Impiattate e “fate servire” a tavola

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia a tavola (foto di Francesco  Cianciotta)

Mariagrazia a tavola (foto di Francesco
Cianciotta)

Ho trovato stamattina su Facebook l’invito a mandare una poesia e fare una specie di catena di Sant’Antonio per riempire FB di cose belle. E’ così Maria Elena Sini? Ho capito bene? Dovrei tornare indietro e controllare… ma non mi va, perché, dico io: «E se mi sbaglio? E se non fosse questo il senso del post e fosse un altro che non mi piace?… nell’incertezza rimango nella mia posizione perché  mi sembra bello il desiderio di riempire FB di  buone cose  e di non lasciare spazio alle cattiverie… agli insulti… alle volgarità… Cose d’altri tempi!

Il gioco si svolge così: io ti assegno un poeta e tu ricerchi qualche bel detto di quel poeta.

A te, Maria Elena Sini, era stata assegnato un grande antico autore: Ovidio… E tu hai saputo trovare una citazione bella. E’ bello, mi sono detta, gioco anch’io… ma mi sono fermata: e se mi assegnano un poeta moderno che non conosco? Che figura ci faccio? Ma soprattutto  (ben più terribile) che concetto avrò di me stessa e della mia abissale ignoranza?

Eppure prima di stamattina non mi sentivo poi così ignorante… sì certo un po’ datata… ma chi non lo è a ottant’anni? E no, mi sono detta, ce ne sono di ultraottantenni in grado di stare al passo coi tempi….

Continuando col mio ragionare, sono tornata indietro nel tempo, e mi è tornata in mente una cosa.

Il talismano della felicità

Mitico libro di ricette

Gironzolano  per casa mia, ancora adesso, due edizioni de Il talismano  della felicità, mitico libro di ricette, base e fondamento di ogni cucina che si rispettasse all’epoca di mamma e all’epoca mia.  In quella di mamma tutte le ricette terminano con la dicitura: impiattate e FATE SERVIRE a tavola; nella edizione più recente, (si fa per dire, perché  risale a 50 anni fa) la mia, per intenderci, la dicitura è: impiattate e SERVITE a tavola. Ecco qui 
sta la differenza.

Dietro la signora che impiatta con le gentili mani ben curate e che farà servire a tavola, si intravede una fedele “Rosetta” (come quella di “Sor Pampurio”,  del “Corriere dei piccoli”) pronta a lavare verdure, accendere il fuoco, scegliere la pentola adatta, macinare il pepe, a porgere la saliera, il cucchiaio di legno, a girare la pietanza,  a  mettere ordine, lavare stoviglie,  lucidare il tavolo, a osservare con riverenza la Signora che impiatta.

Dietro la signora che impiatta e servirà a tavola, si intravede una cucina in gran confusione, piatti da lavare che attendono di essere rapidamente sistemati in lavastoviglie (e meno male che l’hanno inventata), scarti di verdure sparsi qua e là.. e la povera signora che da sola impiatterà   ha inventato un sistema per mantenere in caldo la pietanza fino al momento di portarla in tavola: impiatterà in una pirofila (e non in un piatto da portata, come vorrebbe il bon ton) e poggerà questa su una pentola in ebollizione.

A questo punto la povera signora si ritirerà in bagno per rapidamente darsi una riassettata: trucchettarsi, aggiustarsi quella terribile criniera che ha deciso di andarsene per i fatti suoi, cospargersi di profumo con la speranza che questo nasconda la puzza di cucina.. e proprio a  tempo a tempo… Infatti suonano alla porta e arrivano gli invitati.

A tempo debito la signora in questione tornerà in cucina, prenderà  la pirofila mantenuta in caldo in maniera artigianale, cercando di non scottarsi, e servirà in tavola.

Una Risposta

  1. L’idea è esattamente quella che tu avevi inteso, e qualora ti fosse stato assegnato un poeta moderno che non conoscevi ti saresti documentata su Internet (dato che sei un’ottantenne assolutamente al passo con i tempi) e di sicuro avresti trovato qualcosa di bello (dato il gusto e la sensibilità che ti contraddistinguono). Ma hai scelto una strada diversa e ci hai regalato questa deliziosa riflessione sul cambiamento dei tempi….Come tu hai detto l’importante è riempire fb di cose belle e tu lo fai…..Con un forte abbraccio Maria Elena

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