sud, show comico della prima serata di Rai 2: per le prime tre stagioni, questo programma è andato in onda solo su Sky e mio padre lo ha seguito con costanza. Aveva ormai capito che a condurre il programma erano in tre: i due comici napoletani Gigi e Ross, già noti per le loro partecipazioni a Mai dire Martedì e a Colorado, e la giovane Fatima Trotta, anch’essa partenopea.

Da quando, però, nel 2012 lo show è approdato su Rai 2, ha guadagnato un membro, nello specifico una co-conduttrice: le scarse doti di fisionomista di mio padre si sono applicate e hanno cercato di ricondurre quel volto a un nome. Alta, mora, di bell’aspetto – ma questa descrizione calzerebbe su metà del panorama delle soubrette, ma solo perché l’altra metà è bionda – con un sorriso ampio e una voce un po’ civettuola: dopo qualche tentativo, chiede l’aiuto del pubblico (mia madre), ma capisce subito che sarà un buco nell’acqua, ma poi… «Aspetta aspetta… ma è la Gregoraci?». Bingo!

elisabetta-gregoraci

Le conduttrici di “Made in Sud”, Fatima Trotta e Wonder Woman – Elisabetta Gregoraci

Ora, cosa c’è di singolare in questo spaccato di vita vissuta a casa mia? Beh, un elemento degno di rilevanza è che mio padre abbia riconosciuto la signora mora sul palco e ne abbia anche azzeccato il nome. L’altra sottolineatura la merita il fatto che non abbia pensato: «Sì dai, quella sposata con Briatore», ma proprio «È la Gregoraci!». Cosa ha fatto la nostra showgirl per riuscire – storia rara nello show-business – a non essere solo ricordata come “la moglie di…”, nonostante il signor marito sia un pezzo da novanta dell’imprenditoria italiana?

Una parola chiave interessante potrebbe essere Vallettopoli: l’Italia è un po’ il Paese degli scandali in “-opoli”, da Tangentopoli a Calciopoli, ma chi mai pensava che si potesse creare un parapiglia attorno al mondo delle vallette televisive? Gli scandali, si sa, ruotano attorno al potere, ai soldi, a ciò che fa gola: per una ragazza bellina e sorridente che voglia condurre una vita da soubrette, la scalata al successo, fino a qualche anno fa, aveva il suo gradino più alto in un programma di punta di Rai o Mediaset.

La grossa differenza è che, mentre Mediaset è una proprietà privata di una famiglia di ricchi imprenditori, la Rai è una televisione pubblica, di Stato, e come tale dovrebbe dedicare scrupolsa attenzione agli uomini e alle donne da scritturare o, quantomeno, proporre volti giunti fin lì per merito e non per manovre, contromanovre, favori. Perché alla fin fine Vallettopoli è stata questo: il sistematico collocamento di donnine di scarso talento, spesso molto belle – ma si sa che dove non arriva la natura arriva la truccatrice – in programmi Rai (anche Mediaset ma, come ho detto, è un altro paio di maniche).

convegno-donna-rai

«Convegno RAI “Donna è…” Mercoledì 5 e giovedì 6 marzo 2014 la Rai, in occasione del 90º anniversario della Radio e del 60º della Televisione, ha deciso di celebrare la ricorrenza aprendo un focus sulle problematiche della Donna, attraverso l’organizzazione del Convegno “Donna è..”. Il Convegno ha analizzato la figura delle donna nella nostra società: da un lato la capacità della Donna, quando impegnata nei vari settori di attività professionale/imprenditoriale, di ottenere risultati concreti, misurabili e condivisibili e dall’altro l’importanza di una corretta rappresentazione di genere nei media, per favorire l’affermazione delle donne nel mondo economico, politico, culturale, sociale e della comunicazione». Ovvero: un raro esempio di coerenza.

Tanti furono i nomi usciti dalle intercettazioni, dagli interrogatori, dalle dichiarazioni rilasciate a mezza bocca dalle infinite aspiranti showgirl dopo che fu dimostrato che il posto da loro occupato non era frutto di una lunga gavetta, ma dei giusti allacci, talvolta relazionali, talvolta fisici. Vallettopoli disegnò uno scenario fatto di ragazze abituate a una vita sregolata, condita di sesso e droga, che cedevano alle lusinghe di uomini importanti in cambio della possibilità di sgambettare su un palco di gran fama: a immortalare questo mondo, gli scatti rubati dal fotografo delle star Fabrizio Corona.

Al termine dei tanti processi e delle decine di indagati ascoltati, molte ragazze sono semplicemente state condannate all’oblio televisivo o confinate in qualche pubblicità di materassi, tranne un paio di eccezioni: il caso più eclatante è sicuramente quello di Belén Rodriguez – che di lì a poco si sarebbe fidanzata proprio con Corona – la cui carriera post-Vallettopoli è stata un continuo crescendo fino all’onnipresenza mediatica.

L’altra soubrette che è sfuggita alla spirale del silenzio è proprio la Gregoraci, che subito dopo lo scandalo interruppe i contatti con la Rai, dove comunque non aveva preso parte a programmi di grande richiamo, per sbarcare a Canale 5: all’epoca fu accolta in quel grande carrozzone circense che era la Buona Domenica di Paola Perego e già era al galoppo la sua storia d’amore con il potente imprenditore Flavio Briatore. Guardiamoci in faccia, la Gregoraci non è che sapesse fare granché: ballava, conduceva, passeggiava gaia per lo studio, ma a tanti venne il dubbio che lei fosse lì solo perché fidanzata con un pezzo super-grosso e affinché una protagonista di primo piano del gossip richiamasse clamore attorno a sé.

