Appello Donne e Media alla Vigilanza: Rai ignora impegni su immagine donne assunti con il nuovo contratto di servizio pubblico

Gabriella Cims

“Rai ignora gli impegni assunti. Dal 27 giugno 2011, data della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del nuovo contratto di servizio pubblico audiovisivo, sono infatti in vigore ben tredici impegni che abbiamo proposto e che Rai si è assunta per una rinnovata rappresentazione delle donne nei programmi trasmessi dalla tivù pubblica. Cosa ne è della loro applicazione? Come intende Rai darne attuazione, visto che –ad oggi- non pare si possa registrare quell’auspicato cambio di passo nell’uso dell’immagine femminile?”. È quanto domandano i sottoscrittori dell’Appello Donne e Media, chiedendo audizione al presidente della commissione parlamentare di vigilanza, On. Sergio Zavoli. Di seguito la loro lettera

Roma, 1 febbraio 2012

Alla Cortese attenzione
Presidente Commissione Parlamentare Vigilanza RAI, On. Sergio Zavoli
On. Componenti Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI
e p.c.
Presidente RAI, Dott. Paolo Garimberti
Direttore Generale RAI, Dott.ssa Lorenza Lei
Componenti Consiglio di Amministrazione
Presidente Commissione Pari Opportunità RAI, Dott.ssa Maria Pia Ammirati

