Vacanze di Natale

Mariagrazia Sinibaldi

di Mariagrazia Sinibaldi 

Bisognava proprio affidarsi alle congiunzioni astrali e acchiappare a volo l’opportunità di riunire tutti assieme i componenti della mia grande tribù: tre figli, due nipoti, una nuora, un fidanzato di una nipote. Dove “piazzare” tutta questa gente?… E mia nuora disse: venite tutti “qui”… e “qui” significava Olanda!
Sin dall’inizio la COSA ha mostrato il suo duplice maligno aspetto: da un lato l’organizzazione del bagaglio, dall’altro l’organizzazione della partenza: i due problemi hanno corso su binari paralleli, ma talvolta, come impazziti, si sono incrociati intruppandosi e creando in tutti noi stati d’ansia e scoppi di impazienza.
…E così, come nei racconti fine ‘800, “i giorni passavano sereni tra pranzetti natalizi e visite di cortesia finché un bel giorno… (Macché… macché bel giorno… Orrido giorno!) arriva un sms”. Da Luca l’”olandese”… E ci rendiamo conto che siamo arrivati a lunedì… e la mia partenza è prevista per mercoledi! (Il resto della tribù partirà 2 giorni dopo).
Il tono con cui si fa vivo Luca è perentorio, quasi più di un ordine. Dice: “Non mi fate passare il Natale senza capitone. Baci Luca”. Costernazione generale: il capitone!? E dove lo troviamo a Milano, il capitone???… “Da Peck”… “sì, ma ci dobbiamo vendere i gioielli di famiglia!!!”.
Dopo un po’ altro sms: “Mostarda di Cremona. Baci Luca”… mbeh, questo si può fare: il sup è pieno di barattoli… sì ma pesano, il vetro è inutile!!!
Va be’… Ci organizzeremo!
Passa mezz’ora (sì e no) e altro sms: “Cotechino artigianale, abbondante: siamo molti… le lenticchie no: qui ci sono. Baci Luca” e dopo un po’: “Salumi, qui non sono buoni; ciauscolo marchigiano. Baci Luca”.
Insomma: ordinazioni a rate, sia pure condite di bacetti vari.
…e ancora da Evelien: “Luca ha trovato il baccalà! Ahahah!”.
Pochi minuti ancora e: “Il taleggio no, lo porta Sara. Baci Luca”.
E dunque si capisce che l’atmosfera più che mussante si fa vieppiù gastronomicamente eccitata.
E intanto che i componenti italiani della mia tribù si gettano all’acquisto degli alimentari richiesti, io ammucchio sulla valigia spalancata sistemata in un angolo di casa vestiti e anguilla (il capitone no: abbiamo decisamente rifiutato Peck) calzini e salsicce, e sento il cuore gonfiarsi per lo spavento nel vedere la valigia di cui sopra che sembra lievitare… lievitare… lievitare… “ma come si fa? Come, come si fa!??” E rapida e sicura (come sempre, del resto), prendo la mia decisione epocale: “VADO AL MERCATO!”… a fare che? Non so… Non fa niente… vado.
E torno a casa carica di roba che non mi serve: due paia di pantaloni (…ma quelli dentro l’armadio?); 4 paia di collant (che a casa riveleranno essere fouseaux) e 4 paia di calzini caldi (e meno male! Vista la mancanza di piedi nei fouseaux!), 3 salsicce piccanti calabresi e un salame lungo 50 cm. Il tutto viene gettato sulla valigia che continua a lievitare…lievitare…lievitare…
E’ a questo punto che la mia partenza mostra la sua maligna duplicità. Perché tra un sms e l’altro e tra un acquisto e l’altro siamo arrivati dolcemente e candidamente a mezzogiorno di martedi, vigilia della mia partenza!!!
…Un balzo!… una strizza al cuore!… uno schianto!
IL CHECK IN!… lo deve fare Marco col computer! Marco? Dov’è Marco?!!! In accademia! Con i suoi allievi!… e poi LA VALIGIA!!!… IL PESO!!! OH DDDDIO!
Con tono accorato mi azzardo a telefonare a Marco ma la risposta viene data con tono freddo, fermo e conciso: ”DOPO, ora non posso!”.
Mestamente ma mettendoci più testa che posso cercando di non sospirare “oh dddio” ogni 3×2 (oppure 2×3? Non ricordo ma non è importante), in attesa che LUI possa, comincio la valigia.
– 3 magliette di lana… lassù fa freddo!…
– 2 pigiami pesanti… macché 2! basta uno!…
– 3 gonne, (di cui una nera per occasioni speciali) Tre gonne? Troppe… due bastano… anzi una… anzi : niente gonne! Lassù non servono…
– Pantaloni: 2 paia comprati al mercato, nuovi, belli, più uno addosso un po’ vecchio e un po’ sdruscio, per il viaggio… Anzi mettiamolo da parte!
– Calze pesanti: una, l’unico paio che possiedo…
– Fouseux… i 4 che ho comprato al mercato, ottimi anche se sono senza piedi…
– Calzini pesanti… i 4 comprati, per divina ispirazione, al mercato… Altri calzini. Apro il secondo cassetto del comò e tiro fuori tutti i calzini, rigorosamente neri che possiedo…
