Manifestazione 29 gennaio – Mobilitazione 13 febbraio

Care amiche, condividiamo con tutte le donne che hanno organizzato e partecipato alla manifestazione del 29 gennaio la soddisfazione e l’orgoglio per il risultato raggiunto: riteniamo uno straordinario successo che diecimila persone abbiano aderito a una mobilitazione partita dal basso, diffusa attraverso la rete, il passaparola, la passione di tante, l’impegno di tutti.

Vi ricordiamo quindi che il prossimo appuntamento è per il 13 febbraio in tutte le piazze italiane. All’iniziativa promossa dall’appello “Se non ora quando?” che trovare in rete, si può aderire andando su: http://www.petizionepubblica.it/?pi=Mobdonne

per avere informazioni: mobilitazione.nazionale.donne@gmail.com

Per quanto riguarda Milano, non è stata ancora presa una decisione su quale sarà la piazza della manifestazione, vi faremo sapere appena ne saremo informate. A proposito della riunione di Di Nuovo del 28 gennaio, dalla quale sono emersi molti contributi interessanti e il desiderio di rivedersi per discutere operativamente almeno di tre o quattro proposte, diciamo che entro un paio di settimane saremo in grado di indicarvi un prossimo appuntamento. Un carissimo saluto e a presto risentirci,

DiNuovo Milano – Milano, 1 febbraio 2011-02-1

2 thoughts on “Manifestazione 29 gennaio – Mobilitazione 13 febbraio

  1. ciao, desidero tanto condividere la voglia di guardare oltre l’indignazionie oltre le gnocche del premier e mostrare il bello di tutte le donne italiane che dicono di avere altri valori. Io voglio una manifestazione di gioia, di richieste per il futuro, di positività: unico segnale che siamo in grado di guardare avanti, che siamo belle (nel senso vero della parola), che abbiamo idee e proposte, possimao farlo? Possiamo pensare a noi per questa volta e non a berlusconi?

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    La donna, l’uomo e i diritti in Italia (13 febbraio 2011)
    di Matteo Tuveri

    Con piacere vengo a conoscenza della giornata di mobilitazione (13 febbraio p.v.) dedicata alla lotta contro la visione e l’uso commerciale e sessista del corpo e della figura della donna nella società italiana, a opera di mass media e persone che stanno cercando, in varia misura e grado, di inficiare le numerose lotte portate avanti dalle donne fra gli Anni ’50 e ’60 e che, tuttavia, sono iniziate ancor prima dell’unificazione italiana, e delle quali personalità come Anna Maria Mozzoni, Nilde Iotti e Adele Faccio sono solo la punta di un iceberg enorme di dignità tutta femminile che contempla però numerosi altri nomi che ora, per motivi di spazio, non mi è concesso citare.

    Questo uso scandaloso della figura della donna arriva a toccare punte estreme nei tentativi di annullare la loro dignità personale attraverso pubblicità, personaggi e fatti atti a rinverdire le divisioni tradizionali fra i sessi, a riproporre un corpo femminile asservito al sesso, all’uomo “dominatore” e alla visione immanente della donna, una visione femminile che oscilla fra la figura della Vergine, solo moglie e madre fedele e silenziosa, e la figura della prostituta, barocco e sgargiante emblema del corpo-oggetto; figlio della donna craxiana e poi berlusconiana, della Milano da bere, del Bunga Bunga e del velinismo (e gli aggettivi potrebbero continuare). Un rampantismo utilitaristico che oggi bisogna ripudiare in nome di una sobrietà laica e pluralista, aperta alle differenze e all’accoglienza dell’altro.

    Dietro questi due prototipi inventati da pubblicitari, politici e uomini di fede in malafede, sta la vera donna che mai, e dico MAI, è possibile ridurre e ricondurre solamente a un prototipo. Esistono le donne, le donne madri, le donne mogli, le donne single, le donne lesbiche, le donne suore, le donne prostitute, le donne affermate, disoccupate, precarie, impegnate, disilluse che affollano ogni giorno le strade e le metropolitane di questo povero paese chiamato Italia. Tutte queste donne hanno lottato e sofferto nei secoli per unificare il paese, per portarlo avanti durante le due guerre, per liberarlo dagli invasori e per formarlo a loro immagine durante le lotte per l’interruzione di gravidanza, per il divorzio, per un lavoro e un salario uguale a quello degli uomini, per un posto nel mondo che sia solamente loro, dovesse essere in un convento, in uno studio legale o una fabbrica o in un campo di pomodori. Sono queste le donne italiane, quelle che incontriamo ogni giorno, senza gioielli, farfalle di brillanti e senza il cartellino del prezzo sull’orribile seno rifatto.

    A queste donne bisogna dare il nostro appoggio, prima di tutto in quanto esseri umani, perchè i Diritti Umani, imprescindibile diritto di ogni uomo e donna al riconoscimento delle proprie esigenze di rispetto della dignità, sono la base fondante di ogni essere vivente. Bisogna dare a queste donne il nostro appoggio perchè artefici attive della società civile (ma anche religiosa e militare) e perchè faccia complementare della stessa medaglia dell’essere umano, l’altra faccia di questa medaglia è quella dell’uomo, genere al quale appartengo e che senza la donna diventa un essere sociale e politico incompleto e inefficace. Diventa una società demagogica e inefficace, quella società che escluda anche un solo suo membro. Questo succede ogni giorno con le donne, gli omosessuali, i bambini, gli immigrati, i disoccupati, i precari e tantissime altre categorie.

    Dunque, l’eterna situazione di asservimento della donna nei confronti dell’uomo assume oggi un carattere più generale che ci impone una riflessione e l’esigenza di difendere e vigilare sui Diritti Umani, sulla reale situazione della democrazia in Italia e sulla conformità reale della nostra Costituzione nei confronti di donne, uomini, coppie e bambini. Parlare di diritti delle donne, difenderli, non è dunque solamente un gesto altruistico, ma anche un gesto egoistico, perchè scendere in piazza con loro significa imporre all’opinione pubblica una pressante riflessione sull’onestà nell’amministrazione della Cosa pubblica e sulla condizione dei Diritti Umani in Italia. Parliamo di coppie di fatto, coppie omosessuali, diritto al lavoro, precariato e salvaguardia dell’ambiente. Ma si parla di questo sui giornali e soprattutto in Parlamento? Quale sarà il “dopo” e il futuro per le donne e tutte le categorie ai margini? Bisogna tracciare percorsi, educare, agire ogni giorno.

    Solo una società conscia del valore delle sue donne e dei suoi uomini, e del giusto rapporto fra i sessi, riuscirà a capire e a portare a compimento i dettami della Costituzione italiana, nella quale credo profondamente in quanto cemento fondante della nostra società civile e laica.

    Link: http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150096108216017&id=176821918704

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