Una nonna ad arte

Margherita Marconi ha scoperto la sua vocazione in età matura e ora a 88 anni mette in mostra i suoi “ruvidi” quadri 

di Paola Ciccioli da Club 3 / Vivere in armonia – Aprile 2012

Margherita scalpita. Ha già indossato il soprabito ma sua figlia Giovanna è ancora al telefono e rischia di farle far tardi. Il pomeriggio sta scivolando verso la sera e bisogna correre al  supermercato a comprare due tavole per i nuovi quadri da realizzare subito. Margherita Marconi, classe 1924, ci tiene a partecipare alla mostra-concorso Artisti in vetrina di Venezia: i lavori più belli vengono esposti, da Pasqua in poi, nei negozi della città più affascinante del mondo, perché mai dovrebbe mancare questa grande occasione?
Il destino, si sa, decide di testa propria. Alla signora dai capelli candidi di Udine l’appuntamento l’ha dato nel 1990 in un negozio di ferramenta. Posto insolito davvero, un ferramenta, per prendere coscienza della propria vocazione e, a 66 anni, diventare un’artista. «Ero entrata per comprare dei chiodi», racconta. «Sono passata in un punto in cui c’erano dei rotoli di carta vetrata. Rotoli neri, bruni, rosso scuro, beige. Non immaginavo neppure che esistesse la carta vetrata di diversi colori. Mi sono bloccata e ho pensato: «Ma guarda che bel materiale!”». Poi la vita scorre, lei ha sempre mille impegni, quella scoperta va a nascondersi in qualche parte segreta della propria sensibilità. Fino a che, un giorno, è un desiderio di Giovanna, la sua secondogenita, a farle ritornare in mente la carta vetrata e il possibile utilizzo per realizzare dei collage. «Mia figlia mi disse che voleva acquistare un arazzo da appendere dietro il letto. Non so come mi venne l’idea. “Ferma, ferma”, le feci. “Non comprare niente, ci penso io”». E quando Giovanna tornò dalle vacanze, il primo grande lavoro era compiuto. Lo ha chiamato Omnia ad lucem, tutte le cose verso la luce. Di certo, a non sapere di cosa è fatto, sarebbe impossibile pensare che le striscioline di durissima carta vetrata, così difficile da tagliare e modellare, siano riuscite a trasformarsi nell’immagine di un campo di erba essiccata che sembra volersi ancora inclinare verso il sole.

«Ho traslocato varie volte ma il primo quadro di mia madre continua a seguirmi ovunque», si emoziona la sua proprietaria. «E la collocazione ideale è accanto a una finestra, così da esaltare l’effetto di luminosità che lei ha voluto dare». Ormai ogni componente della famiglia ha in casa una piccola collezione. Compresa l’altra
figlia di Margherita, Raffaella, che risiede a Genova. «La mamma è sempre stata una donna creativa», spiega. «Il suo bisogno di esprimersi artisticamente viene da lontano e a un certo punto della vita, secondo me, lei ha avvertito il bisogno di lasciare una traccia».
Sì, perché la “maestra della carta vetrata” ha attraversato la propria esistenza all’insegna del gusto e del bello, colti anche nei più semplici gesti della quotidianità. «Ha sempre amato la cucina e perfino nel decorare una torta metteva, e continua più che mai a mettere, originalità e tensione verso la perfezione», continua Raffaela. Che ricorda: «Quando mia sorella e io eravamo ragazzine abitavamo con i nostri genitori a San Vito al Tagliamento. Papà lavorava lì come medico radiologo e purtroppo ci ha lasciato nel 1976, poco dopo il grande terremoto in Friuli. Se penso alla primavera, rivedo i cesti di primule che nostra madre componeva e portava in regalo alle amiche. Erano delle grandi macchie di colore che oggi mi sembra di riconoscere, sotto altre forme, nei suoi originalissimi collage. Non mi risulta che ci sia qualcun altro che abbia scelto la carta vetrata per fare dei quadri». Che poi non è mica semplice trovare quel materiale così ruvido e duro nelle tante sfumature che servono all’artista. Ma, visto che Margherita ha anche la passione dei viaggi, ecco che – lo spiega lei stessa – in Spagna è riuscita a procurarsi «un verde salvia mai visto, a Parigi il rosso scarlatto, nell’isola della Maddalena il senape e l’azzurro». Fino al primo grande acquisto, «60 metri di carta vetrata gialla trovata al consorzio agrario di Nimis», cioè a due passi da casa. Gli inviti a esporre in mostre personali e collettive si moltiplicano. Ma la consacrazione è arrivata quando il Soroptimist di Udine ha festeggiato i 50 anni dalla  fondazione facendo stampare su seta l’opera “Parole al vento”. È stata la ex presidente, Daniela De Maglio, a voler energicamente rendere questo omaggio all’associata dalle mille risorse. Che fa fatica a nascondere il proprio orgoglio nell’aprire il grande foulard bordato di azzurro in cui, su sfondo celeste, tanti piccoli aquiloni pare si siano levati in volo.

