La Papessa Giovanna

di Salvatore Quasimodo*

176624-400-629-1-100-lapapessa“Ho sentito dire di una donna che fu Papa. Quando? È vero?”. Domanda Efrem Cossi di Terni. C’è infatti una leggenda che narra di una Papessa Giovanna, il cui pontificato sarebbe durato due anni e mezzo a partire dall’885. Una leggenda che la Chronica Universale Mettensis ha voluto canonizzare con documenti necessari per entrare nel dominio della storia. Nemmeno la Vita dei Papi di Platina ha potuto fare accogliere pienamente la “notizia” di un Pontefice di sesso femminile, conosciuto col nome di Giovanni VIII.

La storia umana di Giovanna è entrata nella tradizione parlata con tutto il peso di una trama spinosa, eccitante per le menti di quei secoli regolati sui pregiudizi o convinzioni di natura clericale. Su di essa furono scritti volumi. Vogliamo qui fermarci (per consigliarne la lettura al signor Cossi) sulla Papissa Joanna di Emmanuel Royidis. Il libro, pubblicato nel 1885, è stato ripreso nella versione-rifacimento dell’inglese Lawrence Durrell, scrittore nostro contemporaneo. L’edizione italiana è di Sugar.

Il tempo di Giovanna – e per questo rapido profilo prendiamo come suggerimento il romanzo di Royidis-Durrell – era quello di Carlomagno, il Medio Evo delle divise religiose. Monaci, prelati, suore popolavano i conventi d’Europa fino al Bosforo. Le loro abitudini erano misurate alla natura dei luoghi d’origine: dal misticismo rude dei monasteri germanici ai riti paganeggianti della Chiesa di Roma, alla filosofia del cristianesimo greco-ortodosso. Giovanna era una ragazza anglosassone di intelligenza fulminea. La sua cultura teologica fu in breve così profonda che diventò nota in tutto il mondo civile. Giovanna però non era conosciuta nella sua natura di donna, ma come monaco; aveva nascosto sotto il saio la bellezza in nome di una ambiziosa carriera.

Royidis ci ha dato un libro piacevole: uno stile duro e flessibile e di ironia preziosa. Il “casus Joannae” fu veramente un provocazione per lo spirito anticlericale e denso di humor del greco. Una donna che diventa suora e poi si traveste da monaco per godere dell’amore di un frate; una creatura bellissima che si “mortifica” durante interminabili discussioni di dottrine canoniche nel nome di un sogno sacrilego e presuntuoso. Una donna ancora giovane che agisce dal trono di Pietro senza però rinunciare alle esigenze della carne.

Royidis e il suo libro furono messi all’Indice dalla Chiesa di Atene; ma ciò non impedì che Papissa Joanne fosse tradotto in Francia dove incontrò un certo divertito favore perfino presso la stampa cattolica. Così dice, almeno, l’adattatore Durrell.

A proposito dell’esistenza storica di Giovanni VIII – la Papessa Giovanna – Royidis sostiene di averla fondata su innumerevoli documenti. Anzi, anche lo stesso scrittore ateniese appare – o vuole sembrare – convinto della realtà di questa versione. Ma dimenticando di discutere sulla figura più o meno “secolare” di Giovanna Papessa (ogni leggenda non nasce dal nulla, è spesso una deformazione di qualcosa di concreto attraverso le fantasie del popolo e nelle differenti “versioni”), essa è nel libro di Royidis così vera che non possiamo abbandonarla lungo la sua corsa al Papato attraverso l’Europa. Così vera che – per le parole taglienti dell’autore e anche per il suo affetto nei confronti dell’eroina Giovanna – ci risulta con tutta la sua sostanza fisica e la sua spirituale modernità. Giovanna un’antica arrivista, una medievale camaleontessa, una controfigura della diva moderna, anzi di più. Per raggiungere quello che allora era il sommo comando della terra (non solo, nel valore astratto del termine) ci volevano coraggio e intelligenza, soprattutto nelle condizioni di Giovanna.

Una donna della leggenda? Forse. Ma Royidis ne fa una donna completa, un’amante perfetta, una mente raffinata. Quasi un simbolo di Oscar Wilde per la nitidezza del racconto e per certi abbandoni sensuali alle frecce contro il clero. Una presa in giro che ci suggerisce la pulizia complicata vagamente liberty delle compiacenze narrative; a volte si nota che “sotto” c’è Boccaccio. E per questo libro deve essere stata importante la conoscenza della materia novellistica degli scrittori “terribili” del Medio Evo.

Q copertina solo fronte*Questo intervento del 6 ottobre 1965 è tratto dal libro Salvatore Quasimodo. Colloqui. “Tempo” 1964-1968”, a cura e con un saggio di Carlangelo Mauro (l’arcael’
arco edizioni), che ripropone le risposte ai lettori del Premio Nobel sul prestigioso settimanale. Un privilegio, per questo blog, di partecipare così alle tante analisi sui cambiamenti in corso nella Chiesa di Roma

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