La creatività femminile per la Palestina

di Alba L’Astorina

Il muro lungo 75 Km che divide la popolazione palestinese a Gerusalemme est

Il muro lungo 75 Km che divide la popolazione palestinese a Gerusalemme est (foto di Bruna Orlandi)

Un libro, un documentario, una serie di foto: usando parole e immagini di alcune artiste contemporanee, l’incontro organizzato dal Centro Comunitario Puecher di Milano il prossimo venerdì 7 febbraio cerca di ricordare “Il dramma della Palestina tra passato e futuro”.

Il libro è Golda ha dormito qui, di Suad Amiry, scrittrice palestinese, che racconta l’inquietudine di quei palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case sotto i bombardamenti israeliani a partire dal ’48. Dichiarati “proprietari assenti” delle proprie abitazioni, che il governo ha consegnato a nuovi inquilini ebrei, i personaggi del libro non si rassegnano alla perdita della loro dimora che subiscono copertina_goldacome una espropriazione dalla storia, dall’identità, dalla memoria. Una perdita a cui non si rassegna neanche Golda Meir, l’ex premier israeliano cui fa riferimento il titolo del libro; anche lei ha abitato in una casa araba, ma non vuole cancellare l’insegna in occasione della visita di una delegazione delle Nazioni Unite.

Il documentario e le foto che raccontano La vita oltre il muro sono di Michela Sechi e di Bruna Orlandi, docente di arte della fotografia presso l’ISIS Meroni Grafica e Comunicazione di Lissone, che segue il conflitto israelo-palestinese dal 2001, testimoniando l’occupazione dell’esercito israeliano nei territori palestinesi, il movimento internazionale di intervento pacifico, la vita quotidiana nella striscia di Gaza e nei villaggi palestinesi circondati dal muro di separazione. Tra le foto esposte ce n’è una che ritrae il muro alto 7 metri che isola i quarantamila abitanti di Qalquilya, “non più cittadini ma reclusi di una grande prigione”, dal commercio con i vicini, dal lavoro, dai campi che avevano coltivato fino a poco prima della sua costruzione. Le figure di un paio di bambini rasentano la enorme parete, ne tastano la grigia superficie porosa, cercano di sbirciare attraverso le sue fessure, sembrano voler esplorare con il proprio corpo i limiti imposti alla propria esistenza e nel contempo spingersi oltre.

Qalqilya, l'abitato è completamente circondato da un muro alto 8 metri

Qalqilya, l’abitato è completamente circondato da un muro alto 8 metri (foto di Bruna Orlandi)

All’incontro di venerdì, al quale saranno presenti, oltre alle autrici del documentario, Laura Cantelmo, docente di letteratura inglese e Khader Tamimi, presidente della comunità palestinese, trae spunto dalla recente approvazione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di una risoluzione che dichiara il 2014 Anno Internazionale di Solidarietà con il popolo di Palestina, approvata con 110 voti a favore, 56 astensioni e il voto contrario di Israele, Stati Uniti d’America, Canada, Australia, Micronesia, Palau e Isole Marshall.

L’incontro è uno delle tanti attività che governi locali e società civile organizzano per fare in modo che la comunità internazionale non dimentichi che la questione palestinese è ancora irrisolta e che il popolo palestinese deve ancora ottenere i diritti sanciti dall’Assemblea Generale, cioè, il diritto all’autodeterminazione senza interferenze esterne, il diritto a indipendenza e sovranità nazionali, e il diritto di fare ritorno alle proprie dimore e rientrare in controllo dei propri beni dai quali sono stati allontanati. Già negli anni scorsi, allo scopo di non dimenticare, era stata istituita la data del 29 novembre Giornata mondiale di Solidarietà con il popolo di Palestina[1].


[1] La data del 29 novembre ha un grande significato per il popolo palestinese, perché in quella stessa giornata del 1947 l’Assemblea Generale aveva adottato la Risoluzione nr 181, divenuta poi nota come la Risoluzione sulla Partizione. La Risoluzione stabiliva la creazione in Palestina di uno “Stato ebraico” e di uno “Stato arabo”, con Gerusalemme come corpus separatum sottoposta a un regime internazionale speciale. Dei due Stati previsti dalla risoluzione, solo uno, Israele, è stato riconosciuto. Il popolo palestinese, attualmente composto da 8 milioni di abitanti, vive principalmente nel territorio palestinese occupato da Israele nel 1967, compresa Gerusalemme est, oltre che in paesi arabi confinanti e in campi profughi nella regione.

Gli altri post di Alba L’Astorina sono qui.

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