«Voglio sperare in un 2011 memorabile»

di Daniela Natale*

«In Italia, alla base di una situazione politica alquanto delicata, vi è una classe dirigente che non è preparata all’introduzione di una mentalità del merito e della parità. In particolare ci troviamo di fronte a politici che da decenni ormai calcano la scena impedendo un rinnovamento del panorama politico. Un rinnovamento anagrafico che permetterebbe alle istituzioni di capire meglio le problematiche del tempo che viviamo. Un rinnovamento anche di genere, per dare la possibilità alle donne di ambire a posti di potere». Comincia così la tesina che Daniela Natale, studentessa della Bicocca, ha dedicato al rapporto tra “Donne e politica” nel nostro Paese. Pubblichiamo di seguito le sue appassionate conclusioni.

Dai dati analizzati le conclusioni che si possono trarre sono diverse. Pur essendo nel 2011 le differenze tra Nord e Sud Italia non sembrano essere superate. Differenze che si evidenziavano mezzo secolo fa e che si ripropongono ancora oggi, dimostrandosi più pesanti e invalidanti nel contesto contemporaneo. Se infatti fino a qualche decennio fa il divario culturale tra settentrione e meridione presentava evidenti peculiarità che ne determinavano una giustificazione, ora questo non è più ammissibile. Mi rifiuto di pensare che al Sud siamo degli idioti sprovveduti incapaci di investire sulle menti e sulle idee. Si può piangere ingiustizia e miseria fino a un certo punto: è vero, l’economia è impostata in maniera diversa, la vita stessa ha ritmi e abitudini del tutto differenti dal Nord, i giovani hanno stimoli culturali limitati. Tutto questo però non giustifica il disinteresse, l’apatia e la lentezza con cui la maggior parte delle persone “costruisce” la propria vita. Perché di costruito volontariamente c’è poco, si tende ad adattarsi a quello che già c’è. E se le donne trovano un tessuto sociale demotivante che non permette loro di emergere, ciò sembra normale.

Chi prova a manifestare le proprie idee, a correre dei rischi, a mettersi in discussione, spesso è considerata una rivoluzionaria, una presuntuosa. Questo giustifica in parte lo scarso coinvolgimento femminile nella politica attiva ma anche il disinteresse a saperne di più: è molto più facile accontentarsi di quello che si dice in giro o che la televisione ci propina come vero e giusto. Un senso di tristezza e un po’ anche di fallimento deriva dal leggere i dati relativi alle giovani tra i 20 e i 30 anni: un rapporto con la politica quasi nullo, insensibilità rispetto alla rappresentanza e una sostanziale benedizione a fare del proprio corpo strumento di successo.

Va bene che quella che viviamo è una fase di transizione tra quello che era il riflusso post contestazione e un’ipotetica nuova condizione, le cui caratteristiche non sono al momento ancora chiare, ma l’assenza quasi totale di ideologia politica e un tale basso senso di appartenenza non credo possano trovare giustificazione. Non nell’epoca dei social network, dei viaggi a basso costo, delle tecnologie più disparate, delle biblioteche più complete, del sapere critico. Tutti i giovani, indistintamente maschi e femmine, non sentono fino in fondo la responsabilità di cui sono investiti.

In questi giorni con la campagna elettorale di Giuliano Pisapia, con il referendum abrogativo su acqua, nucleare e legittimo impedimento, con il ministro Brunetta che è più alto che intelligente, con Michele Santoro e “Tutti in piedi!”, sembra di vedere un barlume di speranza, un segnale che finalmente viene dal basso e dai giovani. Ma non vorrei fosse solo il frutto di un antiberlusconismo ormai esasperato che non coincide con la consapevolezza. Nella situazione in cui siamo, però, mi sento di dire che l’ottimismo è d’obbligo: voglio pensare che questo spiffero diventi davvero un vento capace di spazzare via politici incartapecoriti, Politiche da quattro soldi, ministri indegni e, in generale, l’ignoranza a tutti i livelli. Non ci sarà un nuovo Sessantotto, di questo sono certa. L’idea di vivere un Undici altrettanto memorabile, però, non mi dispiace per niente.

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia.

E. Berlinguer

*Daniela Natale, salentina, è laureanda in Teoria e tecnologia della comunicazione all’università Bicocca di Milano. Il testo è tratto dalle conclusioni della tesina su “Donne e politica” presentato per l’esame di Psicologia delle influenze sociali.

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