Mrs Griffiths e la beffa delle convenzioni natalizie

di Maria Elena Sini

Obadiah Oak, Mrs Griffiths and the carol singers” è una lettura natalizia alternativa alle storie zuccherose tipiche del periodo. Louis de Bernières che, a dispetto del nome è uno scrittore britannico, ribalta alcuni luoghi comuni e con il suo amaro umorismo descrive e mette a fuoco alcuni stereotipi della vita apparentemente serena nelle piccole comunità.

La storia fa parte di una raccolta di racconti ambientati nel fittizio villaggio di Notwithstanding presentato come una tipica comunità della campagna inglese, ma a poco a poco, i personaggi che popolano le diverse vicende compongono un quadro che svela la complessità della natura umana e la profondità delle relazioni tra le persone.

Questo racconto si apre con la pittoresca descrizione di Obadiah Oak, cittadino inviso a tutta la comunità per la trascuratezza della sua igiene personale “…he and his house smell of two hundred years of peasant life; he exudes the aromas of wet leather and horse manure, costive dogs, turnips, rainwater and cabbage water, sausages, wollen socks, Leicester cheese…”. A lui viene contrapposta la severa formalità di Mrs Griffiths, una vedova che arriccia il naso alla presenza di Obadiah Oak e si allontana da lui con un certo disgusto mentre è intenta a comprare un’intera scatola di cartoline per gli auguri di Natale affinché tutti pensino che ha molti amici e importanti relazioni.

Mrs Griffiths è intrisa di perbenismo, ogni suo gesto è attentamente studiato per produrre un’impressione favorevole e ottenere il rispetto e la considerazione della comunità “…she will send a card to the vicar e to the doctor, and she will drop one through the letter boxes of the more respectable people in the village, so they will send one back… and then it will be clear that she is well connected and respected”.

In realtà Mrs Griffiths non sente alcun interesse per le persone che la circondano tanto che da sempre odia la sera di Natale nella quale, in cambio di un dolce o di un bicchiere di punch, iragazzipassano di casa in casa per cantare le tipiche canzoni come “Silent Night” o “O Come All Ye Faithful”. Prova invidia per la loro giovinezza e cova dentro di sé un oscuro risentimento per la luce che brilla nei loro occhi, per le risate e per la fiducia che ripongono in un radioso futuro. Tuttavia, protetta dal suo conformismo, non avrebbe mai ammesso che in passato ha tenuto la porta chiusa e le luci spente, come se  non ci fosse nessuno in casa, perché la sua avarizia non contemplava un’offerta di denaro e una certa meschina grettezza non prevedeva che cucinasse un piatto caldo per i cantori di Natale.

Ma ora Mrs Griffiths è diventata vedova e, anche se non ha mai amato suo marito e alla sua morte ha sentito quasi un senso di sollievo misto all’amarezza per una libertà arrivata troppo tardi, si sente sola per cui ha deciso di preparare dolci, pasticci di carne e punch per accogliere con gioia i ragazzi.

Ma quando questi arrivano, dopo un breve conciliabolo, scelgono di non fermarsi davanti alla porta di quella vecchia taccagna ricordando il trattamento che era stato loro riservato in passato.

Questo è il punto fondamentale del racconto: mentre gli altri adulti, così come Mrs Griffiths, danno più importanza alle apparenze che alla sostanza, rispettano le regole delle buone maniere e recitano con la vedova una sorta di commedia riconoscendole una posizione di piena rispettabilità all’interno della piccola comunità nonostante il suo comportamento altezzoso, i giovani invece hanno uno sguardo impietoso che senza infingimenti vede una donna sola e anziana come un essere malefico e patetico, l’incarnazione di un certo immaginario collettivo che associa alla vecchiaia l’immagine della strega e della cattiveria.

Ma la scelta dei cantori di non fermarsi alla porta di Mrs Griffiths paradossalmente innesca la svolta decisiva per la sua vita: la reazione della vedova è vera, non finge di non essere toccata da questo rifiuto, non nasconde le sue emozioni, lentamente si abbandona, si concede finalmente di essere se stessa sino in fondo senza indossare la maschera della signora dignitosa e sprezzante che ha costruito per la comunità, e ormai senza difese piange “…she begins to cry for the first time since she was a child. She is surprised by large tears that well up in her eyes and slide down the sides of her nose, rolling down her hands and wrists, and into her sleeves. She had not rimembered that tears could be so warm. She tastes one, in order to be reminded of her saltiness, and finds it comforting”.

Poi, quando si riprende, Mrs Griffiths non agisce in modo prevedibile, non è la vecchietta abbandonata che sa solo piangersi addosso, né la cattiva megera che paga con l’isolamento la sua precedente vita fatta solo di facciata e, complice qualche bicchiere di punch che le accende un fuoco che forse non aveva mai provato, dapprima comincia a inveire nei confronti dei ragazzi, infine la sua rabbia sfocia in ribellione che si materializza in un atto di trasgressione alle regole di convivenza del paese.

Se il paese le volta le spalle ritenendola una specie di reietta da scartare allora sarà lei a scegliere quelli che sono reputati i negletti della comunità e, mentre si rimpinza con i dolci e il pasticcio di carne, scrive le sue cartoline di auguri agli zingari che abitano in un vecchio deposito, all’impiegato del comune che ha avuto un figlio illegittimo da una cameriera svedese, ai proprietari del pub che votano laburista e infine consegna un pacco con le provviste rimaste proprio a quell’Obadiah Oak,considerato il tipico cittadino ai margini della società dal quale anche lei sino al giorno prima si teneva a distanza e che ora invece vede stranamente più vicino.

L’aspetto originale del racconto è proprio nella conclusione che mostra una redenzione, nel più puro spirito del Natale, anche se il cambiamento di Mrs Griffiths non si realizza attraverso un atto di assoluta bontà e altruismo quanto piuttosto attraverso la rabbia e la volontà di prendersi gioco delle convenzioni e delle formalità. 

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