Parla Ricarda

«Io, Paola e la vita a Roma. Dal nostro primo incontro a quegli insulti omofobi»

La Trautmann parla dopo la violenta aggressione verbale nel centro della città mentre camminava mano nella mano con la deputata del Pd. Ricarda, compagna tedesca della Concia: ho avuto paura. Non penso che nella mia terra siano più civili degli italiani ma là questo è un reato che comporta la sospensione dei diritti civili 

ROMA – Il giorno dopo bofonchia in tedesco. «E la prossima volta reagirò anche usando le parole della mia lingua. O magari quelle inglesi, tante volte l’ aggressore riuscisse a capirmi meglio. Non rimarrò zitta, accidenti». Ricarda Trautmann non c’ è l’ ha con gli italiani. Ce l’ ha con le leggi italiane. Le leggi che non ci sono. Mercoledì sera a ridosso della piazza del Parlamento passeggiava mano nella mano con la sua compagna Paola Concia, icona omosessuale, deputata del Pd. Sono state insultate, con violenza e volgarità, da un uomo di una quarantina d’ anni, all’ apparenza. Frasi come lame: «Lesbiche di m… Mi fate schifo. Hanno fatto bene a mettervi nei forni crematori. Dovrebbero rifarlo». La teutonica Ricarda è rimasta attonita, un passo indietro, le gambe che tremavano.

«Ho avuto paura. Quell’ uomo era grande. Grosso. Io sono alta un metro e ottanta ma sono magra, neanche sessanta chili. Lui era immenso. Ho pensato. “Ora ci picchia”. Paola è andata avanti per rispondergli, per reagire. Io lo so che lei non ha paura di niente. A me non sono venute fuori le parole in italiano. In silenzio mi sono messa a guardare la gente che ci stava intorno: una cinquantina di persone. Nessuno ha fatto qualcosa per difenderci. Scattavano fotografie, piuttosto». Ricarda Trautmann, 44 anni, zazzera bionda e profilo altero, viene da Colonia, la città in assoluto più gayfriendly del Vecchio continente. La San Francisco d’ Europa, per dire. Ma non ce l’ ha con l’ Italia. Meno che mai con Roma. «Non dico che un simile orribile episodio non sarebbe potuto succedere anche in Germania. Meglio: non penso che i tedeschi siano superiori o magari più civili degli italiani. Il fatto è che in Germania esiste una legge che un simile episodio lo chiama reato e lo punisce, come si deve. E non ho certo dubbi: sono le leggi in un Paese che determinano i costumi di civiltà».

Ricarda sospira, guarda Paola, cerca il suo consenso. Conosce bene la battaglia che la sua compagna sta affrontando nel Parlamento italiano per far approvare una legge contro l’omofobia, un testo scritto proprio da lei, appena messo piede dentro Montecitorio. «In Germania ce l’ abbiamo già da dieci anni una norma che ci difende. Ma non soltanto noi omosessuali. È un’unica legge, omnicomprensiva. Contro l’ omofobia. Contro il razzismo. Contro le discriminazioni di tipo religioso. A tutela di ogni diritto civile. Non prevede il carcere duro, se non per i recidivi. Ma stabilisce multe severe, e, soprattutto, la sospensione dei diritti civili nei confronti di chi ha commesso il reato».

Non scherzano, in Germania. Per capire: l’uomo che ha insultato Ricarda e Paola mercoledì sera all’ ombra dei palazzi del potere, in Germania non potrebbe mai più salire su una cattedra per insegnare. Perderebbe la patria potestà. Il diritto di stabilire dove lavorare e dove risiedere. Il diritto di votare. O anche di lavorare nella pubblica amministrazione. E dovrebbe faticare non poco prima di sperare di poter riacquistare i suoi diritti. Le multe, invece, in Germania vengono fissate in proporzione al reddito di chi ha commesso il reato. «Per riacquistare i propri diritti civili perduti ci sono percorsi di riabilitazione previsti apposta per questo. E dopo ci sono accurate perizie psicologiche, che stabiliscono se il soggetto autore del reato ha ritrovato il suo giusto equilibrio per riottenere quei diritti. Io, del resto, faccio anche questo come lavoro: sono una psicologa. E mi occupo proprio di questo tipo di perizie».

Adesso è Paola che guarda la sua Ricarda, rapita. Dalle meraviglie del suo Paese all’ avanguardia di civiltà, certo. Ma anche dal suo sguardo, algido e fiero. Si sono conosciute a Roma, Paola e Ricarda. Un raduno omosessuale dove Paola Concia, come sempre, parlava e parlava e parlava, e a Ricarda è bastato ben poco per capire che per tornare in Italia non avrebbe più avuto certo bisogno di pretesti di meeting internazionali. Sono più di tre anni che Paola e Ricarda salgono e scendono dagli aerei per dividere tutto il loro (poco) tempo libero. Hanno anche programmato di celebrare un gran matrimonio, un giorno di questi. In Germania ovviamente, visto che nel Paese dove è nata Ricarda la legge per i matrimoni fra le persone dello stesso sesso è stata approvata proprio nello stesso anno del testo unico sulle discriminazioni civili.

Alessandra Arachi 

dal Corriere della Sera 23 aprile 2011 

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