Rimossa dal cortile della scuola la campagna pubblicitaria osé

La contestata campagna di Silvian Heach firmate da Terry Richardson

Una mamma: «Siamo soddisfatte». La maestra: «I bambini ne parlavano tra loro»

MILANO – Hanno vinto le mamme e le maestre. Poco prima delle 16 di venerdì una squadra di operai ha rimosso la foto della modella senza slip. Una scala telescopica, dieci minuti di lavoro ed oplà: la ragazza sparisce dal cartellone che faceva «bella» mostra di sé proprio davanti al cortile della scuola elementare Renzo Pezzani di viale Puglie a Milano.

LA FOTO– L’immagine «incriminata» è quella che pubblicizza la nuova collezione di abbigliamento donna Silvian Heach primavera estate 2011. Attraverso i suoi legali, l’azienda sostiene che, trattandosi della foto del grande Terry Richardson, ci si trovi di fronte a un’espressione artistica. Secondo l’Arav Fashion spa «bisogna essere più cauti nel dare «apodittici giudizi morali, che rischiano di apparire evidentemente ipocriti». Una mamma però non era d’accordo e, supportata dalla dirigente scolastica e da altri genitori, si era rivolta prima alla polizia municipale poi alle autorità competenti. Il Comune si era dichiarato incompetente ma si era detto disponibile a cambiare le procedure. Cioè a «responsabilizzare le ditte concessionari della pubblicità nel fare segnalazioni preventive all’istituto dell’Autodisciplina pubblicitaria, pena la revoca dell’autorizzazione all’impianto pubblicitario». Fonti interne all’azienda spiegano che per ora non si pensa di ritirare la contestatissima campagna, presente in molte città italiane, anche perché la durata prevista è soltanto di due settimane, ed è praticamente agli sgoccioli.

LA MAESTRA – «Ancora stamane una bambina – racconta Elena Miglietta, insegnante d’italiano – mi ha preso per mano e mi ha portato sotto il cartellone. E mi fa: “Guarda di sotto… guarda… quella è senza mutande”. La piccola di sette anni se ne accorta adesso dopo dieci giorni. Per non dire le discussioni tra bambini. Li sentivo dire tra loro: “Queste cose non si fanno…”. Ora siamo soddisfatti, più che altro per i piccoli». A chi li accusa di essere troppo moralisti, perché in fondo i bambini potrebbero vedere la stessa pubblicità in altri cartelloni sparsi in città, gli insegnanti rispondono: «Non siamo moralisti. Non ci interessa il discorso sulle pubblicità sessiste. Quella immagine era molto chiara ed esplicita. Certo, il nostro sembra un discorso ipocrita, ma quando i bambini sono fuori dalla scuola, in giro per la città, se ne occuperanno i genitori a dare la risposta giusta ai loro interrogativi. Il problema è che qui a scuola ne parlavano fra di loro».

LA MAMMA – Una delle mamme che si era rivolta al Comune si dice soddisfatta: «Pensiamo che fare delle differenze sia già qualcosa: cioè non è la stessa cosa avere un’immagine del genere in un cortile di una scuola o averla in un angolo qualsiasi della città. Certo vorremmo non ci fosse da nessuna parte, ma è già qualcosa».

Nino Luca
dal Corriere della Sera – 25 febbraio 2011

2 Risposte

  1. Altroché, ci dimostra che se vogliamo possiamo. Ciao, Paola

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