Donne saudite umiliate e discriminate. Frustata perché sorpresa alla guida

A neanche due giorni dall’annuncio di re Abdallah sul diritto di voto (locale), le limitazioni alla libertà femminile si inaspriscono. Condannata a dieci frustate una ragazza fermata al volante lo scorso luglio. Un’altra arrestata perché era in auto nel centro di Riad

RIAD – Neanche due giorni dopo l’importante annuncio di re Abdallah sul riconoscimento del diritto di voto (seppur solo dal 2015 e per i consigli locali) alla popolazione femminile dell’Arabia Saudita, dal regno giunge il segnale che nulla in realtà è cambiato nella vita quotidiana delle sue cittadine. Una ragazza è stata condannata a subire 10 frustate per essersi messa al volante di un’auto, sfidando il divieto “di fatto” in vigore nel regno.

Lo annuncia Amnesty International. Identificata come Shema, la donna era stata sorpresa alla guida lo scorso luglio a Gedda. Women2drive, l’organizzazione che guida la campagna perché le donne possano guidare in Arabia Saudita, ha fatto sapere di aver già fatto ricorso.

Su almeno altre due donne pendono altrettante condanne per simili accuse ma, nonostante le frustate e l’oscurantismo, la lotta quotidiana delle donne saudite per il diritto a guidare la propria auto non si ferma. Proprio oggi un’altra giovane, Madeeha al-Ajroush, è stata arrestata perché alla guida nel centro di Riad. Secondo quanto ha denunciato su Twitter Mohammad Fahad al-Qahtani, presidente dell’associazione per i Diritti civili in Arabia Saudita, la ragazza “è stata condotta presso il locale commissariato dove è ancora trattenuta”.

L’attivista ha inoltre riferito di “una manifestazione che si è tenuta oggi davanti alla sede del ministero della Pubblica Istruzione di Riad a cui ha partecipato un gruppo di donne”. Secondo al-Qahtani, le dimostranti “sono state circondate dagli agenti della polizia che hanno minacciato di arrestarle”. L’attivista ha infine denunciato che “nonostante l’annuncio del re Abdullah circa la concessione del voto per le amministrative vengono ancora violati i diritti delle donne nel regno saudita”.

Secondo la legge islamica in vigore in Arabia Saudita, le donne necessitano del permesso di un tutore maschile per lavorare, viaggiare all’estero e persino sottoporsi a cure mediche. Del tutto esclusa la possibilità di muoversi liberamente in auto, sebbene non esista alcuna legge scritta in proposito a certificare il bando. Per guidare, la legge saudita impone ai cittadini di munirsi di licenze rilasciate localmente per guidare all’interno del Regno, licenze sistematicamente negate alle donne, in modo da rendere sostanzialmente illegale il loro diritto alla guida.

In nome di quel diritto, e della loro libertà di movimento, le donne saudite hanno iniziato ad alzare la testa dallo scorso maggio, approfittando della “primavera araba” e della voglia di democratizzazione che ha scosso prima il Nordafrica e in seguito i regni del Golfo. Sfruttando ancora una volta internet e i social network, alcune attiviste saudite hanno lanciato la campagna Women2Drive per sfidare il bando, riscuotendo un inatteso seguito.

Su twitter si sono così moltiplicati i messaggi in cui donne saudite hanno raccontato di aver guidato nelle strade di Gedda, Riad, Khobar. Altre hanno scritto di essere state fermate dalla polizia, che le ha lasciate andare dopo aver fatto sottoscrivere loro l’impegno a non guidare più. Ma il caso più celebre è di certo quello di Manal Alsharif, spintasi il 22 maggio scorso fin su YouTube con un video che la ritrae al volante nelle strade di Khobar. La donna è stata arrestata e in seguito rilasciata non senza aver chiesto pubblicamente scusa, probabilmente costretta dagli stessi parenti.

la Repubblica – 27 settembre 2011

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