Felicità, che l’ultima prepotenza fu quella di troppo e il velo andò alle ortiche

di Adele Colacino

Adele Colacino con le donne della sua realtà

Adele Colacino con le donne della sua realtà

Parlerò di loro e delle storie che a loro appartengono e che, per averle vissute venendone a conoscenza o soffrendole o godendole insieme, sono diventate anche storia mia.

Le battezzerò con i nomi che, secondo il mio istinto e la mia fantasia, sarebbero stati più adatti, come abiti cuciti sulla pelle e non acquistati da un calendario o già usati da una nonna .

Metto la mano nel sacchetto come si fa a Natale quando si gioca a tombola e rimesto facendo tintinnare il contenuto, momenti sospesi, le immagino intorno a me con gli occhi amati e i sorrisi ironici, in attesa di vedere cosa combino mescolando la mia memoria alle emozioni vissute in comune, ma che certamente hanno lasciato segni diversi nella storia di ognuna.

E improvvisamente le mie dita sono timide e lontane dalla tastiera, sarò capace di raccontare senza sbavature, senza urtare negli spigoli che la memoria nel tempo arrotonda o affila fino a cambiare la forma dell’avvenuto? 

Felicità.

Lei entra nel mio tempo e nel mio spazio perché nonna Candore, trasferita dal paese in città per amore della nipotina, soffrì sempre per quel taglio dal suo suolo e ogni mattina si recava nella piazza, dove arrivava il postale per cercare suoi paesani che venivano in città per sbrigare una pratica, per motivi di salute, perché richiamati dalla leva militare.

Li portava tutti a casa.

Aveva anche un altro pallino la mia nonna : sistemare ogni single che le capitava a tiro.

Quella volta, mentre nella sua casa già soggiornava una lontana parente che accompagnava Peppe, suo figlio, a sostenere degli esami, mia nonna incontrò Felicità.

Lei cercava un posto modesto per dormire, era povera e studiava per diventare assistente sociale.

Era stata, fin dalla prima infanzia, in un convento di suore. L’avevano fatta studiare, aveva finito il liceo e le suore erano sicure che, un po’ per gratitudine, un po’ perché nessun luogo l’attendeva, avrebbe preso il velo.

Anche lei era quasi sicura che sarebbe diventata suora.

Quasi, però, ché l’ultima prepotenza fu quella di troppo e il velo andò alle ortiche.

Felicità era nata da una ragazza “issima”

Giovanissima

Poverissima

Coraggiosissima

Aveva solo sedici anni e rifiutò sempre il matrimonio riparatore al bruto che l’aveva violentata mentre raccoglieva, a mani nude, pietre in campagna. Anche quando si accorse di essere rimasta gravida di quella barbarie. Forse pentito o forse davvero innamorato di lei, lui voleva sposarla e portarla con sé in America.

La grande generosità della nonna si fece destino e s’incontrarono Felicità e Peppe: due vocazioni fallite!

Non erano, infatti, stati chiamati ce li avevano mandati!

Ragazzo bellissimo e irrequieto che per studiare, fu mandato dal parroco del paese in collegio dai Domenicani, anche Peppe studiò, finì il liceo e iniziò gli studi teologici, fino alla crisi irreversibile quando gli tolsero il suo bell’abito bianco con la lunga croce nera e lo sbatterono fuori, così com’era capitato a Felicità, con la sola licenza elementare.

Si aiutarono a vicenda, a dire il vero fu lei che aiutò molto di più lui, a riprendersi in mano una vita fatta di immagini, suoni, sapori tutti nuovi.

E poi lei sapeva aspettarlo.

Comprendeva la sua smania di recuperare l’aria e lo spazio da vivere in un paio di jeans senza quella tonaca che era andata via via appesantendosi della delusione di scoprire che l’ubbidienza non nutriva più i suoi sogni di ragazzo curioso .

Recuperava un anno scolastico e all’improvviso spariva, anche senza un soldo in tasca riusciva a raggiungere Paesi dai quali mandava le sue cartoline e poi tornava e si rimetteva a studiare.

Impiegò tre volte il tempo di lei per raggiungere un diploma magistrale.

Fino alla fine non lo abbandonò mai l’entusiasmo di vivere come un ariete pronto a sfondare ogni ostacolo, ogni imposizione, fece il maestro insegnando ai suoi ragazzi la tenacia e il rispetto di sé.

Tra mille difficoltà si sposarono, ebbero tre figli bellissimi come lui e come lui irrequieti, mentre Felicità, saggia e serena che dal convento aveva portato via la grande capacità di riflettere, trovò sempre la forza di elaborare motivazioni e autentica rispettosa accettazione di quanti la circondavano in casa e nel suo lavoro.

E’ rimasta da sola, Felicità, timida e riservata come quand’era ragazza, ha avuto la forza e il coraggio di sopportare dolori grandi, si è piegata sotto la loro furia e quando la incontro mi imbarazza come sempre la sua discrezione nel raccontare.

Che sia di gioia o di tormento quel che racconta.

 

 

 

 

 

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