Quelli che… aspettano

Per fine gennaio era attesa la sentenza nel processo al TAR Lombardia per l’annullamento della nomina dei 16 assessori, 15 uomini e 1 donna, per contrasto con lo Statuto regionale che all’art. 11 impone il “riequilibrio di genere negli organi di governo della Regione”.  Il ricorso, ammesso  all’esame nel luglio del 2010, è stato discusso nella udienza dibattimentale dello scorso dicembre. In Lombardia l’attesa e la tensione sono al massimo per una sentenza che vede per la prima volta coinvolta una Regione per violazione della normativa europea e italiana in tema di pari opportunità.

Quando si conoscerà il verdetto ? Lo chiediamo agli avvocati Ileana Alesso,  Massimo Clara e prof. Marilisa D’Amico che hanno sostenuto le ragioni dei ricorrenti. “I tempi per la pubblicazione della sentenza, con il nuovo codice del processo amministrativo, sono previsti a breve”rispondono gli avvocati “ma la questione è peraltro particolarmente complessa e la sentenza avrà grande rilevanza poichè la giurisprudenza fin qui si è solo occupata dei Comuni e delle Province che hanno una normativa diversa da quella applicabile alle Regioni. Qui è in discussione la portata degli statuti di nuova generazione delle Regioni e dunque è una sentenza che per la prima volta si pronuncerà sulla questione costituendo un precedente autorevole e” concludono gli avvocati  “lasciamo che i giudici decidano con tranquillità, l’udienza è durata un ora e mezza, i giudici hanno ascoltato con molta attenzione, l’interesse mediatico è alto ma si tratta di attendere l’esito con tranquillità”.

Nella causa, promossa da quattro elettrici e dalla Associazione art. 51 laboratorio di democrazia paritaria, sono intervenute le associazioni milanesi, DonneInQuota, Usciamo dal Silenzio e un gruppo di donne avvocato, tra cui diverse componenti del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Milano, nonchè la associazione nazionale UDI, Unione Donne in Italia,   per supportare le ragioni della causa e la attuazione di una democrazia compiuta in forza dei principi di cui agli artt. 3 e 51 della Costituzione.

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