«Paola, tu forse intendi il perché di questi tempi foschi»

mare-nero-e-lunadi Peppino Cecchi*

All’Informazione

O libertà d’informazione,

vedo la Rai trascorsa e i suoi servizi,

le notizie e i giornalisti,

di servo encomio privi e di codardo oltraggio.

Or fatta inerme, nudo lo schermo e muto l’audio appare.

Ohimé quanti Masi e quanti Minzolini mostri!

Che insulsi palinsesti, che orrendi format!

Oh qual ti veggio formosissima RAI.

Io chiedo al cielo e al mondo: dite, dite,

chi la ridusse a tale? E questo è peggio,

che di catene ha carchi tutti i canali;

si che premendo il telecomando,

vedi nel cesso il grande fratello,

vedi nell’isola la Milo,

che siede in spiaggia negletta e sconsolata

mostrando fiera il petto e il viso;

e non copre la data di scadenza,

sparito financo un velo di decenza.

Attendi, Rai, attendi. Io veggio, o parmi,

un fluttuar di fanti e un cavaliere,

e fumo e polve, e luccicar di culi e di veline.

Dove sono i giornalisti tuoi?

Con private emittenti prostrandosi lavorano.

Perché non udisti il grido di Cassandra,

quando, novello Ulisse millantando,

l’infido Saccà col re s’intercettò?

O misero il cronista che impiegò la voce

Non per il vero e il telespettator,

Ma per seguire altrui padroni,

O vili bramar più alti troni.

E voi sempre onorati pastori

Che solerti accoglieste ogni migrante,

Cui senza conto forniste tetti e vivande,

Dite: perché Santa Madre diventò mammona,

A ché il banco Ambrosian, a ché Sindona!

Pur tu, ardita Paola, che giornalista fosti,

tu forse intendi il perché di questi tempi foschi,

tu forse intendi il perché di questi tempi foschi,

che sia questa tv, questo supremo

scolorar dello schermo,

e il perir del decoro, e il venir meno

ad ogni usato, amato palinsesto.

Spesso, quand’io miro mesto

il volteggiar dei mezzibusti,

o la Vespa errar di giogo in giogo

dico fra me pensando:

a chè tanta indecenza?

O italo gregge che guardi la tv,

che il falso per il ver confondi e credi,

perché così pago appari, perché non ti ravvedi?

Oh benedetti e cari i Biagi e i tanti altri,

che non accettar di far sparire il Fatto

e il non apparir scelsero affatto.

Forse s’avess’io l’ale

Da volar su nel cielo

e parlar potessi con il Padre a tu per tu,

io chiederei: a che tuo figlio sulla croce?

Perché negletta e violata fu sempre la sua voce?

O forse erra la speme,

mirando Altrui poteri,

di cangiar questa RAI.

Forse in qual forma si riveli l’Ente,

Quale chi sia tra i tanti il Dio onnipossente,

la nostra sorte dura, a Lui indifferente.

*Peppino Cecchi, insegnante in pensione con il cervello sempre in movimento, ha dedicato questa poesia sui mali dell’informazione a Paola Ciccioli (fatta licenziare in tronco dal direttore di Panorama Giorgio Mulè per una mail in cui criticava severamente la sua politica delle promozioni). Peppino, che abita a Loro Piceno, cioè non lontano da Recanati, si ispira ai versi di Giacomo Leopardi per esprimere la propria condanna nei confronti di quanti, giornalisti in testa, non hanno fermato la deriva dell’informazione, specie di quella fornita dal servizio pubblico.

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Una Risposta

  1. Cara Paola

    Grazie per la visibilità; contaminare testi così sacri è pericoloso, si sconfina nel sacrilegio. Me ne scuso con il grande Contaminato.

    Maneggio con difficoltà le tecniche che tu e le Donne della realtà sapete utilizzare con abilità e intelligenza, per cui mi limito a un breve commento con questa semplice mail che, se ti va, puoi aggiungere al tuo blog.

    Hai perfettamente ragione; la deriva mediatica è così becera, invadente e pervasiva, che imponenti manifestazioni di donne e uomini vengono banalizzate e derise, alla stregua di un’irrilevante passerella di alcune donne.

    E’ triste e amaro dover constatare che a questo vile inganno mistificatorio si prestino in prima fila una ex ministro, e una nutritissima schiera di deputate pdielline, che gareggiano in trivialità e cafoneria l’altrettanto nutrita pletora dei loro colleghi maschi.

    Dici che Karima nella lingua di Ruby vuol dire onore; sicuramente il culo della marocchina è più onorevole della testa di tante Onorevoli. Ciao

    Peppino

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