«Sono andata a vedere le detenute di Bollate recitare. Con il mio fidanzato»

teatrobollatedi Cristina Giammella

Mi presento. Sono Cristina Giammella, una studentessa del corso di Psicologia dei processi sociali decisionali e dei comportamenti economici dell’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Questo corso, dal nome così lungo e complesso, è solo una delle possibili opzioni di scelta per le lauree magistrali della facoltà di psicologia.

Durante questo mio secondo anno di corsi ho scelto tra le materie opzionali, Psicologia delle Influenze Sociali e, grazie alle lezioni della professoressa Chiara Volpato e della giornalista Paola Ciccioli, ho potuto interessarmi ad un tema che fino ad allora avevo poco approfondito, le donne e la loro condizione nella nostra società.

Io mi ero da sempre appassionata alle questioni di genere ma sempre da una prospettiva economico-lavorativa, avevo analizzato la situazione del mercato del lavoro odierno nel nostro paese con tutti i divari esistenti tra donne e uomini, avevo esaminato nel corso del mio Stage la Conciliazione famiglia-lavoro, insomma, una vera appassionata della questione femminile ma non l’avevo mai guardata da questa prospettiva.

Con le lezioni di Influenze Sociali mi sono resa conto di come l’intera prospettiva dalla quale avevo guardato al problema femminile in Italia era fortemente limitata se non prendevo in considerazione l’immagine che, della donna stessa, ci viene fornita dalla nostra società e, in parte preponderante, viene rimarcata nei media.

La donna presentata è oggettivata, sessualizzata, guardata come oggetto sessuale adatto a soddisfare ogni desiderio maschile, lontano, quindi, dal vantare quella condizione di parità tanto acclamata dalle femministe, tanto vicina all’apparenza, ma tanto lontana nella realtà quotidiana se guardata da questa nuova angolatura.

Però non vorrei troppo spostare il focus del mio post, che è quello di presentare un’esperienza molto bella che ho potuto sperimentare al Carcere di Bollate proprio ieri sera.

Grazie all’aiuto di Paola Ciccioli, appunto, mia ex docente del corso, sono potuta andare ad assistere a uno spettacolo teatrale fatto dalle detenute della sezione femminile della Casa di Reclusione di Bollate, appunto, e presentato al pubblico mercoledì 20 marzo alle ore 20,30.

Lo spettacolo si intitolava “Teatro in Pentola” e raccontava le avventure di un gruppo di cuoche che tenta di salvare dal fallimento il ristorante nel quale lavora che, soffocato dai debiti, non riesce più a restare aperto.

Lo chef, proprietario del locale, e unico uomo sulla scena, anche se nello spettacolo è inscenato comunque da una donna, impone alle cuoche di seguire la sua “pazza” idea di servire ogni piatto accompagnandolo da un brano teatrale recitato e musicato, per conquistare un’importante imprenditrice spagnola e convincerla a finanziare il locale impedendone, così, la chiusura.

Il menu multietnico rispecchiava la compagnia teatrale composta da 12 donne, tutte provenienti da gruppi etnici differenti anche se unite da un forte spirito creativo e dalla volontà di divertirsi e di divertire il pubblico che era venuto ad assistere al loro spettacolo.

La storia era ricca di colpi di scena, ludica, divertente, accompagnata da brani tratti da autori importanti come Shakespeare, inframmezzata da scene comiche: sughi che bruciano, nozze, funerali, balletti, canzoni, amori.

Insomma uno spettacolo molto coinvolgente ma, soprattutto, un’esperienza molto bella e costruttiva quella dell’ingresso nel carcere.

Io non ero mai stata in un istituto di detenzione e l’impatto con la struttura non è stato negativo.

All’ingresso una lunga fila dovuta alle complesse gestioni burocratiche per garantire la sicurezza dei visitatori ma poi, giunti all’interno, ti si apre davanti agli occhi un mondo diverso.

La casa di reclusione di Bollate non è certo un carcere molto duro ma, nello stesso tempo, la struttura carceraria stessa ha comunque un impatto forte per chi vi accede per la prima volta.

Io sono andata a vedere lo spettacolo con il mio ragazzo, Luigi Beltrame e, il suo primo commento una volta entrato nella struttura dopo i controlli è stato: “Guarda, è come nei film”, riferendosi alla cancellata che consente l’ingresso delle auto tra l’interno e l’esterno del carcere.

Infatti, per noi che avevamo visto un edificio simile solo nei film, le alte mura dell’ingresso hanno fatto comunque un certo effetto e lo stesso vale per le grosse finestre completamente sbarrate con inferiate in ferro e i lunghi corridoi controllati da numerose telecamere.

Ad alleggerire l’ambiente contribuivano, però, i molti murales disegnati sulle pareti della zona creativa alla quale noi abbiamo avuto l’accesso.

In ogni caso, a parte gli elementi di contesto, che hanno comunque contribuito a rendere l’esperienza ancora più unica, la cosa più emozionante è stata vedere la passione e la dedizione con la quale quelle detenute hanno portato avanti lo spettacolo.

Nei loro occhi si leggeva la gioia del fare una cosa “bella” per un pubblico disponibile ad apprezzarle.

Io credo che il teatro sia stato un buon modo di relazionarsi tra loro ma, anche, un modo per cercare di relazionarsi con gli altri nonostante la loro condizione “reclusa”.

Queste donne hanno portato sulla scena delle identità femminili complesse, in cerca di libertà, di amore, di serenità, in cerca di un posto in una società che sembra averle marginate ma alla quale loro reclamano un posto dignitoso dove poter vivere.

Dunque vorrei concludere con una frase che Luigi mi ha detto appena finito lo spettacolo e che mi ha colpito molto: “Guarda come la tensione si distende, come sono contente, si vede proprio che si sono divertite, è anche per questo che lo spettacolo mi è piaciuto davvero molto e l’esperienza mi è piaciuta tanto”.

Questo è esattamente lo spirito con cui guardare a questa esperienza e con il quale mi aspetto di poter partecipare ancora ad altri eventi simili.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...