Violenza alle donne, le iniziative del Salento

di Daniela Natale

Il Salento si dimostra sempre più sensibile alla violenza di genere, una ferita aperta e, purtroppo, diffusa sul nostro territorio nazionale. In particolare si è parlato di violenza contro le donne nel corso delle giornate di formazione organizzate dal Centro Servizio al Volontariato Salento in collaborazione con lo studio legale De Giorgi di Lecce: tre giornate (1, 2 e 9 marzo) all’insegna dell’approfondimento del fenomeno secondo l’aspetto psicologico, sociale e giuridico.

«In Italia si denota una mancanza di interventi normativi organici», afferma la dottoressa Paola Ragusa dello studio legale De Giorgi. «Vi è poca attenzione verso la prevenzione e l’educazione dei cittadini. Le vittime non ricevono sufficienti misure di sostegno e assistenza e i molestatori non possono essere in alcun modo recuperati, perché non esiste una rete di assistenza a loro dedicata». Esistono però in Italia anche buone pratiche, come il Codice Rosa sperimentato in Toscana, un percorso di accoglienza al pronto soccorso dedicato a chi subisce violenza, che ha dato il via ad una serie di sperimentazioni che coinvolgono diverse regioni italiane (tra cui la Puglia con il progetto “Binario Rosa” attuato dal comune di Bari).

Dalle giornate di formazione emerge, dunque, l’esigenza primaria di formare adeguatamente non solo gli attori coinvolti nell’individuazione e denuncia della violenza (medici, forze dell’ordine, avvocati, docenti, etc.) ma ogni singolo cittadino, perché si possa agire sulla cultura, evitando che la violenza si scateni. L’idea è di riprendere in mano la proposta formulata dall’Idv in Senato nel settembre 2012 che, rifacendosi alla legge spagnola del 2004, prevede la creazione di una nuova materia obbligatoria nelle scuole superiori: l’educazione per l’uguaglianza e contro la violenza di genere e l’individuazione, in tutti i consigli d’istituto delle scuole di ogni ordine e grado, di un membro incaricato di fornire mezzi educativi contro la violenza di genere. A livello locale sarebbe opportuno anche strutturare un servizio di accoglienza rivolto a donne in difficoltà, le cui attività farebbero da supporto a quanto già svolto dai centri antiviolenza pugliesi.

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