Le donne illuminate di speranza di piazza Duomo

di Paola Ciccioli

Lo so, è retorico. Ma, scusate, devo proprio scriverlo: «Io c’ero». Ieri in piazza Duomo, a Milano, io c’ero. Con una sciarpa arancione che mi aveva prestato la mia amica Brunella, e con un palloncino arancione che aveva gonfiato per me il mio amico Salvatore. C’ero. C’eravamo. Perché lo abbiamo scelto, voluto, desiderato, sperato e, appena un po’, perché anche noi abbiamo unito il nostro respiro al vento del cambiamento.

Non ci bastava esprimere con il voto la nostra volontà. Così, alla vigilia del primo turno delle amministrative, abbiamo organizzato un “aperitivo impegnato” per amici e conoscenti che si sono auto-tassati per tentare di rendere meno impari (dal punto di vista delle forze economiche in campo) la campagna elettorale dell’avvocato Pisapia rispetto a quella milionaria della sindaco uscente Letizia Moratti. Non ci poteva appagare starcene lì a parlare tra di noi, a roderci il fegato e a logorarci di fronte allo scempio quotidiano delle nostre istituzioni. E quanti sono stati quelli che si sono dati da fare, pur essendo fuori da partiti o apparati? Ho ricevuto inviti per merende in campagna, per cene-sottoscrizioni. La mia amica Giuliana, artista, ha messo all’asta le sue opere, tanti altri pittori e scultori, conosciuti e non, hanno fatto altrettanto.

Forse anche per questo ieri è stata la “nostra” festa. Ho ballato e cantato a squarciagola il “Nessun dorma”, oggi mi sento come alla fine di una estenuante maratona.

Della ex sindaco mi resta in mente una frase e non è quella che lei ha pronunciato al termine del faccia a faccia con Giuliano Pisapia negli studi di “Sky”. Quella, per capirci, che conteneva una enorme menzogna a proposito del furto d’auto di cui Pisapia sarebbe stato complice negli anni di piombo. No. Ricordo, e non voglio dimenticare, che Letizia Moratti ha liquidato con un «è soltanto una battuta» le parole pronunciate dal coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani, durante una fastosa cena pre-elettorale. C’erano mille donne sfavillanti, quella sera, a sostenere la sindaco uscente. E Mantovani disse: «Povero Pisapia, lui si deve accontentare di Paola Concia e Rosy Bindi». Ancora volgarità, ancora offese. La deputata del Pd Paola Concia, poi, era stata appena aggredita per strada a Roma mentre con la sua compagna stava andando a un concerto. «Sono soltanto battute», è tutto quello che Letizia Moratti ha ritenuto di dover dire. Non una presa di distanza, non una parola di solidarietà e rispetto nei confronti di due donne ridicolizzate per il loro aspetto fisico, evidentemente non conforme ai canoni della “foemina berlusconensis”. Insomma, donne senza maschere di cera. Vere. Segnate dai dolori e dagli anni, dalle fatiche e dalle sconfitte. Ma in grado di illuminarsi di gioia e volontà per partecipare a un nuovo destino. Le donne del 13 febbraio ma anche quelle di ieri, in piazza Duomo. A Milano.

2 thoughts on “Le donne illuminate di speranza di piazza Duomo

  1. L’italia s’è desta? Bene, brava Milano e brava Napoli, e adesso non desistiamo dalla buona pratica della partecipazione: tallonate i vostri eletti e le vostre elette, è l’unica garanzia che le cose cambino, in bene.

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