La sovrana lettrice

di Alan Bennett*

copertina la sovrana lettriceFu tutta colpa dei cani. Di norma, dopo aver scorrazzato in giardino salivano da veri snob i gradini dell’ingresso principale, e generalmente li faceva entrare un valletto in livrea.

E invece quel giorno, per qualche ragione, si precipitarono di nuovo giù dai gradini, girarono l’angolo e la regina li sentì abbaiare a squarciagola in uno dei cortili.

La biblioteca circolante del distretto di Westminster, un grande furgone come quello dei traslochi, era parcheggiata davanti alle cucine. Era un’ala del palazzo che a Sua Maestà non era molto familiare, e certo non aveva mai visto la biblioteca parcheggiata lì, vicino ai bidoni della spazzatura, e neppure l’avevano mai vista i cani, il che spiegava tutto quel baccano; così la regina, non essendo riuscita a zittirli, salì gli scalini del furgone per andare a scusarsi.

L’autista, seduto di spalle, stava attaccando un’etichetta su un libro, e sembrava che l’unico frequentatore della biblioteca fosse un ragazzo magrolino coi capelli rossi e un grembiule bianco, che leggeva rannicchiato nel passaggio. Poiché nessuno dei due aveva notato la nuova arrivata, lei tossicchiò e disse:

«Mi spiace per questo tremendo chiasso». Al che l’autista si alzò di scatto e batté la testa contro lo scaffale dei Dizionari, mentre il ragazzo balzò a sua volta in piedi ribaltando Fotografia & Moda.

La regina si affacciò allo sportello. «Zitte, sciocche creature» disse; una mossa mirata a dare all’autista-bibliotecario il tempo di ricomporsi e al ragazzo di raccogliere i libri, come puntualmente accadde. Poi aggiunse:

«Non l’abbiamo mai vista da queste parti, signor…».

«Hutchings, Maestà. Tutti i mercoledì, signora».

«Davvero? Ne eravamo all’oscuro. Viene da lontano?».

«Solo da Westminster, Maestà».

«E lei…?» domandò rivolta al ragazzo.

«Norman, Maestà. Seakins».

«E dove lavora?».

«Nelle cucine, Maestà».

«Oh. Lei ha molto tempo per leggere?».

«Non proprio, Maestà».

«Nemmeno noi, sa. Anche se adesso che siamo qui, immaginiamo sia il caso di prendere in prestito un libro».

Il signor Hutchings sorrise con aria premurosa.

«Ci saprebbe dare un consiglio?» disse la regina.

«Cosa le piace, Maestà».

La regina esitò, perché a dire il vero non lo sapeva. Non aveva mai avuto molto interesse per la lettura. Leggeva, naturalmente, ma la passione per i libri la lasciava agli altri. Era un hobby e la natura del suo mandato non prevedeva hobby. Il jogging, il giardinaggio, gli scacchi, l’alpinismo, l’aeromodellismo, la decorazione delle torte… No. Gli hobby implicavano predilezioni e le predilezioni andavano evitate; prediligere significava anche escludere. Quindi lei non prediligeva. Il suo mandato le richiedeva di manifestare interesse, non di provarlo. Inoltre, leggere non era agire, e lei era una donna d’azione. Così perlustrò con lo sguardo il furgone tappezzato di libri e temporeggiò. «Occorre una tessera per prendere libri in prestito?».

«Non c’è problema» disse il signor Hutchings.

«Noi siamo in pensione» dichiarò la regina, non sapendo bene se facesse differenza.

«Può prendere in prestito fino a sei libri, Maestà».

«Sei? Oh, santo cielo!».

cover-of-the-uncommon-reader1* Ecco come la regina Elisabetta II, grazie alla divertita immaginazione dello scrittore inglese Alan Bennett, si imbatte nei libri e nel giovane “Virgilio” dai capelli rossi che la trascina nella salvifica passione per la lettura. Ho sottratto il romanzo a mia nipote Cristiana, alla quale lo ha regalato il cugino Aureliano, e l’ho finito di leggere in un assolato Parco Sempione, trattenendo le risate per non disturbare il silenzioso e sconosciuto compagno di panchina, impegnato a trascrivere appunti da una diavoleria elettronica su un quadernone dai fogli gialli. “The Uncommon reader” è pubblicato in Italia da Adelphi. (Paola Ciccioli)

2 Risposte

  1. In affetti “adorabile” è l’aggettivo giusto. E ti fa venir voglia di leggere/rileggere tutti i libri di cui si nutre la regina…

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