Quelle come me, con carrellino della spesa e dignità

di Mariagrazia Sinibaldi

1358880708498anziana_con_carrello_della_spesaSotto casa mia, a Cologno, c’è la fermata di un autobus che passa ogni mezz’ora e che, dopo aver, gironzolato qua e là, seguendo un percorso un po’ contorto, trova il suo capolinea proprio davanti a un supermercato megagalattico. Quando vado a fare la spesa, una volta la settimana, sempre il venerdì, sempre alla stessa ora, incontro, ovviamente sempre le stesse persone. Quelle che più mi intrigano sono le donnine, di avanzata età, con il loro carrellino della spesa (come me, del resto) sparpagliate negli ultimi posti e che si raccontano le loro cose. Io intuisco, intuisco soltanto, perché parlano un idioma che a me sembra sconosciuto.

Parlano, credo, di mariti esigenti… di figli che si sposano e vanno a vivere lontano (magari al paese vicino)… di nipoti… belli, bravi, naturalmente, che studiano… e il maschietto è cosi… la femminuccia è cosà… e poi parlano di cucina, di ricette antiche e non dimenticate.

Io le ascolto e cerco di rubare qualche segreto culinario, ma come ho detto parlano ancora il loro dialetto, anche se, ogni tanto ci infilano dentro qualche parola italiana che mi aiuta a capire l’oggetto del loro conversare; e la dicono, questa parola italiana, così trasformata da sembrare un’altra cosa. Ma io ne sono affascinata, e visto che sono sempre piena di curiosità, dentro di me traduco… e intuisco.

Sono quattro queste donnine: e dico “donnine” perché sono piccole di statura, sono modeste in apparenza, non ingombrano, non vogliono apparire se non che quelle che sono: donnine del sud, che silenziosamente hanno seguito i mariti in un pericoloso perché sconosciuto nord e di questo nord hanno saputo apprezzare i vantaggi e le conquiste… e le hanno fatte proprie… senza tradire se stesse, senza perdere la loro dignità.

Una, in particolare, mi interessa: è piccola, come le altre, è linda, come le altre e come le altre racconta i fatti suoi, forse però, con maggiore intensità e con voce più ferma.

Il suo aspetto è alquanto singolare: tra le quattro amiche è quella che più è rimasta come era al suo paese. Niente parrucchiere: i suoi capelli grigi sono tagliati dritti dritti con un non troppo magistrale colpo di forbici e sono trattenuti su un lato da una semplice molletta; la sua bocca contiene due mezze file di denti… così… a incastro; e l’espressione del suo viso, malgrado chiacchieri tanto e con tanta “competenza”, è ferma, immobile, come di chi per tutta la vita ha lavorato e faticato tanto. No, non ha avuto tempo, la mia donnina, per modulare la voce, per ammiccare, per sorridere maliziosamente. Le sue amiche invece sì, ma è proprio per questo che sembra avere ascendente su di loro.

Ieri, come il solito, dice e racconta: la mano sformata dal lavoro, è appoggiata al carrellino, sua indicibile conquista (niente più pesi da portare a mano o sulla testa!): «Vanno bene a scuola, dice, il maschietto fa le medie… chissà cosa farà da grande… e invece la femminuccia, signora mia vedesse! È tanto carina! (orgoglio di nonna?) Signora sapesse, ha tante amiche! E esce con loro (anche questa è una conquista?) e poi, pensi signora, va a cavallo!!! E è brava… e fa le gare… e ieri ne ha fatta una… Io non l’ho vista perché… e se cadeva? Ma signora mia, l’avesse vista tutta vestita… così da… AMAZZONIA (!!!!)».

L’autobus intanto è arrivato a destinazione, scendo e, silenziosamente, mi avvio verso la confusione del supermercato.

Mariagrazia con il ginocchio "revisionato": auguri!

Mariagrazia con il ginocchio “revisionato”: auguri! (foto di Francesco Cianciotta)

Gli altri interventi di Marigrazia sul nostro Blog sono qui

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