Il Padron delle ferriere 2, con suspense da vere signore

di Mariagrazia Sinibaldi*

Mariagrazia sempre connessa

Mariagrazia sempre connessa

Non credevo, davvero no, che la cosa avrebbe sortito un effetto così… devastante.

Ma perché dico devastante? Forse perché suona bene… potrei dire anche consolante… Ma che c’entra la consolazione in questo caso? Potrei dire eclatante… ma che c’entra la… come dire… eclatazione? Insomma lasciamo perdere, e diciamo soltanto che non avrei mai immaginato che la cosa avrebbe interessato e incuriosito così tante persone.

La cosa buffa è che al fattarello di famiglia, che a me sembrava così tanto degno di nota, nessuno si è interessato più di tanto. Tutti vogliono sapere quale sia la famosa frase incriminata, quella sulla quale era stata fatta cadere, illo tempore, la nota provvidenziale macchia di inchiostro.

C’è stato pure chi ha deciso di comprarlo, questo famoso libro, e di leggerlo con molta attenzione.

Devo purtroppo deluderla, questa gentile amica di Facebook, perché il libro non si trova più nelle librerie, a meno che, dato tutto questo clamore da me innocentemente sollevato, qualche editore non pensi di ridarlo alle stampe. Ma non credo.

Comunque sia, ho deciso di riprendere in mano l’argomento lasciando, ovviamente, da parte il fattarello di famiglia, e dedicarmi interamente al romanzo.

Cominciamo col dire che la storia si svolge tra case di campagna e castelli e i protagonisti sono tutti di alto lignaggio e che tutta la scala dei titoli nobiliari vi è rappresentata: dal visconte al conte al marchese al duca… manca il re… ah sì, adesso che ci penso, manca anche il principe… Ma deve essere stata una svista dell’autore.

Ci sono, è vero, e anche piuttosto forti, i rappresentanti della borghesia industriale nascente (il protagonista, Padron delle ferriere) ma anche quelli della nascente borghesia commerciale, che l’autore bolla come bottegai. E questi ultimi sono i rivali della protagonista, ex ricca ora povera in canna.

Siamo agli inizi del ‘900 e quindi come non immettere nella storia anche costoro? Sì, però una cosa è essere padrone delle ferriere, una cosa è aver fatto soldi vendendo cioccolatini…vuoi mettere?

Passiamo quindi agli altri personaggi, ai loro titoli nobiliari e ai loro nomi.

La protagonista è “la marchesina” ed è marchesina perché ancora non è sposata.

Il suo nome è Clara, nome bello, aereo, che porta alla gentilezza e ai buoni sentimenti… Ma da come abbiamo visto tutte queste sdolcinature non fanno parte di lei.

Il fratello è “il marchese” a pieno titolo (essendo provvidenzialmente morto il padre che con i suoi nobili pasticci ha portato la famiglia sull’orlo dell’indigenza: si fa per dire), anche lui, come la sorella, povero in canna, tanto che il poverino deve mettersi a lavorare, a fare non si sa bene cosa… ma non importa: LUI DEVE…

La madre dei due, è invece “la signora marchesa”, vedova, molto signora, mai una parola di più, mai un gesto che non sia pieno di sussiego… del genere “una vera signora queste cose non le fa”, succube un po’ tanto della figlia inviperita.

La cugina, che è un personaggio di secondo piano, è solo viscontessa, insieme al marito visconte.

Mariagrazia al mare con Jasmine (foto di Francesco Cianciotta: figlio di Mariagrazia e padre di Jasmine)

Mariagrazia al mare con Jasmine (foto di Francesco Cianciotta: figlio di Mariagrazia e padre di Jasmine)

Il cugino fedifrago, bello da morire, che è stato allevato dalla zia marchesa, essendo rimasto orfano in età infantile di ambedue i genitori (e non si sa perché) è addirittura duca, duca di Bligny, e il suo nome è… Gastone. Nome fosco, senza dolcezza alcuna… Sentite come tutto si rabbuia quando, nel nominarlo, la voce poggia prima sulla A e poi sulla O, con uno strascico di dramma? È veramente è un omaccio, borioso, fedifrago, tombeur des femmes della peggior qualità, viscido… e chi più ne ha più ne metta! E poi oltretutto è pure squattrinato, tanto che per sostentarsi va a fare non si sa bene cosa all’ambasciata francese presso la più corrotta (sic) corte d’Europa: San Pietroburgo.

Tutti costoro quando si nominano tra di loro si nominano con tanto di titolo nobiliare: …la marchesina mia figlia… dice la signora marchesa al cameriere che deve servirle il tè.

Oppure dice la marchesina Clara: mia cugina, la viscontessa, ha detto che…

… e via dicendo.

E persino il bottegaio quando la figlia avrà sposato il fedifrago dirà di lei: la duchessa mia figlia… Insomma una boria da non dirsi…

Ma il Padron delle ferriere no… LUI NO. Innanzi tutto ha un gran bel nome: Filippo, nome di eroi, re, imperatori… e poi la boria lui non ce l’ha, si prodiga per i suoi operai, li salva da mortali incidenti in fondo alla miniera… è così tanto carico di nobili sentimenti che terrà celato alla giovane moglie il fatto che lei è ridotta senza un soldo. E poi è addirittura un po’ intimidito di fronte alla improntitudine della marchesina… il che un po’ dispiace… ma insomma…

Ed ha anche una sorella, costui, dal leggerissimo nome di Susanna… tutta bionda… tutta timida, tutta virtuosa, che evoca la biblica Susanna… tutta dedita al fratello… come lui a lei… insomma un paradiso di grandi sentimenti.

Come ho avuto a dire, la vita si svolge tra case di campagna e castellotti. Le case di campagna, è chiaro, non sono rustici rifatti, ma ville tipo Arcore. E poi, malgrado dissesti finanziari di vario genere, nessuna abitazione nobiliare manca di servitù… Anzi, non si sa come, sembra che questa venga attirata dalle disgrazie dei padroni nobili e, mandando al diavolo possibili proventi finanziari, rimanga ancorata ad essi e affettuosamente non se ne stacchi più.

Che dire di più? Il romanzo termina con la edificante scena dei due, lei diventata mansueta come un abbacchietto, nella camera da letto nuziale, col medico che rassicura tutti che la ferita alla manina di lei non è niente e che basterà portare un guanto per non mostrare troppo la ferita… Ma, dico io, con un proiettile calibro non meno di 38 che ha attraversato da parte a parte la diafana manina, e l’ha ridotta a polpetta, sentenziare che “non è niente”… mi sembra che stiamo viaggiando al di là di un catastrofico ottimismo.

Per quel che riguarda la famosa frase incriminata… mbè, mie care amiche di Facebook, io non posso dirvi nulla. Forse nell’edizione che sono riuscita a procurarmi è stata per pudore cancellata… Forse il costume è cambiato talmente tanto che quello che un tempo sembrava imperdonabile oggi non solo è perdonabilissimo, ma addirittura non esiste più come problema… forse anche non ve lo voglio svelare, perché, come insegnava mia nonna: “una vera signora questa cose non le fa…non le dice… .non le pensa”…

E guarda un po’… io sono una signora… ancora!

*Tutti i post di Mariagrazia sono raccolti sotto la sua fotina, “In punta di mouse”, nella colonna di destra della home page. Basta cliccare.

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