Scrivendo sulle ali della libertà

di Alba L’Astorina

laura sola

Laura Mancuso

Ho avuto la fortuna di ricevere il libro di Laura Mancuso “In volo senza confini” dalle mani della stessa autrice, in occasione di una sua presentazione al Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci di Milano, alcuni anni fa.

Non era la prima volta che Laura veniva al Museo; in tanti altri momenti aveva accompagnato il marito, Angelo d’Arrigo, studioso del volo degli uccelli, che in quel luogo aveva trovato ispirazione per realizzare, sul modello della “Piuma” di Leonardo, l’ala che lo avrebbe fatto sorvolare in volo libero il Sahara, l’Aconcagua e l’Everest, la montagna più alta della terra.

Dopo anni di studio dei grandi rapaci, Angelo aveva affiancato diversi esemplari in alcune delle più incredibili migrazioni nei cieli del pianeta, come quando aveva guidato per 5.300 chilometri uno stormo di gru siberiane per facilitare la reintroduzione in natura di questi uccelli in via di estinzione, o aveva seguito le rotte dei falchi pecchiaioli in compagnia della sua inseparabile aquila Nike.

Laura aveva condiviso tutti gli entusiasmi e le fatiche del marito durante le tappe della sua “metamorfosi virtuale da uomo a uccello”, ma dopo la tragica morte di Angelo, avvenuta a seguito di un incidente su un piccolo aereo su cui viaggiava da passeggero, era toccato a lei raccontare le sue avventure di vita e di volo.

 Angelo con un condor

Angelo con un condor

In realtà con la storia di Laura ero venuta a contatto alcuni mesi prima di avere tra le mani il libro, quando avevo ascoltato alcuni brevi frammenti raccontati dalla sua stessa voce. Ricordo come fosse ieri il nostro incontro – io appena arrivata a Roma da Milano per un convegno, lei venuta da Catania per discutere con l’editore le bozze del suo libro. Eravamo nella casa di Barbara che, in giro per qualche festival di cinema, aveva lasciato ad entrambe le chiavi, forte della sua reiterata generosità e della certezza che le sue due ospiti e amiche, mai incontratesi prima, si sarebbero subito piaciute.

E così era stato; davanti ad una tazza di tè, in un freddo pomeriggio invernale come solo le città del sud sanno essere, io avevo cominciato a raccontare a Laura del mio recente grande dolore, la morte di mia madre, lei di quello suo. E lo aveva fatto leggendomi con voce commossa ma decisa la bozza del primo capitolo, quello in cui ripercorre i momenti del giorno più terribile della sua vita, a cominciare da quello in cui, ignara di quanto stava capitando ad Angelo, era in giro con la sua famiglia, intenta a compiere quei gesti quotidiani che ci sembrano la cosa più lontana dall’idea di una tragedia.

Non credo tuttavia che sia stata la morte ad averci unito subito, quanto scoprire che era il momento, per entrambe, di ricorrere alle nostre “risorse interiori”. Cercavamo di  non farci abbattere dalla nostalgia, di non lasciare che “il dolore occupasse tutto lo spazio emotivo” della nostra vita; volevamo far emergere la ricchezza che le persone ci avevano lasciato, e non solo il senso di vuoto, che pure sentivamo.

Nonostante il clima di intimità che si era creato, sentivo un forte pudore ad avvicinarmi alla vita di Laura. Sarà stato per via di quel frammento di emozioni così private che aveva voluto condividere con me, o forse proprio per la dimensione pubblica di Angelo, di cui avevo sentito spesso parlare dai media, come molti, per le sue singolari imprese. Mi sentivo come chi va a trovare i familiari di una persona cara senza averli mai frequentati prima; bloccato sulla porta di casa, indeciso se varcare la soglia e manifestare la sua presenza, il suo particolare legame, o unirsi a parenti e amici nell’anonimato, portando silente in sé il proprio ricordo. Così sono partita da Roma con il mio piccolo inaspettato scrigno, e anche quando ho avuto il libro di Laura, l’ho tenuto accanto a me sul comodino per molto tempo, prima di riuscire a leggerlo.