A farsi portavoce di questo pensiero fu, tra gli altri, quello stinco di santo di Fabrizio Corona che tutto gli si può dire, ma che non abbia capito come gira il modo degli scandali e scandaletti, proprio no: ci aveva visto giusto il fotografo vip che fotografa “con interesse” i vip? Direi di sì, dato che, tempo qualche anno, Elisabetta Gregoraci non solo ha sposato il suo maturo fidanzato, ma lo ha anche reso padre di quel bel virgulto che ha un nome da aeroplano (Nathan Falco) e si è ripresa un ruolo da showgirl a livello agonistico, per giunta in Rai: a tal proposito, Paola (Ciccioli) mi ha suggerito che fosse necessaria una riflessione etica.

 

L'incolpevole Nathan Falco indossa un T-shirt che sintetizza "l'impronta materna". In passato aveva suscitato polemiche la campagna pubblicitaria di una linea di abbigliamento per aspiranti bambini vip, creata proprio da Elisabetta Gregoraci

L’incolpevole Nathan Falco indossa una T-shirt che sintetizza “l’impronta materna”. In passato aveva suscitato polemiche la campagna pubblicitaria di una linea di abbigliamento per aspiranti bambini vip, creata proprio da Elisabetta Gregoraci

Forse la Gregoraci è stata privilegiata dalla sua relazione con un magnate dell’industria, quella relazione che di recente le ha fatto dichiarare che: «Da quando sto con Flavio ho perso il sorriso»: ma come? Elisabetta, già Miss Sorriso nell’edizione di Miss Italia del 1997, perde la fascia – e anche un po’ la faccia, va’ là – per un matrimonio sbagliato, in cui in pochi credevano, lei compresa? Sì, perché lei stessa afferma che da un uomo potente e con una chiara fama da latin lover si aspettava poco più di un flirt, mica una storia di durata quasi decennale e un cucciolo da allevare. Chissà lui cosa ne pensa. Il giovane biplano, intendo: Nathan Falco è ancora un bimbo di quattro anni, non ha familiarità con le vicende giudiziarie e accuse alla sua mamma di essere un’oca che, non trovando una strada su cui ancheggiare come Adelina e Guendalina degli Aristogatti, ha scelto la strada del nome grosso che le permettesse di stare a galla mentre tutte le sue compagne di scialuppa annegavano in ondate di melma di dantesca memoria.

Nathan non sa cosa sia la televisione pubblica, non sa cos’è un modello etico positivo, ma i dirigenti di Viale Mazzini che lo sanno (perché lo sanno, sì?) dovrebbero mostrare un po’ più di oculatezza quando scelgono chi debba calcare un palcoscenico. Come. E perché.

*AGGIORNATO IL 4 GIUGNO 2014

3 Risposte

  1. io mi chiederei come un programma del genere possa avere ascolti ed essere anche a più di un’edizione tanto da finire in prima serata rai: sono riuscita a reggere 4 minuti esatti domandandomi cosa ci fosse da ridere della roba che faceva fare carpiati sulla poltrona al pubblico inquadrato. ho fatto poco fa il giochino di digitare ‘mai dire martedì’ in google… avessero almeno cambiato il logo del programma, invece i caratteri usati sono identici e hanno solo accorciato il nome MAi DirE… evabbe’, hanno fatto un richiamo al programma. mi risulta però che sky sia a pagamento, mentre la rai lo è ma si fa chiamare tv di stato e mi concede solo la possibilità di cambiare canale, tanto quanto una tv gratuita come le commerciali. in ogni caso, la signora gregoraci racconta di non vivere di rendita (briatore), ma di lavorare anche in teatro e nella moda (oltre che in millemila fiction rai e film), ha fin creato una una linea per bambini che si chiama billionaire junior e che quando ha del tempo libero fa delle lunghe passeggiate a montecarlo con suo figlio. che suo marito l’ha sposata per il cervello e che entro un anno (lo diceva lo scorso agosto) vorrebbe una femminuccia. io non credo che le abbia tolto nessuno il sorriso così come la bellezza. se la gente continua a guardare quei programmi, la rai continuerà a farli. pare sia la regola del commercio che si sa, di etico può aver poco nonostante gli accordi su carta. appena avrò tempo mi piacerebbe guardare la puntata del 16 novembre scorso di tv talk (anche) sulla trasmissione.

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  2. https://donnedellarealta.wordpress.com/2010/01/17/i-bambini-e-lo-%C2%ABstile-billionaire%C2%BB-mini-veline-in-cerca-di-successo/

    non l’avevo ancora letto… trovato inserendo in google ‘billionaire junior rai’🙂
    mi chiedevo se in rai avessero fatto anche pubblicità alla sfilata…

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  3. E’ andata così: ricordavo perfettamente di aver pubblicato quell’articolo di Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della sera, anche perché avevo visto i manifesti della linea “Billionaire” per bambini in giro per Milano e non ero svenuta per puro miracolo… Quando ho pubblicato l’intervento di Chiara (Pergamo) non l’ho trovato, così ho linkato un altro blog sullo stesso tema. Mi piace curiosare in giro per il Web. Oggi ho aggiunto il nostro link, grazie Betta.

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