«Che cos’è per me il colore?», riflette. «Una delle più belle cose che ci siano al mondo. Mi piacciono in particolare quelli scuri, trasmettono calma e serenità». «Anche se ogni tanto la sento dire tra sé e sé, mentre lavora: “qui ci vuole una nota vivace, che dia luce”», riprende Giovanna, diventata l’agente di una madre che non finisce mai di stupire. E di insegnare. «Quest’anno c’è stata una svolta nell’organizzazione che mamma si era data e cioè dedicarsi alla campagna d’estate e trascorrere invece l’inverno chiusa nello studio di città a lavorare alle sue creazioni. No, a luglio ha voluto che le portassi la carta vetrata nella casa progettata dallo zio Federico in mezzo al bosco di Attimis, a nemmeno mezz’ora di macchina da Udine. Per la prima volta ha trascurato un po’ l’orto e le marmellate per dedicarsi alla sua arte, aveva una mostra in programma». Lo zio Federico, già. È Federico Marconi, il fratello di Margherita nonché architetto, allievo e poi amico del celebre maestro finlandese Alvar Aalto. I due fratelli vivono insieme da quando Margherita è rimasta vedova. E anche lo schivo e silenzioso Federico, esteta e appassionato d’arte, si è fatto contagiare dall’energia creativa della “pittrice” di famiglia. «Tanto da spingersi a dare suggerimenti tecnici, nelle rare occasioni in cui la mamma utilizza altri materiali, come la cementite o i sassolini che poi colora», spiega Giovanna. «Io allo zio ho dovuto restituire un quadro che avevo portato da me a Genova», aggiunge la sorella. «Se ne era innamorato anche lui e ha insistito fino a quando non gliel’ho riportato».

Raffaella sorride nel ricordare che un giorno, per caso, in libreria è stata attirata dal titolo di un libro: Nonna Picassa, dello scrittore Marcello Jori, edito nel 2000 da Mondadori. «Non conoscevo ancora la trama ma come potevo non acquistarlo e regalarlo a Marghe, come noi tutti la chiamiamo?». Il romanzo di Jori, neanche a farlo apposta, racconta la storia di un nipote con la vocazione all’arte che viene spiazzato però dalla nonna che, superati gli 80, si arma di colori e pennelli creando dei dipinti bellissimi e pieni di vita. Il nipote, nel tentativo di emularla, si iscrive al Dams di Bologna e organizza una mostra con i quadri della nonna spacciandoli per suoi. Grande successo e felicità, sia pure mescolata a tristezza, per entrambi.

Anche Marghe ha un nipote che ha preso molto da lei, sia pure sul versante dell’amore per la campagna. Si chiama Alessio Guatti, è il figlio di Giovanna, e da qualche anno ha deciso di aprire un B&B, Sogni d’orto, appena dietro la curva della strada in salita che porta alla casa dove Margherita trascorre tutte le estati da quel 1976: l’anno della perdita del marito e della grande paura e distruzione provocate dal terremoto. «Arredare il bed and breakfast con i suoi lavori mi è sembrata una decisione naturale, scontata, direi», confida Alessio. «Sono belli e allegri. E mi parlano di lei, anzi sembrano guardarmi come lei». Perfino la cappa della grande cucina è “firmata” da Margherita Marconi. Che è anche «la colonna portante delle operazioni di raccolta dei lamponi che coltivo. Da giugno a settembre è lì a riempire ciotole e ciotole».

«Qual è il complimento più bello che mi hanno fatto?», si chiede Margherita. «Francamente non me lo ricordo. Vuole che le faccia vedere gli ultimi due quadri che ho realizzato sul tema “Bacche e spine delle rose”? Sono andata con altri artisti di ogni età a vedere il roseto di Artegno. E poi devo partecipare a una collettiva dedicata a Pier Paolo Pasolini, ne abbiamo appena parlato nell’atelier di Roberto Foramitti. Il mio problema sono le forbici, tagliando la carta vetrata ne ho già rotte più di 50. Che ne dice se, intanto, le offro un bicchiere di sciroppo di lampone. L’ho fatto io, sa?».

4 Risposte

  1. bellissima l’idea “sinestetica” colore e ruvdezza della carta vetrata mi evocano il raschio regolare sui mobili da restaurare e il colore caldo/marrocncino, che pian piano “si scolora” sciun sciun sciun… e polvere
    ciao a tutti e Complimenti Margherita !

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  2. Complimenti Margherita Marconi.

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  3. Cara Simona, ho chiamato Margherita e le ho riferito dei tuoi complimenti. Le piacerebbe rispondere personalmente e verificare quanti consensi ottiene il suo lavoro. Sostiene di non avere l’età per Internet, io non sono d’accordo… Comunque sta sempre lavorando ai suoi quadri colorati: e chi la ferma? Grazie.

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