Lei butta il novello sposo fuori dalla camera da letto. E una goccia d’inchiostro “censura” il perché

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia da bambina

Mariagrazia da bambina

Fa parte, questa storiellina, delle cronache famigliari, ma è così tipicamente dell’ambiente bene del periodo “fin de siècle”… così assurdamente divertente che…

Mi è stata raccontata da un vecchio cugino di mia madre, uno dei pochi uomini che gironzolavano all’interno del grande matriarcato imperante che era casa nostra: uomo bellissimo, anche in vecchiaia, Zio Raffa, con grandi occhi un po’ sognanti, e dai modi vagamente dannunziani… Mi raccontò la storia con un leggero sorriso divertito intanto che passeggiavamo sul Lungotevere, in un pomeriggio d’ottobre, con la luce limpida e brillante come accade nelle famose ottobrate romane… Fu l’ultima che trascorremmo insieme, Zio Raffa ed io. Quante storie di famiglia, mi raccontò quel giorno, che sventagliata di particolari divertenti, quante risposte ai miei perché… e che meravigliosa cornice creava la sua voce profonda e pacata intorno ai fatti di famiglia!

… E dunque il fatto è questo.

La prima delle mie zie, zia Maria, la saggia, stava per compiere 18 anni… Si era fatta giovanetta e forse era il caso di metterle in mano un libro dalle “forti tinte”… oh dio! forti, sì, ma non troppo… che diamine!!! E il libro, dopo lunga e approfondita ricerca venne individuato in un romanzo di recente pubblicazione: ‘Il padron delle ferriere’, il cui autore si chiamava George Ohnet. A dir la verità il titolo vero era ‘Il padrone delle ferriere – intendendo per ferriere le acciaierie – ma a casa si diceva ‘padron’, e a me piace ricordarlo e parlarne così: “padron”. La trama, rapidamente, è questa: la giovane nobilissima e ricchissima protagonista dopo un grave dissesto finanziario rimane povera in canna e viene lasciata dal fidanzato cugino non troppo ricco, ma nobilissimo anche lui. Per di più lui, che sarà stato d’alto lignaggio (i documenti d’archivio lo testimoniavano) ma povero di nobiltà d’animo, rapidamente rimpiazza la protagonista di cui sopra, con altra fanciulla ricchissima, e decide rapide nozze. A questo punto la nostra protagonista cerca lì per lì un marito in alternativa e lo trova nel padron delle ferriere, borghese ma stramaledettamente ricco, il quale, innamorato cotto di lei, acconsente alle nozze, che dovranno essere celebrate, secondo il volere di quella pazza della nostra nobilissima protagonista, prima che il cugino fedifrago si sposi, senza alcuna pompa e per di più a mezzanotte!… così avviene… ma, dopo la cerimonia, al momento cruciale di ritirarsi nel talamo nuziale, lei dichiara al suo novello sposo che lei gli ha concesso di sposarla, ma mai e poi mai gli concederà se stessa, e lo butta fuori della camera da letto. La storia continua con vari episodi nei quali il “padron” dimostra essere un gran gentiluomo, di sentimenti e di modi, e lei senza accorgersene se ne innamora. Il padron ha un terribile diverbio col cugino ex fidanzato, i due si sfidano a duello ma al momento dello sparo arriva lei correndo e, per salvare il marito, mette la mano davanti alla pistola del cugino, che intanto spara e le riduce la mano come una polpetta. A questo punto c’è un po’ di frou frou, e i due sposi, riconosciutisi infine innamorati l’una dell’altro, si allontanano dalla scena in carrozza baciandosi appassionatamente.

Nonna lesse il romanzo con molta attenzione, poi lo dette a leggere alle sue due sorelle, Amelia e Laura, per un parere.

Sul giudizio che avrebbe dato Zia Laura forse si poteva contare poco: Zia Lallotta, come affettuosamente veniva chiamata in famiglia, era pittrice, sempre appresso ai suoi colori, sempre un po’ svagata: cosa poteva sapere, lei, di giovanette e di letture adatte a loro…

Certo il romanzo era bello… pieno di scene d’effetto… pieno di sentimenti forti e contrastanti ma alla fine i buoni vincevano e i cattivi perdevano, perché così doveva succedere nella vita!

…MA…

…Ma c’erano alcune parole… c’era una frase… un’espressione… ecco…sì… No, questo non era accettabile… va bene la storia, molto forte che si riscattava con il lieto fine… ed era anche abbastanza educativa ma, insomma, la frase che lei pronunciava prima di buttare il novello sposo fuori della camera da letto… ecco quella non andava.

Le tre sorelle si radunarono per un consulto, cercando una soluzione al problema, e le strade individuate furono tre:

1)   cercare un altro romanzo, con le stesse ottime caratteristiche del “padron delle ferriere”, ma senza la frase incriminata. La ricerca, però, era stata così accurata che le tre sorelle erano ben sicure che… no… non ce n’era un altro così.

2)   appiccicare tra loro le due pagine, in una delle quali si presentava la famosa frase. Questo, però, avrebbe forse eccitato la curiosità della fanciulla… E questo non era bene.

3)   far cadere, sulla frase incriminata, una provvidenziale goccia d’inchiostro… caduta… così… per caso… innocentemente….

E questa sembrò la soluzione migliore: le tre sorelle procedettero.

E fu così che io, che lessi “il padron delle ferriere” alla età di quattordici anni (e nonna non era poi così d’accordo: troppo presto, diceva) sullo stesso libro di zia Maria, dovetti andarmi a documentare sul libro di una compagna di scuola.

È inutile! Si sa: fatta la legge, trovato l’inganno… oppure: la necessità aguzza l’ingegno.

E mi chiedo ancora oggi: cosa avrà fatto Zia Maria?…

Qui gli altri post di Marigrazia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...