Violenza contro le donne e Fabri Fibra: dov’è la vera censura?

Patrizia Romito

di Patrizia Romito*

Breve cronistoria. In aprile, alcuni quotidiani hanno riportato la notizia che il rapper Fabri Fibra (FF) avrebbe cantato al Concertone del Primo maggio, promosso a Roma dai sindacati. I testi di alcune sue canzoni contengono espressioni di grandissima violenza contro le donne (per esempio: “ragazze contattatemi scopatemi…
 non conservatevi, datela a tutti anche ai cani, 
se non me la dai io te la strappo come Pacciani”, oppure “giro in casa con in mano questo uncino, ti ci strappo le ovaie e che c…. me le cucino”!) e contro gli omosessuali. Moltissime donne e non pochi uomini hanno ritenuto che questi testi banalizzino paurosamente la violenza contro le donne e siano fonte di ulteriore sofferenza per le donne che hanno subito direttamente queste violenze e per i loro familiari. Basti pensare ai genitori delle ragazze e ragazzi uccise e sfigurate da Pacciani e dai suoi complici. Per questo motivo, esse/i hanno ritenuto che la presenza di questo cantante fosse quantomeno inopportuna a una manifestazione come il Concertone: un’occasione di festa ma anche, sperabilmente, di riflessione, davanti a un pubblico immenso. Si sono attivate, hanno contattato i sindacati, mettendo i responsabili al corrente dei testi delle canzoni e chiedendo di non far cantare il rapper al Concertone. L’associazione DiRe (Donne in Rete contro la Violenza), che raggruppa i 63 centri anti-violenza in Italia, ha avuto in questo un ruolo importante e meritorio. Come risultato, i sindacati hanno deciso che FF non avrebbe cantato il Primo Maggio a Roma.

Le reazioni: censura censura! Questa decisione ha suscitato forti e spesso violente reazioni : la rete si è riempita di attacchi non tanto ai sindacati quanto, soprattutto, alle femministe (con epiteti che tralascio). Numerosi artisti, personaggi televisivi o giornalisti (tra gli altri, Jovanotti, Mannoia, Elio, Saviano, Cucciari, Scanzi) si sono pronunciati contro la censura a cui FF sarebbe stato sottoposto. I giornali hanno dato ampio spazio alle loro dichiarazioni, ribadendo, spesso anche nei titoli, la questione della censura. Nessuno ha menzionato i testi delle canzoni in questione, e c’è da domandarsi se qualcuno di loro li abbia davvero letti. Ma il punto è un altro, e cioè: chi è stato davvero censurato in questa storia? FF non canterà al Concertone, ma ha in programma un intenso tour di concerti estivi e il suo ultimo disco ha già ottenuto un Disco d’oro. Le donne che hanno protestato, scritto lettere o comunicati, esprimendo il loro punto di vista sono invece completamente sparite: nessun giornale ha dato loro spazio, nessun giornalista ha intervistato la presidente di DiRe, o altre attiviste o studiose. Possiamo dire che sono state silenziate? L’Associazione DiRe, per difendersi dai violenti attacchi in rete conseguenti alla decisione sindacale di non far cantare FF, ha scritto a fine aprile un comunicato stampa mandandolo a numerosi giornali: NESSUNO l’ha pubblicato. Quindi di nuovo, la domanda è: chi è stato censurato? Ci sono censure così profonde e così definitive, che diventano invisibili: e questo in Italia è spesso il caso, purtroppo, delle voci delle donne, soprattutto quando esprimono idee femministe.

