C’è la crisi, licenziate solo le donne. “Così stanno a casa a curare i figli”

Decisione shock alla MaVib di Inzago: “Tanto in famiglia il loro è sempre il secondo stipendio”. I lavoratori annunciano sciopero e presidio, ma poi gli uomini vanno regolarmente al lavoro

di Gabriele Cereda 

L’azienda licenzia, ma solo donne. “Così possono stare a casa a curare i bambini”, dicono i dirigenti della MaVib di Inzago, produttrice di motori elettrici per impianti di condizionamento. All’indignazione dei sindacati (“sembra di essere tornati nel Medioevo”), si aggiunge la rabbia dei lavoratori – uomini e donne uniti – pronti a salire sulle barricate. Salvo spaccarsi al momento decisivo con gli uomini che rompono il patto di solidarietà ed entrano in azienda a lavorare.
Invischiata nelle sabbie mobili della crisi, l’impresa a conduzione familiare fondata 25 anni fa da Ivaldo Colombo, ancora in plancia di comando, 5 milioni di fatturato, 30 dipendenti (12 uomini e 18 donne), finora era ricorsa solo agli ammortizzatori sociali. “Anche perché la situazione non è mai stata davvero drammatica”, sottolinea Fabio Mangiafico di Fiom Milano. Una commessa per produrre impianti di raffreddamento di distributori automatici nell’Europa nord occidentale aveva dato ossigeno all’attività.
Dieci fa mesi, in 14 erano finiti comunque in cassa integrazione ordinaria, tutte donne, tranne uno. “Un’anticipazione di quello che stava per accadere”, dice ora il sindacalista rileggendo i fatti. Ieri pomeriggio, nella sede di Api (Associazione piccole medie imprese), al tavolo delle trattative ci sono tutti: sindacati, associazioni di categoria e proprietà. È qui che l’amministratore delegato della società comunica la decisione. “Dopo la cassa integrazione – fa sapere la Fiom Cgil – hanno annunciato il licenziamento di 13 lavoratori scegliendoli rigorosamente di sesso femminile”, precisando che “quello portato a casa dalle donne è comunque il secondo stipendio”.
L’incontro viene sospeso e la notizia arriva sotto le volte del capannone di via Emanuele Filiberto, nella zona industriale di Inzago, quando manca una manciata di minuti alla sirena di fine giornata. Fuori dai cancelli basta un breve consulto tra gli operai. Tutti, nessuno escluso, decidono di presidiare la fabbrica, a partire dal giorno dopo. Ma al momento di mettere in atto la protesta, arriva la spaccatura. Gli uomini decidono di entrare in azienda e di lavorare regolarmente rompendo la solidarietà con le colleghe.

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