Egregio Presidente

A partire dal novembre 2009, l’Appello Donne e Media ha avanzato un piano di riforme per migliorare la rappresentazione delle donne nelle tivù e negli altri mezzi di comunicazione.
Gli obiettivi fissati hanno fin dall’inizio riguardato il servizio pubblico audiovisivo, puntando sulla nostra proposta di revisione del contratto di servizio, approvata ed oggi in vigore. Inoltre si sta operando, con le istituzioni, per la necessaria adozione di un codice deontologico “Donne e Media”, condiviso con la filiera industriale e valido per tutti i mezzi di comunicazione; per l’insediamento di un organismo ad hoc di monitoraggio e controllo dell’applicazione del suddetto codice, in linea con gli altri paesi europei; per avviare un’auspicabile armonizzazione dei diversi assetti normativi attualmente in essere nei Paesi Membri dell’Unione, a favore di uno “Standard Europeo Donne e Media”.
Su tali obiettivi è stato possibile far convergere, anche attraverso una capillare campagna web, il sostegno di migliaia di sottoscrizioni, tra singoli e di associazioni, in primis del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nonché di un’ampia rappresentanza parlamentare, della pubblica amministrazione, dell’imprenditoria, dell’economia e della finanza, dell’università, della ricerca scientifica, della magistratura, dell’avvocatura e delle associazioni storicamente impegnate nell’affermazione dei diritti delle donne.
La prima realizzazione delle riforme avanzate dall’Appello è dunque l’inserimento dei tredici emendamenti che abbiamo proposto in fase di rinnovo del contratto di servizio pubblico, per una rappresentazione del mondo femminile realistica e non stereotipata. Essi oggi, ribadiamo, sono tutti in vigore, dopo la pubblicazione del nuovo contratto di servizio sulla Gazzetta Ufficiale del 27 giugno 2011.
Tali tematiche sono state al centro del seminario sul tema “quali azioni mettere in campo per avviare un nuovo corso nella rappresentazione delle donne nel servizio pubblico radiotelevisivo”, che abbiamo promosso il 24 novembre 2011, presso il parlamentino del Ministero dello Sviluppo Economico e che ha visto una numerosa e qualificata partecipazione dei soggetti firmatari dell’Appello e dei dirigenti Rai. A conclusione dei lavori, si è convenuto di sottoscrivere la richiesta –che si allega per conoscenza- di un incontro con la dottoressa Lorenza Lei, per esporre le proposte emerse nel corso del dibattito, quale contributo per la realizzazione degli impegni che l’azienda Rai ha voluto assumere sottoscrivendo i nuovi articoli proposti dall’Appello Donne e Media nel contratto di servizio, con ciò dando un segnale di grande rinnovamento culturale.
Ma ad oggi nessuna occasione di confronto è pervenuta in risposta, nel mentre gli impegni siglati appaiono quotidianamente disattesi da una programmazione che non offre cenni di miglioramento nell’uso dell’immagine femminile, come anche la recente presentazione del festival di Sanremo mostra in tutta la sua feroce, offensiva drammaticità.
E pur tuttavia, il comune obiettivo che dal servizio pubblico possa avviarsi “un nuovo corso per una rappresentazione realistica e non stereotipata delle donne”, come oggi recitano l’articolo 2, commi 3 e 3p, e “rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna”, si inserisce senza dubbio nel solco del dettato costituzionale. Laddove agli articoli 3, 51, 117 è indicato che “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”, rimuovendo “ogni ostacolo che di fatto impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica”. E’ evidente che il diffondersi di una cultura mediatica che promuove in modo massivo uno stereotipo circoscritto della realtà femminile costituisce di per sé un “ostacolo di fatto” al pieno dispiegarsi delle pari opportunità, alimentando modelli di riferimento riduttivi del potenziale contributo che le donne possono dare a danno alla crescita della società.
Il servizio pubblico audiovisivo può rappresentare indubbiamente un punto di riferimento, in positivo o in negativo, anche per gli altri operatori. Avrebbe dunque un dovere in più nell’operare nuove scelte per i contenuti della programmazione trasmessa, al fine di avviare quel cambio di passo la cui esigenza è sempre più sentita da ampia parte della società che ha condiviso l’Appello Donne e Media.
Oggi i tredici articoli in vigore per una rinnovata rappresentazione delle donne nella tivù pubblica, alla cui approvazione, teniamo a ricordare, la Commissione di Vigilanza da Lei presieduta ha dato pieno sostegno in sede di audizione del 20 aprile 2010, rischiano di rimanere sulla carta e quindi di disattendere ogni fiduciosa aspettativa. Con il nuovo articolo 3, dedicato alla qualità dell’offerta e al valore pubblico, Rai si è impegnata ad “assicurare una più moderna rappresentazione della donna nella società, valorizzandone il ruolo”; vale a dire che i contenuti trasmessi dovrebbero offrire alla cittadinanza nuovi programmi e nuove presenze nei diversi settori dell’informazione, della comunicazione politica e sociale, dell’intrattenimento, come indicato anche nell’articolo 9, inerente l’offerta, al comma 2b, ”trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione del ruolo che le donne svolgono nella vita sociale, culturale, economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia, valorizzandone le opportunità, l’impegno ed i successi conseguiti nei diversi settori, in adempimento dei principi costituzionali”.
E’ sull’attuazione di queste nostre puntuali indicazioni, oggi tutte inserite nel nuovo articolato del contratto in vigore, e quindi assunte quali impegni dal gruppo dirigente Rai con il governo, che chiediamo audizione alla Commissione Parlamentare di Vigilanza da Lei presieduta, con l’auspicio di sollecitare i responsabili della tivù pubblica ad adottare soluzioni conseguenti.
Confidando di poter proseguire sulla linea propositiva assieme avviata, Le giungano i sensi del nostro più cordiale saluto.

Roma, 1 febbraio 2012
Per il Comitato Appello Donne e Media
Dott.ssa Gabriella Cims
Promotrice Appello Donne e Media
Dott.ssa Teresa Chironi
Presidente Comitato Unico di Garanzia ENEA
Dott.ssa Elisa Manna
Responsabile Politiche Culturali CENSIS

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3 Risposte

  1. […] Dopo la mobilitazione in rete con migliaia di click su Youtube e di firme raccolte con l’appello promosso dall’associazione Pulitzer (e appoggiato da molti gruppi tra cui Woman’s Journal) anche il Comitato “Appello donne e media” chiede conto del comportamento della Rai, questa volta alla Commissione parlamentare di vigilanza in una lettera rivolta al suo presidente (leggi la lettera all’Onorevole Sergio Zavoli sul sito Donne della realtà). […]

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  2. Perchè le ministresse per le pari opportunità insieme alla galassia dei movimenti ed associazioni femministe NON ACCETTATE MAI UN DIBATTITO PUBBLICO CON IL COMITATO PARI OPPORTUNITA’ MASCHILE? quando ci vediamo?
    Massimo

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  3. Nel vostro sito parlate di nazi-femminismo e vuole pure che ci vediamo?
    No, grazie.

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