Sono solo parole? Si è detto che, in fondo, le canzoni di FF sono solo parole, ed è la stessa cosa che si dice a proposito della pornografia (sono solo immagini), anche di quella più spaventosamente violenta. Ebbene, non è esattamente così: anche le parole, o le immagini, colpiscono, influenzano, fanno “cultura”, creano delle aspettative o degli standard. E’ su questo d’altronde che si basa la pubblicità: le aziende non spenderebbero milioni se non sapessero che uno spot, una canzoncina, un’immagine influenzano il pubblico. E allora perché rifiutarsi di riconoscere che questo avviene anche con le canzoni violente o con i video giochi violenti o con la pornografia quando è, e lo è sempre più, soprattutto degradazione e violenza anche estrema sulle donne? Ricerche recenti confermano che bambini/e e adolescenti esposti a canzoni che contengono violenza o a pornografia degradante o violenta tendono ad essere più aggressivi, a pensare più spesso che la violenza è legittima, ad avere minor senso morale e ad assumere comportamenti sessuali a rischio (vedi anche il rapporto dell’American Psychological Association). Sia chiaro: il problema non sono i contenuti sessuali, ma quelli in cui la sessualità è presentata in un contesto di degradazione e violenza. Essere esposti a questi materiali non causa la violenza sulle donne, ma crea un contesto culturale in cui questa violenza è banalizzata, fino a non essere più considerata come tale.

L’incitazione alla violenza contro le donne è lecita? Un’attivista di un centro anti-violenza ha scritto che “è inquietante osservare come i valori democratici contro la censura si facciano sentire soprattutto quando le donne dicono NO a parole, scritti, immagini profondamente offensivi della dignità e della libertà di tutte le donne”. Negli ultimi giorni, ancora altre donne sono state uccise da uomini; negli ultimi giorni, sono avvenuti e sono stati resi noti gli attacchi in rete a donne politiche, Laura Boldini e Cécile Kyenge in particolare, attacchi di una violenza sessista (e razzista per la dott. Kyenge) paurosa. Eppure, nonostante ciò, l’incitazione alla violenza contro le donne in Italia è ancora lecita: altrimenti perché l’esclusione di FF dal Concertone sarebbe vista come censura e non come un atto dovuto, di rispetto e di buon senso? La legge Mancino (1993) condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali (immaginate i testi di FF in cui, al posto della parola “donne” ci fosse, per esempio, la parola “ebrei”). Notiamo che dal testo di legge mancano i motivi legati al genere nonché all’orientamento sessuale. Da molto in Italia si discute sulla necessità di una legge che colpisca la violenza omofoba, ma immaginare di colpire l’incitazione alla violenza sessista sembra troppo audace: quante battute, canzoni, pubblicità, materiali pornografici sarebbero fuori legge? Che danno per l’economia! Soprattutto per quell’”economia politica” che fa della degradazione delle donne e della banalizzazione della violenza nei loro confronti un potente collante sociale. Le leggi colpiscono, quando colpiscono, un reato già avvenuto, un danno umano e sociale già compiuto. Ancora più che una legge, vorremmo che in questo paese si alzasse quella “soglia etica” evocata dal giornalista Riccardo Iacona (citato nel bell’articolo di Michela Murgia) e che tutti e tutte trovassero intollerabile ascoltare, comprare o canticchiare canzoni come quelle che, grazie all’azione di tante donne e alla decisione dei sindacati, non hanno avuto spazio sul palco del primo maggio 2013. Certo, FF e le sue canzoni non rappresentano l’unico problema: purtroppo, le donne vengono umiliate, torturate e uccise nella realtà e non solo nelle sue canzoni.

Leggiamo dai giornali che il nuovo governo istituirà una “task force” sulla violenza contro le donne, su impulso delle donne presenti nel governo: bene, benissimo, anche se non si capisce perché per avviare un serio lavoro in proposito sia stata necessaria la presenza, tutte insieme, di Boldrini, Bonino, Cancellieri, Carrozza, Idem, Kyenge e altre ancora : la violenza maschile non è forse un problema degli uomini? Bene comunque: ci permettiamo di suggerire alla task force di intervenire soprattutto sulla prevenzione della violenza e promuovere, tra le altre cose, interventi educativi sistematici nelle scuole, basati su rispetto, analisi e rifiuto delle discriminazioni e non violenza, in collaborazione con i centri anti-violenza; un serio dibattito pubblico sulla violenza alle donne (e omofoba, e razzista) nei media, per arrivare a un’auto-regolamentazione frutto di buon senso e civiltà; un grande impegni su giornali e programmi televisivi, non solo per rendere più adeguata la rappresentazione delle donne e della violenza contro di loro ma anche perché il pensiero delle donne e le loro voci abbiano altrettanto spazio di quelle maschili; e, per restare nel mondo dei media, l’attuazione di spettacoli popolari (cioè di qualità e diretti a tutti, non solo a un’elite: concerti, serie televisive sul modello delle “Soap Operas for Social Change”). Cambiare si può, ci sono le competenze, le intelligenze, e in molte e molti, la volontà per farlo. Ora mettiamoci al lavoro.