Poi, negli ultimi mesi, altri strani incastri delle nostre esistenze, altre difficili prove della nostra vita, ci hanno fatto incontrare in maniera meno fugace. Prima a Milano, poi nella sua casa alle pendici dell’Etna, le persone a noi più care e i nostri affetti si sono mescolati; e solo allora è scattato, come una necessità interiore, il bisogno di riprendere il contatto con quella lettura.

Come uno scoglio pieno di ricci e di lati irti, ho superato il primo capitolo sulla “Morte” e sono andata oltre. E’ come aver spiccato il volo sulle parole con cui Laura racconta dei progetti suoi e di Angelo, “un po’ stravagante e un po’ sognatore”, del loro incontro, del viaggio nel Sahara, fino alla spedizione in Perù, questa volta da sola, per realizzare il sogno coltivato insieme di reintrodurre in natura i due condor che avevano adottato, Inca e Maya.

Laura e Angelo

Laura e Angelo con Inca e Maya

Nonostante l’evidente straordinarietà delle persone e delle imprese narrate nel libro, su tutto aleggia una grande semplicità che rende umani i sogni più eccezionali, come quello di volare, e credibile anche ciò che viene definito “meteorologicamente impossibile”, come un’immensa nuvola con la forma di un’aquila che molti giurano di aver visto, nel cielo, il giorno della cremazione di Angelo.

E prende corpo un’idea di libertà conquistata facendosi largo tra difficoltà, pregiudizi, paure, veti imposti da altri e quelli interiori; una libertà che è quasi un esercizio di disciplina, che sa rinunciare alla tentazione – anche questa umana – di cambiare la natura di chi amiamo per timore di perderlo. Perché forse, per Laura, essere legata ad un uomo che aveva scritto il suo bizzarro destino nello stesso nome, deve aver significato anche questo.

Oggi questa straordinaria, semplice donna che vive alle pendici dell’Etna continua a fare i conti con un’assenza “non eterea e impercettibile, ma pesante come un macigno”, ma l’affronta facendo ricorso alle numerose risorse di cui ha scoperto di essere dotata, forse proprio grazie alla scrittura: curando i progetti della Fondazione Angelo d’Arrigo, che lei stessa ha creato, dedicandosi a realizzare programmi di solidarietà in molti paesi, insegnando altre donne in difficoltà a trovare, nel volo, le energie per affrontare la propria vita, perché, come le diceva sempre Angelo, “dall’alto il mondo è diverso”.

librolauraPotrete incontrare Laura il prossimo venerdì 15 novembre a una serata speciale in cui si ricorderà la figura di Angelo d’Arrigo e si presenterà il suo libro. L’incontro è organizzato dalla Commissione cultura della Società Escursionisti Milanesi del Club Alpino, in via Volta 22 angolo piazzale Baiamonti, sede del SEM, alle 21.00, www.caisem.org/sem-csc.htm 

Della stessa autrice sul nostro blog: 

«Ricomincio da me stessa»

Mia madre, Napoli e quel puzzle tutto per sé

2 Risposte

  1. Il volo è il sogno di ogni essere umano e Angelo lo aveva fatto suo attraverso le splendide creature del cielo. Credo che Laura continui a volare con lui ogni volta che guarda l’orizzonte.
    Brava Alba bella storia, attraverso il tuo racconto sei riuscita a condividere con noi la tenerezza e la forza di questa coppia. In bocca al lupo a Laura il suo libro sarà un successo e la presentazione una festa per Angelo che insieme alla sue meravigliose bestie guarderà tutto dall’alto.

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  2. Grazie Alba, bellissima presentazione, grazie a te ho potuto conoscere e leggere questo libro unico per la semplicità in cui viene narrata la forza, la passione, la condivisione, l’amore, la vita. Venerdì ci sarò senz’altro.

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