Trovatelo voi, un tubino nero, durante la settimana della moda

di Elena Novati

"Vestirsi" durante la fashion week

“Vestirsi” durante la fashion week

…Invece eccomi qui, pronta a spruzzarmi del succo di limone negli occhi pur di evitare certe proposte-moda dinanzi alle quali nemmeno mio padre, l’uomo per cui starei bene anche con un sacco della differenziata (magari nero, slancia…), è riuscito a trattenere una smorfia di disgusto. Sono intransigente, lo ammetto, perché io sono noiosa nel vestirmi: nero se è per la sera o un’occasione formale, jeans per il resto della vita trascorsa a  contatto con altri esseri umani.

Andiamo con ordine: la settimana di Milano Moda Donna 2014 è archiviata, la città è stata l’avanguardia delle nuove tendenze in termini stilistici per giorni ricchi di traffico, sfilate, indossatrici con le quali non vale fare il gioco del “trova le differenze” (perché noi abbiamo le ossa grosse) e turisti stranieri che: “I got lost on the train, please help me get back to my hotel! I need a taxi station!” (ero sul treno davvero, tratta Milano Lambrate-Greco Pirelli, quando un giapponese mi si è avvicinato con sguardo implorante e interrogativo nello stesso momento: si era perso sulle tratte ferroviarie interne di Milano e non smetteva di ringraziarmi per averlo accompagnato sino alla metropolitana, per essere certa che arrivasse davvero al suo hotel). 

Durante la settimana della moda non so mai bene dove finisca la sfilata e dove cominci la realtà, ma forse Milano mi confonde le idee. Ho avuto la brillante idea di andare in cerca di un vestito (cercavo un semplice tubino nero, se ne avvistate mandatemi subito le coordinate del negozio, per favore), sono arrivata in centro città alle 15 di sabato 22 febbraio e immediatamente ho realizzato di aver commesso un errore da neofita: non si va in centro durante la settimana della moda, a meno che non si vogliano raccogliere dati per una ricerca etnografica di “prototipi umani” basata sui capi di vestiario che si incontrano. Nell’ordine: leggings come se fossero pantaloni su fisici condannati allo scherno causa stoffe lise sul lato B (di qualsiasi fattezza esso sia, non è elegante portarlo scoperto in corso Vittorio Emanuele: non si tratta di cellulite vs glutei tonici, si tratta di buongusto), accostamenti di colore improbabili (marrone-nero-blu notte…nemmeno io nella depressione da termine di una storia d’amore sono arrivata a tanto), borchie dorate ovunque (scarpe/maglioni/giacche/camicie/occhiali: l’importante è non passare inosservati al metal detector), zanzariere al posto delle gonne, shorts aderenti che spariscono tra natiche importanti (e non), cinquantenni vestiti/e da adolescenti (signora mia, quelle scarpe da ginnastica con la suola alta di gomma e la gonnellona trasparente di tulle…le vogliamo lasciare a sua figlia/nipote/vicina di casa adolescente? Da brava, forza…) e sedicenti fashion blogger che si coprono (dire che si vestono mi pare azzardato) di pezze informi come se fossero passati attraverso l’armadio lasciandosi cadere addosso una coltre di vestiti a caso.

Dettagli

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A questo giro però mi sono impegnata, ho deciso che almeno un aspetto positivo di tutta questa enorme giostra l’avrei trovato; sono disposta a fare ammenda, a riconsiderare le mie impressioni e i miei giudizi da arida incompetente dello street fashion. Partirò da una sola considerazione in merito alla settimana della moda: il suo “bello” sta forse anche in questa possibilità di essere vissuta e respirata da chiunque si trovi a girare per le strade di Milano? E’ chiaro che ognuno possa decidere di declinare questa libertà nel look che più ritiene consono (però i leggings non sono pantaloni, davvero), ma si potrebbe dire che la nuova moda è “democratica”? Democratica perché permette a chi ne ha voglia (e ardire) di sentirsi parte di un mondo che di solito è appannaggio di pochi/poche soliti noti, perché rende più ricca di eventi la città, perché permette di sperimentare qualsiasi look  (o almeno ne legittima l’esistenza in nome della “novità”) a chiunque. Non è un aspetto da sottovalutare, anche se forse potrebbe essere opportuno ridefinire le definizioni di “novità” e “ricerca di attenzioni”.

Certo, fino a quando la novità si presenterà in forma di tubino double face in neoprene e verrà proposta come “la nuova tendenza della prossima stagione” , io discuterò la tesi in muta da sub e fiocina: va bene, fare l’assistente alla vendita è un lavoro stancante, bisogna vendere, bisogna mentire dinanzi ai look più strani (“Come le sta bene questa giacca, disegna il punto vita” ti dicono, mentre assumi le fluide movenze di Robocop) ma se anche mio padre storce il naso, allora c’è qualcosa che non va.

3 Risposte

  1. ‘perché permette di sperimentare qualsiasi look (o almeno ne legittima l’esistenza in nome della “novità”) a chiunque. Non è un aspetto da sottovalutare, anche se forse potrebbe essere opportuno ridefinire le definizioni di “novità” e “ricerca di attenzioni”.

    mi chiedo perché attendere la settimana della moda per far tutto questo e non sfruttare anche le restanti 51!

    per il tubino nero, ebay è una fonte strademocratica e inesauribile: c’è un taglia M nuovo che è un bijoux, forse lo definirebbe così anche Coco sebbene di petite robe noire non se ne trovi traccia alla settimana della moda🙂

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    • Con grande ritardo (mea culpa) ma ringrazio per il consiglio. Ho un problema: non riesco a comprare abiti senza provarli, a meno che non si tratti di magliette/maxi pull o leggings. Guaio!

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  2. Perché per ogni donna, come dico io, arriva sempre il momento di dover imbracciare un tubino. Nero.

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