* Patrizia Romito è docente di Psicologia sociale all’università di Trieste. Su questo blog ha già pubblicato diversi interventi.

5 Risposte

  1. i divieti ai minori per me sono fuori discussione (anche se da amante dell’horror splatter compreso dico che se un adolescente si vede un film dell’orrore non è la fine del mondo) ritengo però che un adulto possa ascoltare fabri fibra possibilmente non al concertone senza per questo rischiare di diventare un violento o uno che banalizza la violenza.
    Più in generale dico che chi rappresenta in una più o meno riuscita forma artistica, il male e la violenza (e considero arte pure le canzoni,i fumetti, le serie-tv e quelle anglosassoni sono spesso ottime) non sta istigando ad essa..la violenza è nella società ed è legittimo narrarla.
    La violenza è responsabilità di chi la commette, non di chi la racconta artisticamente in diverse forme e linguaggi

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  2. Cara Patrizia, non tutti, per quanto mi riguarda ho citato molto chiaramente DiRe nel mio pezzo sul Manifesto, forse ti è sfuggito. Grazie, Luisa Betti
    http://blog.ilmanifesto.it/antiviolenza/2013/04/24/perche-no-a-fabi-fibra-e-la-percezione-della-violenza/

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  3. Ho scritto molti articoli a riguardo, sono donna, sposata e con due figlie, sarei molto più preoccupata se non ascoltassero Fibra che sul fatto che lo fanno, ho menzionato non solo i testi delle canzoni ma ho anche spiegato il modo in cui Fibra scrive le canzoni, che è ben chiaro ai ragazzi che lo ascoltano, non è un sessista, non è un misogino e tanto meno omofobo, hanno attaccato l’unico in Italia, che difende le donne mettendo in evidenza le violenze e il maschilismo a cui sono sottoposte, ogni giorno, hanno attaccato l’unico in Italia che difende i gay riportando il maschilismo e la discriminazione a cui vengono sottoposti ogni giorno, Ho scritto un ‘e-mail all’associazione D.i.r.e. per chiedere un confronto a riguardo e spiegargli il vero Fibra, sto ancora aspettando una risposta!!!! E questo è grave molto grave, perché se attacchi qualcuno devi dargli anche la possibilità di difendersi o di essere difeso, e invece loro hanno fatto muro e basta! Sai dove sta la censura? La censura sta nel fatto che parlano e giudicano senza informarsi, un minimo indispensabile, senza capire un cazzo del personaggio e del progetto che porta avanti, sai dov’è la censura? Che in Italia sono tutti capaci di puntare il dito ma poi non accettano che glielo si punti contro, altrimenti il D.i.r.e. mi avrebbe risposto all’e-mail, sai dov’è la censura? Sta nell’ipocrisia del finto perbenismo che regna sovrano in Italia! Anche perché le care femministe hanno preso in considerazione, come hai fatto tu anche, delle canzoni che Fibra cantava a 20 anni adesso ne ha 38 … sarà cambiato e maturato tu che dici? Quelle canzoni Fibra non le canta da 10 anni !!! Non le avrebbe cantate il I maggio, molto probabilmente avrebbe cantato i testi di Guerra e Pace e di Controcultura, che sono lontani anni luce da quei testi li, perché non ha più 20 anni, sai cosa penso ? E lo dico da donna, hanno voluto il loro momento di gloria e basta, “guardate come siamo state brave nel difendere le donne abbiamo fatto cacciare Fibra!” e basta, non sono andate oltre, hanno fatto ridere e basta, con tutti i casini che succedono alle donne ogni giorno si sono attaccate a 4 versi di 2 canzoni che hanno più di 11 anni e che FIbra non canta da una vita e mezza … ma andassero affanculo loro e chi le è state pure a sentire, che si sono resi più ridicoli del D.i.r.e.

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