“Las mariposas”, ogni giorno dell’anno

di Maria Elena Sini

Le sorelle mirabal

Ho letto Il tempo delle farfalle di Julia Alvarez molti anni fa e non so quanto questo libro sia conosciuto in Italia, non mi è capitato spesso di sentirlo citato quando si parla di donne leggendarie.

Io ho amato profondamente la storia che racconta la vita della famiglia Mirabal, colta e benestante, vissuta nel periodo della feroce dittatura del Generale Trujillo nella Repubblica Dominicana. Mi sono appassionata alle vicende di Minerva, Patria e Maria Teresa, giovani donne cresciute sotto un regime che le obbligava a mantenere una certa apparenza di fedeltà verso un sistema fatto di soprusi che, sebbene fosse chiaro a tutti quanto fosse sbagliato, veniva accettato dalla società che non osava ribellarsi. Le sorelle Mirabal invece andando all’università, conoscendo altri rivoluzionari, innamorandosene e mettendo al mondo figli per i quali sognavano semplicemente un futuro migliore, hanno lottato soffrendo torture fisiche e psicologiche sino a sacrificare la propria vita per un ideale e per dare al loro la paese la libertà.

L’anno scorso ho scoperto che la scelta del 25 novembre come Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne è legata alla storia raccontata in questo libro. Infatti il 25 novembre del 1960 le tre sorelle Mirabal furono assassinate mentre tornavano dal carcere, dove avevano fatto visita ai loro mariti prigionieri, e i loro corpi furono fatti trovare abbandonati in un fosso per simulare un incidente.

Come tutti gli anni, quando si avvicina questa data, come donna mi sento chiamata a dare un mio contributo a questa giornata partecipando a eventi, manifestazioni, conferenze, ma questa volta ho deciso che forse potevo fare qualcosa di utile segnalando, a quanti ancora non la conoscono, questa storia di donne coraggiose che hanno fatto ciò che pochi uomini hanno osato fare rimanendo per sempre un esempio di lotta contro l’ingiustizia.

Julia Alvarez

La scrittrice Julia Alvarez, nata nel 1950 a New York è anche lei originaria della Repubblica Dominicana dove ha vissuto la sua infanzia sino a quando ha dovuto lasciare il paese perché suo padre era coinvolto nella lotta politica contro il regime.

Nel poscritto al libro racconta che le sue parole non devono essere intese come una fedele ricostruzione storica, nonostante l’utilizzo di un’ampia documentazione si tratta comunque di un romanzo, e spiega di aver scelto questa strada per sfuggire al mito che rendeva le sorelle inaccessibili e imbalsamandole nella leggenda le allontanava dall’esperienza di una vita quotidiana vissuta con i mariti, i figli, la famiglia. Ha tentato invece, attraverso una sua invenzione, comunque fedele allo spirito delle Mirabal, di restituire loro umanità e il senso di una sfida quotidiana. Ha così tratteggiato tre donne profondamente diverse tra loro: Minerva che da giovanissima sceglie di essere l’avvocato degli oppressi laureandosi in giurisprudenza, anche se il dittatore le impedirà di esercitare la professione, Patria che arriva alla guerriglia attraverso la fede religiosa e Maria Teresa frivola e romantica che si impegna nella causa per amore.

Il libro prende le mosse da una supposta intervista a Dedè, l’unica sorella rimasta in vita e per questo costretta a portarsi dietro la colpa di essere l’unica sopravvissuta, una colpa espiabile solo raccontando, facendo in modo che nessuno dimentichi quello che è stato.

In questi giorni in cui ricordiamo tante storie di violenze e sopraffazione mi è sembrato importante evocare la bellezza, la fragilità e la forza di queste donne che passarono alla storia con il nome di battaglia di “las mariposas”, le farfalle.

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