Suicida a 13 anni dopo gli stupri: un graphic novel per Carmela Cirella

A sei anni dalla morte ancora nessun colpevole

io-so-carmeladi Daniela Natale

Oggi poteva essere un grande giorno per la giustizia italiana, per la famiglia di Carmela e per tutte le donne. Invece è stato un venerdì di caldo asfissiante, di avvocati in sciopero e udienze rinviate. Una udienza in particolare la aspettavamo con ansia, invece dovremo attendere l’11 ottobre per assistere alla sentenza definitiva, per dare un senso al volo di Carmela che si è suicidata, a Taranto, vittima dei suoi stupratori, che l’hanno violata, e delle istituzioni, che non l’hanno saputa ascoltare.

È il 2005, Carmela è una adolescente vivace, in crisi e bisognosa d’amore, come gran parte degli adolescenti. Un personaggio ambiguo, Alfredo detto il Pedofilo, la molesta all’uscita da scuola. Carmela racconta in famiglia il disagio causatole dall’uomo, e denuncia l’accaduto. La polizia indaga in maniera blanda e superficiale, archiviando poco dopo la denuncia. Poiché Carmela ha 12 anni parte una segnalazione d’ufficio al Tribunale dei Minori: la ragazza comincia una serie di incontri con gli psicologi della Asl. Gli insegnanti, a scuola, non comprendono il disagio della ragazza, e contribuiscono al suo isolamento. Carmela, non sentendosi capita nemmeno in famiglia, scappa. E si fida della gente sbagliata. Viene adescata, drogata e violentata da cinque uomini diversi nell’arco di due giorni. Riesce a fuggire da quell’inferno e tornare a casa. I genitori la portano al pronto soccorso dove i medici accertano le ripetute violenze. Carmela indica con precisione nome e cognome dei suoi io-so-carmela (1)carnefici, descrivendo anche i luoghi degli abusi. Le forze dell’ordine non le credono fino in fondo, mettono agli atti l’interrogatorio come “verbale di sommarie informazioni” e non come denuncia, come invece richiesto dalla famiglia di Carmela. Viene affidata a una prima struttura d’accoglienza per minori, poi spostata in un’altra comunità. Dopo mesi di solitudine, viene fatta riavvicinare alla famiglia. E proprio in un momento di apparente tranquillità, nel corso di una cena a casa di amici, Carmela va in bagno, apre una finestra e vola giù dal settimo piano.

Sono passati sei anni e tutte le persone connesse alla sua morte non sono state né destituite né punite, compresi i suoi stupratori. La storia di Carmela non può e non deve essere dimenticata: questo è uno degli obbiettivi del graphic novel “Io so Carmela”, edito da BeccoGiallo. Il fumetto racconta la storia di Carmela, partendo dai pensieri che la ragazza ha affidato al suo diario, trovato dopo la sua morte. Ho fatto alcune domande a Alessia Di Giovanni che ha curato la sceneggiatura del graphic novel.

Come ti sei avvicinata alla storia di Carmela?

« Mi sono sempre interessata ai temi e alle problematiche legate alla violenza femminile. La storia di Carmela mi ha subito colpito e addolorato».

Sei una giornalista, traduttrice, regista e scrittrice: ci spieghi la scelta del graphic novel come strumento per raccontare la storia di Carmela?

«È stata una scelta inconscia. L’ho subito visualizzata a fumetti, sentivo delle frasi, ma queste erano legate a delle immagini disegnate, al racconto sequenziale. In effetti credo sia stata una “scelta” giusta, per quanto inconscia, perché il fumetto restituisce immediatezza sia intimità… ciò che la storia richiede».
Recentemente è stata pubblicata, sempre sotto forma di graphic novel, la storia di Renata Fonte, una politica salentina uccisa dalla mafia negli anni ottanta. Credi che si possa parlare del fumetto come di un canale privilegiato per raccontare le donne?

«Le donne e non solo. Come ogni mezzo di espressione, il fumetto consente di raccontare qualunque storia e stato d’animo. Forse quello che volevi dire è che finalmente si è cominciato a capire che il fumetto può raccontare la realtà e le sue complessità. È sempre stato così, ma ora accade sempre più spesso, fortunatamente…».

io-so-carmela (2)Nel libro “Io sò Carmela” sono frequenti scene che si focalizzano su dettagli fisici della ragazza e anche alcuni suoi pensieri suonano come degli slogan, come frasi da imprimere nella memoria di chi legge. C’è una scena o una sua affermazione a cui sei particolarmente legata?

«Sono legata a tutta la storia, a tutte le immagini create da me e Monica Barengo, la disegnatrice dell’albo. Ogni frase e immagine l’abbiamo sentita in profondità, altrimenti non sarebbe sul libro. Se devo citare una frase, sicuramente quella della scatola… “Vorrei che il mio corpo fosse una scatola rossa… chiudere il coperchio e non veder più”»

Un’ultima curiosità: cosa ci dici della felpa rossa di Carmela? Si tratta di una scelta stilistica o le è appartenuta veramente?

«È una scelta stilistica, legata anche al colore particolare del libro, tutto sul seppia, ma con dettagli rossi. Io e Monica volevamo che lei fosse immediatamente riconoscibile, balzasse fuori della realtà che lei non riconosceva, una realtà nera, tragica, inesorabilmente ingiusta che la stava inghiottendo».

Il graphic novel è davvero ben fatto, si legge in meno di un’ora e il prezzo è accessibile. È quanto mai importante seguire gli sviluppi di questa storia, triste e raccapricciante allo stesso tempo: per Carmela che è morta a 13 anni e non diventerà mai donna; per la violenza che si è consumata tra l’indifferenza e il silenzio della società; per la disattenzione delle istituzioni che, di fatto, ha condannato a morte Carmela.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

#SFF2016

4/5/6 novembre 2016 - Chiostro "Nina Vinchi" - Piccolo Teatro Grassi - Milano

Donne della realta's Blog

Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

agoradellavoro

Per incontrarsi, ribellarsi, progettare. Accade a Milano

blogcartebollate

il blog di CarteBollate

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

Impariamo la Costituzione

un articolo a settimana

Rage against the world

Noi vogliamo uguaglianza con ogni mezzo necessario

slanthings

we live in an age when unnecessary things are our only necessities

the POP CORNERS

Pop corn d'angolo

Se Non Ora Quando Milano

Se non le donne chi?

RIHLA SAIDA

photoblog of a restless wanderer

Libreria delle Donne Bologna

"C'è tutto ciò che c'è quando ha tutto ciò che ha dove c'è quello che c'è" (G. Stein)

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

giustizia mediazione civile

giustizia e mediazione civile

cronichlesofmari

the open diary of mari key

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: