Jill Abramson, la cronista old style ed esperta di web che scalza le prime donne del giornalismo

Quando è tornata da Washington a New York dopo anni a capo dell’ufficio che si occupa della politica americana, confessò: mi sento un soldato che torna dal fronte. Jill Abramson, 57 anni, da settembre primo direttore donna del New York Times in 160 anni di storia del quotidiano considerato fra i più autorevoli al mondo, vince comunque la sua battaglia perché a 49 anni, dopo il periodo a Washington, «si sentiva la ragazza di New York che tornava a New York». Nel frattempo – racconta il New York Magazine – però era cresciuta: gli anni della capitale coincisero con l’11 settembre e l’invasione dell’Iraq. Non fu tanto e solo che il periodo storico era convulso ma anche che l’autorevole e cristallina stampa americana dovette scendere a pesanti compromessi con l’amministrazione Bush in nome della sicurezza nazionale. Anni in cui Abramson, giornalista investigativa, dovette barcamenarsi fra le pressioni della Casa Bianca, reporter aggressivi e capi sospettosi che la controllavano e cercavano di farla fuori sbattendola alle pur prestigiosissime pagine culturali.

Jill era sì penna leggera ma anche donna pronta a estenuanti quanto folli battaglie da ufficio. Di lei Bill Keller, direttore a settembre dimissionario diceva: «Come ogni cronista investigativa Jill ti mette in allarme perché pensi sempre abbia secondi fini. Ma io voglio vedere il buono nelle persone: lei è diffidente e sospettosa, l’ideale per guardarmi le spalle». Si capisce perché la ragazza di New York quando si è sentita marginalizzata si è fatta spazio tra i corridoi della redazione ed è andata dritta dall’editore Arthur Sulzberger Jr. a lamentarsi del fatto che il suo nemico, il vicedirettore Raines, cercava di farla fuori in tutti i modi. Alla fine il suo nemico mollò, mollò il suo vice e soprattutto il ragazzo prodigio Jayson Blair, 27enne reporter che si invetava storie di sana pianta smascherato proprio da Abramson. Jill divenne così vice di Keller e sua alternativa naturale. Come risultato professionale ha superato le più fotografate Arianna Huffington, creatrice di The Huffington Post recentemente venduto per oltre 300 milioni di dollari al Aol e Tina Brown, madre di The Daily Beast e neo direttrice di Newsweek.

L’uomo che ha lasciato il posto a una donna 
La Abramson è diventata direttore perché è stato lo stesso Keller, che sembrava destinato a un incarico a vita, a voler lasciare in un momento difficile per il quotidiano, con una crisi nelle vendite e il passaggio alla realtà digitale. Annunciando le novità odierne Sulzberger ha detto di avere accettato la decisione di Keller con «sentimenti misti» ma di essere sicuro che la Abramson rappresenti la migliore decisione possibile.«Bill è venuto a trovarmi alcune settimane fa – ha spiegato l’editore – e mi ha detto che a suo avviso era giunto il momento di lasciare il posto da direttore».

Abramson, la mente del rilancio del Nyt sul web
Che la Abramson sia la persona giusta al posto giusto per il passaggio all’era informatica, lo conferma il suo più recente incarico. All’inizio dell’anno Jill aveva lasciato la sua posizione di vicedirettore esecutivo della redazione per lavorare appieno sulla nuova strategia digitale, ora che i servizi web del prestigioso quotidiano sono a pagamento. L’avevano sostituita a turno tre persone, tra cui il suo nuovo vice Baquet, 54 anni. La Abramson, nata e cresciuta a New York, ha definito la sua nomina «l’equivalente di una ascesa al Valhalla», cioè il paradiso del dio Odino. «A casa mia – ricorda il neo direttore – il Times era l’equivalente di una religione. Se il Nyt lo diceva, era una verità assoluta».
Il fatto di essere la prima donna a dirigere la Vecchia signora in grigio la emoziona in modo particolare. «È molto significativo per me – chiosa la Abramson – perché ci si appoggia sulle spalle di chi ci ha preceduto, e nel mio caso si tratta di Bill Keller».

Ora le sfide saranno numerose, in un momento particolarmente difficile per la stampa quotidiana, con il calo delle copie cartacee e una crescita troppo lenta delle risorse pubblicitarie sul web. Per il New York Times c’è anche la concorrenza del Wall Street Journal, quotidiano newyorchese di Rupert Murdoch, il più diffuso degli Stati Uniti che da aprile 2010 ha anche un inserto di cronaca locale newyorkese. L’avvicendamento avverrà il 6 settembre.

dal Sole24Ore 2 giugno 2011

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