Elisa Anzaldo: «Tg1 di parte, non ci metto la mia faccia»

La giornalista ha deciso di lasciare la conduzione dopo molte notizie censurate da Minzolini. La replica del Direttore: «E’ una cosa che riguarda lei». Insorgono Pd e Idv

ROMA – Ha il volto di Elisa Anzaldo, giornalista e conduttrice del Tg1, l’ultima querelle in casa Rai: la cronista con un avviso nella bacheca della redazione ha annunciato di voler rinunciare alla conduzione del telegiornale diretto da Augusto Minzolini, considerato troppo appiattito sulle posizioni della maggioranza e lontano dai criteri di oggettività che dovrebbero sottendere alla corretta informazione. La Anzaldo, come ha raccontatoRepubblica, dice di non volere «mettere la faccia» per un telegiornale che nasconde le notizie per non creare problemi ad una parte politica, nella fattispecie il Pdl. Già ad aprile la giornalista aveva preso posizione contro il suo direttore chiedendo spiegazioni sul perché alcune notizie – dal caso Ruby al caso dei manifesti che accusavano i magistrati milanesi di essere brigatisti – fossero state oscurate o date sottotono rispetto a quanto hanno fatto altri tiggì o carta stampata. Minzolini l’aveva convocata per spiegare perché a suo parere quelle di cui si denunciava la censura non erano in realtà notizie meritevoli di spazio sull’ammiraglia dell’informazione pubblica. Spiegazioni che non hanno evidentemente convinto la Anzaldo che, nei giorni scorsi, ha messo per iscritto la propria protesta decidendo di fare un passo indietro: «Per motivi professionali e deontologici non ritengo più possibile mettere la faccia in un tg che fa una campagna di informazione contro».

IL DIRETTORE E IL CDR – Il direttore Augusto Minzolini, dal canto suo, liquida la vicenda con una battuta: «È una cosa che riguarda lei» si è limitato a dire all’Adnkronos che lo aveva interpellato in materia. Una risposta che non è però piaciuta al comitato di redazione della testata: «Il fatto che la collega Elisa Anzaldo lasci la conduzione del telegiornale è un problema non solo suo, come afferma il direttore Minzolini, ma di tutta la redazione». E ancora: «Sui temi da lei posti, su pluralismo e completezza dell`informazione il Cdr ha più volte sollecitato il direttore ad un maggiore equilibrio, soprattutto dopo le multe inflitte dall’Agcom ed in periodo di par condicio elettorale. E continuerà a farlo, a tutela della credibilità del lavoro di tutta la redazione, anche garantendo tutela sindacale a lei e a tutti i colleghi che – secondo contratto – hanno ‘il diritto insopprimibile di non vedere la propria firma, voce o immagine associata a servizi o notizie nei cui confronti abbiano espresso motivato dissensò. Suona invece di ritorsione la decisione immediata di togliere alla collega la telecronaca del 2 giugno a lei già affidata».

LE REAZIONI – L’opposizione ha commentato negativamente l’episodio. Francesco Pardi, capogruppo Idv nella Vigilanza Rai, evidenzia che «sono sempre di più i professionisti dell’informazione che si vergognano a metterci la faccia o la firma. Non vogliono, insomma, che il loro nome sia accostato al Tg1 del direttorissimo». Pardi cita i precedenti della Busi e dei montatori di corso Sempione. E aggiunge: «A leggere la sua missiva vengono i brividi pensando a quante notizie vengono omesse o manipolate a uso e consumo del megafono di Arcore. Alla Anzaldo va tutta la mia solidarietà e la mia stima, ma mi chiedo quanti professionisti debbano ancora perdere la possibilità di fare bene il loro lavoro, che tra l’altro è un servizio pubblico pagato dai cittadini, prima che cambino le cose». Anche il Pd ha preso posizione sull’accaduto: «Le dimissioni di Elisa Anzaldo – ha detto la senatrice Vittoria Franco – , confermano quel che ormai, dopo la multa salatissima inflitta alla testata dall’Agcom, è chiarissimo: l’aria al Tg1 è diventata irrespirabile. Altro che problema della giornalista, come dice oggi molto poco elegantemente Minzolini. Il problema è di tutti gli italiani, visto che stiamo parlando del servizio televisivo pubblico che dovrebbe garantire pluralismo e libertà di informazione». PerGiuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, la lettera dell’Anzaldo «riguarda la scomparsa dei fatti e le ragioni della perdita di credibilità del più importante tg della Rai e della azienda nel suo complesso» che «ogni giorno rischia di violare i più elementari doveri dell’informazione pubblica: l’equilibrio, l’imparzialitá, la correttezza, la completezza. Le dimissioni di Elisa Ansaldo sono la spia di un malessere che attraversa migliaia e migliaia di dipendenti che, da sempre, hanno amato e amano le ragioni del servizio pubblico. La Rai deve scegliere tra la loro passione e le arroganze di chi ha scelto di legare le proprie fortune ai destini di una sola persona, per di più il proprietario di quella che un tempo era considerata dai grandi dirigenti della Rai del passato, come l’azienda concorrente».

Redazione Online – Corriere della Sera 25 maggio 2011

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