– SCARPE: una destra nera per il viaggio, una destra bianca di ricambio, lo scarpone sinistro per il piedone; …e gli stivali belli foderati di pelliccia che per l’occasione ho fatto rimettere in ordine? Niente, quelli qui, mestamente a casa. Ripongo con cura pigiama, gonne, pantaloni e stivali avanzati.
E LE DERRATE ALIMENTARI?… QUELLE TUTTE!!!
– Un panettone, enorme… siamo tanti… (Vuoi fare Natale senza panettone? Certo che no).
– Tre torroni, belli, pesanti (anche per loro vale il discorso precedente);
– cappelletti 1kg e mezzo, secchi (perche sennò come li porto?);
– cotechini 3 (basteranno? Alla luce dei fatti avvenuti, no);
– salami, salsicce, ciauscolo messi lì dove c’è pazio;
– pacchetti di capitone (no, anguilla) e mostarda di Cremona (il vetro? Via!).
I MIEI PASTICCI DEL VISO? (quelli… poi!!!) IL MIO COMPUTER! In ordine sparso in mezzo alle derrate.
E LA TOVAGLIA NATALIZA PER 18, FATTA FARE APPOSTA, REGALO MIO AGLI OLANDESI? Depositata sopra tutto come fosse un cappello.
CHIUDO… NON SI CHIUDE. Zompandoci sopra a pie’ pari riesco a tirare la chiusura lampo: però ‘sta valigia, a guardarla bene, sembra che crepi! Guardo il peso… 11 kg più del dovuto.
A questo punto mi azzardo a ritelefonare, con la speranza che LUI possa… LUI può anche se nervosamente.
– Marco… Il check in… – la mia voce è piagnucolosa, vero, ma con quel po’ po’ di valigia, ne ho diritto – …e poi… la valigia pesa 11 kg più di quello che dovrebbe!!! (non sono piagnucolosa… piango proprio!).
Silenzio dall’altra parte, carico di pericolosa impazienza e poi, dice Marco: …e daje! …e pòrtati anche il trolley” “il check in… Marco! il check in!”.
“Ma sì… ma sì adesso arrivo!”.
Sono le 4 e mezzo! E ricomincio a fare bagagli con altro intendimento! Leva tutto, rimetti tutto diversamente… Questo qui, quello là…. No ho sbagliato … ricomincia… guarda bene…
Insomma alle 6 e mezzo è l’ora dell’“ecco arrivo” di Marco, frettoloso. Come sempre: “non ho potuto fare il check in perché…”.
A questo punto (oh dio!), mi manca il fiato, LO guardo senza vederlo e prevedo un futuro fosco!… NON PARTIRO’ e la mia voce si fa isterica, con toni striduli, e singhiozzi.
E SBOTTO…“ non mi frega niente del perché.. è sempre il solito sistema!… poi… poi… poi”. Ma LUI rimane gelido, come un genitore deluso e alla fine sbotta anche LUI!
“Ma dove credi di andare tu, co’ tutta ‘sta robba!?… Abbiamo deciso, Francesco e io, che ci vorrà il volo assistito!”.
LORO!… loro hanno deciso… il volo assistito… L’assistenza per me?… ma me la cavo da sola, me la cavo!!!… ma te la do’ io l’assistenza, te la do!
Ma implacabile Marco fa l’elenco:
– 1 PIEDONE con scarpone ortopedico modello Latus, comprato nuovo per l’occasione (50 euro! Mannaggia).
– 2 STAMPELLE.
– 1 VALIGIA GROSSA da mettere in stiva (e quindi portala un po’ al bancone check in!) con tutte le derrate alimentari più i pasticci del viso.
– 1 TROLLEY DA PORTARE AL SEGUITO con qualche raro vestito più il computer.
– …E TE – conclude velenosamente Marco – …che ti muovi come una tartaruga!
DIMMI! COME!… FAI!
Guardo con tristezza i numerosi bagagli elencati da Marco e, mestamente vinta, riconosco la giustezza delle sue argomentazioni… però… “nessun però… si fa così”.
Si tenta, quindi, di telefonare alla compagnia aerea per fare il check in e prenotare l’assistenza. Ma a via di litigate il tempo è passato e al telefono non risponde nessuno!
“Ci penseremo domani alle 9” e con questa affermazione, che mi sembra foriera di nuove tempeste, ci mettiamo a tavola, mangiamo una minestrina e qualche pezzo di formaggio qua e là. Quindi a letto: per quel che riguarda me a non dormire, per quel che riguarda lui a russare beatamente.
Alle 9 dell’indomani a 4 ore e mezza dall’ora di partenza (termine ultimo 4 ore!!!!) telefonicamente si consuma il rito del check in e della richiesta di assistenza. Finalmente!
Arrivati pelo pelo all’aeroporto vengo sistemata su una carrozzina e, facendo lo slalom tra i viaggiatori in fila, vengo trasportata fin sotto l’aereo e qui sollevata con una specie di gru. Passando da una porticina particolare, ultima del folto gruppo di turisti per l’Olanda, mi siedo nel posto assegnatomi e mormorando (ma dentro di me gridando) un liberatorio “grazie buon Dio!!!”.
PARTO, FINALMENTE

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