È come vivere ancora

di Mariagrazia Sinibaldi 

Ma cos’è che improvvisamente ci spinge a ricordare? Cosa se non quel flusso  che rapido e deciso passa dal cuore alla mente e torna indietro e va ancora avanti e torna indietro, disegnando cose dimenticate come farebbe una matita  dal tratto sicuro e senza rimpianti. E, come, oltre il disegno, spuntano fuori i profumi? O l’attimo di una sensazione provata e mai più ripetuta? O il suono di una voce che è quella e nessun’altra?…O l’acciottolare  di una carrozzella che passa pigramente sul vecchio selciato della via, sotto la finestra socchiusa alle due del pomeriggio di un torrido agosto? E come è quel “torrido”? Come si sente? Come la pelle torna ad essere calda e sudata?

“Le Rose” di Gustavo Adolfo Rol

Questo in fin di conti è il ricordo: il flusso che sale e che scende e nel suo tragitto raccoglie tutto ciò che incontra e, come per incanto, sceglie, scarta, riorganizza e crea. Crea, appunto, un RICORDO.Ed è bello ricordare  così… è come vivere ancora, violentemente, corposamente, non ciò che non c’è più, ma ciò che è rimasto chiuso nel cuore e nella mente, pronto a esplodere come un fuoco di artificio.

Oppure… No, non “oppure”, ma “poi”.

Poi il ricordo diventa una catenella che scivola tra le mani e gli anelli sono piccoli o grandi, di ferro arrugginito o d’argento reso opaco dal tempo. E si snoda, questa catena, senza che me ne renda conto, pigramente, senza un nesso apparente. Eppure il nesso c’è, c’è sempre: è, senza volerlo, quel flusso che va e che viene dalla mente al cuore e viceversa, ma questa volta non esplode, ma mi prende e mi trascina via con sé su strade che credo sconosciute e che invece sconosciute non  sono.

Ed allora mi piace ricordare. Mi piace vivere ancora.

Mariagrazia fotografata dal figlio Francesco Cianciotta pochi giorni fa, dopo il secondo intervento alle ginocchia

Mariagrazia fotografata dal figlio Francesco Cianciotta pochi giorni fa, dopo il secondo intervento alle ginocchia

Ed ecco… Avrò avuto quattro anni; mamma, zia Maria, zia Jole, zia Gina che in un pomeriggio estivo giocano a nascondarella  nel giardino della villa di Grottaferrata. E mamma che spunta da dietro un cespuglio e inciampa, e cade e si rialza rapidamente per andare a toccare tana. E il mio cuore che batte paurosamente nel petto, fino al dolore. No, mamma non può cadere.  E nonna Emma e nonno Beppe che ridono seduti sulla loro panchina… e nonno Beppe che fuma il sigaro toscano e l’odore del sigaro che si mescola al profumo grasso  delle rose. No, tutto è normale, mamma sta in piedi e ride. Il mio cuore può rallentare e tornare alla normalità.

Ma ecco la catenella… al senso dell’olfatto si aggrappa una visione: il profumo delle rose, intenso, richiama e…, sì, sono io che guardo affascinata il grosso scarabeo  verde metallizzato che si muove  pigramente con le sue zampette nere tra le foglie di una rosa spampanata color di rosa.

Il flusso si ferma ed evapora. Il ricordo svanisce.                                                         Io sono ancora io, vecchia signora di ottant’anni che  ha avuto il bene di vivere e godere a pieno una piccolissima ma intensa frazione della sua vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

AGGIORNATO IL 19 MARZO 2017

 

 

 

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3 thoughts on “È come vivere ancora

    • veramente profondo il tuo scritto, come il luogo dentro di noi dove ogni tanto si vanno ad annidare i ricordi, quelli belli e quelli brutti, e da dove escono, alla maniera descritta da Proust, tirati fuori con violenza o con dolcezza dai nostri sensi .,, Brava Mariagrazia.

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