«Io, disabile, dimenticata da Trenitalia»

La storia di Mariaclaudia, insegnante disabile. Quando treni e burocrazia diventano nemici. Ogni giorno parte alle 5,30 ma i vagoni non sono attrezzati. Ha un incarico part time a 700 euro al mese

TERAMO – Tre volte alla settimana parte dalla stazione ferroviaria di Giulianova Lido, in Abruzzo, per andare ad insegnare diritto in una scuola di Pesaro, nelle Marche. Mariaclaudia Cantoro, 40 anni, docente precaria disabile, è una persona coraggiosa ed è contenta dell’incarico che ha. E’ meno contenta del treno (non attrezzato per ospitare persone diversamente abili, come testimoniato dal video amatoriale che lei stessa, con l’aiuto di un amico, ha girato) che ogni mattina, alle 5,30, parte dalla località costiera in provincia di Teramo per accompagnarla al lavoro. Dopo una laurea in Giurisprudenza, un master per giurista d’impresa e vari altri corsi (tra i quali la specializzazione per l’insegnamento), Mariaclaudia – che fino a pochi anni fa coltivava il sogno di diventare notaio – si è dovuta accontentare degli incarichi di supplenza annuale con i quali, prima a Rovigo per due anni, ora a Pesaro da settembre, ma soltanto il lunedì, il mercoledì e il sabato, si guadagna da vivere.

700 EURO – Partenza prima dell’alba e arrivo alle otto. Quasi duecento chilometri. E la stazione di Giulianova deve raggiungerla da Morro d’Oro, comune dove risiede con la sua famiglia, un viaggio di altri quindici chilometri. Il tutto per soli 700 euro al mese, tanto spetta ad un’insegnante part-time. Mariaclaudia, però, non si lamenta. Né vive la distanza dalla sede dove insegna come una iattura. Lei vorrebbe soltanto che il treno su cui effettua il viaggio di andata (al ritorno prende l’intercity e il problema non sussiste) rispettasse i suoi diritti di disabile in carrozzina. «Voglio lavorare e sono contenta di lavorare – racconta a Corriere.it – e tutto andrebbe per il verso giusto se Trenitalia mi desse la possibilità di avere un posto attrezzato sul treno regionale numero 12014 che parte da Giulianova per Pesaro alle 5,30. Su questo treno non mi è possibile salire con la mia sedia a rotelle in quanto manca l’apposito seggiolino con la cintura di sicurezza, per questo motivo ho chiesto di adibirlo alle mie esigenze così da darmi la possibilità di continuare a svolgere il mio lavoro. Non vorrei sentirmi come se fossi io a non agire correttamente o ricorrere continuamente all’aiuto di una persona costretta ad accompagnarmi».

BICICLETTE – Un reclamo ufficiale e alcune e-mail indirizzate alle direzioni di Trenitalia Abruzzo e Marche. Non si può dire che Mariaclaudia non abbia provato, un paio di settimane fa, a percorrere le vie ufficiali. Ma da Trenitalia ha ottenuto solo la conferma (il sistema dei reclami la fornisce in automatico) che la sua segnalazione è stata ricevuta e che avrà un riscontro in trenta giorni. Così ha deciso di rivolgersi al Tg3 Abruzzo che, con un servizio di Umberto Braccili, ha denunciato la sua paradossale situazione. Compresa la beffa di viaggiare su un treno che «ha un vagone attrezzato per ospitare le biciclette – racconta Mariaclaudia – ma non contempla la possibilità di fornire un supporto ai disabili. Insomma, hanno pensato ai ciclisti e si sono dimenticati di chi è in carrozzina».

RICHIESTA NON ACCOLTA – Sembra incredibile, ma mancano soluzioni immediate per Mariaclaudia. E la conferma arriva persino da Ferrovie dello Stato (di cui Trenitalia è una partecipata al 100%) che, attraverso l’ufficio stampa di Abruzzo, Marche e Molise, fa sapere che «la richiesta della signora ad oggi non può essere accolta in quanto, anche se gli investimenti che si stanno facendo per l’abbattimento delle barriere architettoniche sono notevoli, attualmente solo il 15% dei treni regionali in Abruzzo è attrezzato per i disabili. E non sarebbe possibile, anche volendo, cambiare immediatamente l’intera flotta. La situazione è diversa per i treni di lunga percorrenza, 350 dei quali, su un totale di 600, sono forniti sul territorio nazionale di queste soluzioni. Bisogna poi tener presente che un convoglio non attrezzato non effettua sempre lo stesso percorso, per cui risulterebbe inutile intervenire su singoli convogli».

di Nicola Catenaro 

Corriere della Sera – 23 novembre 2011

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