Giovanna Gammarota, sulle tracce del paesaggio sacro di Pasolini

I Sassi di Matera fotografati da Giovanna Gammarota

di Paola Ciccioli

«Non ci vuole niente a distruggere la bellezza». Ancora “I cento passi”, ancora pensieri e riflessioni sul film che l’associazione “Adesso Basta” ha riproposto la sera del 1° febbraio alla Camera del lavoro di Milano. Nel film di Marco Tullio Giordana, Peppino Impastato osserva dall’alto l’aeroporto di Punta Raisi dove è in costruzione una terza pista di atterraggio e dice all’amico Salvo: «Bisognerebbe ricordare alla gente che cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla». Sono le parole di un militante politico-poeta che, bambino, recita “L’infinito” di Leopardi a una tavolata di mafiosi di cui fa parte anche don Tano, Gaetano Badalamenti (interpretato da Tony Sperandeo), condannato nel 2002 come mandante del delitto Impastato. L’attualità de “I cento passi” sta proprio nell’indicare nella cultura e nel bello una delle armi del contrasto possibile alla razzia mafiosa. Peppino e i suoi compagni vogliono salvare il paesaggio siciliano e si nutrono di coraggio e idealità politica, ma anche dei versi di Majakovskij e Pasolini.

Pasolini, il paesaggio. Torno a casa e prendo in mano il libro che Giovanna Gammarota mi ha regalato per il mio compleanno: “Sopralluoghi in Lucania. Sulle tracce del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini”. Giovanna, un incontro felice, dovuto ancora una volta a Ico Gasparri che nel suo spazio Ichome di via Stoppani, a Milano (purtroppo ora chiuso), ha riunito negli ultimi anni artisti, scrittori, donne e uomini impegnati nel volontariato che avevano, e hanno, la necessità di intrecciare le proprie sensibilità. Nel libro, Giovanna raccoglie le immagini scattate nel 2006 nei luoghi del nostro Sud, preferiti da Pasolini per il suo film del 1964 alla “vera” Palestina.

Scrive Gigliola Foschi nel presentare le foto di Giovanna Gammarota: «…, invece che in Israele, questi spazi dalla compostezza misurata e ricchi di stratificazioni storiche, ancora perfetti per rappresentare il passato e lo scenario del Vangelo, Pasolini li trova nei Sassi di Matera, dove ambienta Gerusalemme; nella campagna appena fuori Barile (dove la gente fino a pochi anni prima viveva ancora nelle grotte), in cui “vede” i luoghi della Natività». E l’autrice del reportage, nel Diario di viaggio che chiude il libro, in un appunto del 18 agosto 2006 annota: «Tutto qui mi appare troppo povero, troppo isolato. Ripenso alle parole di Pasolini: “Tutto qui sta in un pugno”. Luoghi miseri, spogli, disadorni, per nulla spettacolari. Eppure densi di sacro».

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