Respirare aria pulita

di Concita de Gregori

Ho respirato aria pulita, ho incontrato persone magnifiche nelle ultime quarantott’ore ed ho ascoltato parole bellissime: è talmente un sollievo, di questi tempi, che voglio condividerlo con voi.  Mi hanno invitata le donne, sia a Udine che a Milano. A Udine, anzi a Percoto – a casa loro – Giannola Nonino e la sue figlie. A Milano Iaia Caputo, scrittrice, che ha raccolto al volo la richiesta che sale dalla rete, dal nostro sito e da molti altri, «se non ora quando?» e con un gruppo di amiche, un furgoncino e qualche centinaia di palloncini bianchi ha portato in piazza della Scala diecimila persone. Vi dico di Percoto.

Giannola, che è il motore della famiglia Nonino, ha deciso molti anni fa di rinunciare a fare pubblicità commerciale e di investire piuttosto la somma equivalente e parte dei profitti dell’azienda (che va bene, è a conduzione familiare ed esporta qualità nel mondo) nel premio Nonino divenuto negli anni uno dei più prestigiosi e preveggenti del pianeta. La sera le donne Nonino invitano la giuria a i premiati a casa loro, una casa grande ma semplicissima, di paese, a qualche chilometro dalla città, per stare con gli amici a parlare. Ci si trova a tavola, dunque. La nonna, i nipoti che qualche volta sbuffano e mandano sms dal cellulare, il premio Nobel Naipaul discorre con Claudio Magris, la piccola di casa che parla della scuola, Renzo Piano che spiega a un gruppo di ragazzi come saranno le “case che respirano”, l’architettura rispettosa dell’ambiente i palazzi che faranno a meno dell’aria condizionata, d’ora in avanti, mentre Frances Moore Lappè eco scienziata americana dagli occhi magnetici (non pubblicata e dunque sconosciuta in Italia ma adorata dai giovani che si informano altrimenti) spiega che nel mondo c’è abbastanza cibo per tutti: quello che manca è la democrazia. Javier Marias parla del futuro che non potremo attraversare, della scrittura pessimista ma resistente, Edgar Morin e Norman Manea di come sia possibile tradurre. E le donne, tutte le donne presenti chiedono e ci chiedono che altro deve ancora succedere perché torniamo ad essere il paese che eravamo che potremmo essere ancora mentre Irenaus Eibl Eibesfeldt, 83 anni, etologo austriaco allievo di Lorenz, spiega ad una adolescente di casa che gli europei potrebbero estinguersi piuttosto rapidamente, l’unica chance consiste nel separare l’istinto dalla ragione e salvare con saggezza l’identità di gruppo.

L’adolescente è attratta soprattutto dal passaggio istinto-ragione e dal paragone con il babbuino che lo illustra, segue supplemento di spiegazione del magnifico ottuagenario di sublime saggezza.
Mai nessuno, mai, ha nominato altri babbuini né altri istinti che non fossero quelli utili alla parabola didattica, come l’anatra di Lorenz. Sono rimasti – gli innominabili componenti del bestiario nazionale – miracolosamente fuori dalla casa di Percoto ed è stata una serata magnifica in cui pareva di vivere nel più bel paese del mondo, accogliente, semplice, aperto, curioso, tollerante e capace di cucinare le migliori pietanze del pianeta a corredo dello scambio di pensieri.

Il giorno dopo, a Milano in piazza della Scala, il bestiario campeggiava invece sui cartelloni delle migliaia di donne (ma molti uomini anche, davvero) arrivate a dire, come avrebbe detto Javier Marias, «basta ja». Ora basta. C’erano moltissime ragazze giovani, non ancora la maggioranza ma una buona quota, tutti avevano una sciarpa bianca un palloncino, la Scala là dietro faceva ricordare a tutti che Milano è Milano, perbacco, se non si comincia da Milano allora da dove? Mi hanno avvicinata elettrici di centrodestra dicendomi ha ragione, siamo con lei. Sandra R., leghista, mi ha lasciato la sua mail: teniamoci in contatto, vedrà che Bossi si sgancia perché capisce.

Dario Fo e Franca Rame sono arrivati coi loro meravigliosi anni e sono saliti anche loro sulla panchina che faceva da palco, come all’inizio di tutto mille anni fa, e hanno spiegato, loro e molti altri come e quanto sia volgare e pericoloso questo tentativo di dire tutti colpevoli nessun  colpevole, sono tutti uguali, non c’è differenza, facciamo parlare le due parti in causa, tipo la vittima e il carnefice, così è garantito l’equilibrio.

Non è vero, non sono tutti uguali, l’assassino e la vittima non possono partecipare alla pari al dibattito, esistono regole, esistono leggi, esistono i figli di quelli che negli anni Settanta predicavano il libero amore che era davvero libero perché era gratuito, era davvero amore perché era volontario, non si capisce cosa c’entri  la rivoluzione dei costumi sessuali con il bordello istituzionale, se paghi quaranta ragazze alla volta per giocare a scopone scientifico con loro l’amore non c’entra niente, la libertà è caso mai quella di mercato che finisce sempre che ti si ritorce contro. Spogliano dei candelabri il palazzo un attimo prima che bruci, da che mondo e mondo, i servitori. C’era una bella atmosfera, serena e quieta ma ferma, in piazza della Scala, molte donne anziane commosse, una nonna mi ha presentato sua nipote di vent’anni e mi ha detto è lei che mi ha portato qui, io aspettavo di sapere dalla tv se l’appuntamento di oggi fosse confermato e lei mi ha detto: «Dalla tv, nonna? Ma che sei matta? La tv non di dà mai una notizia, ti racconta solo favole per tenerti ferma qui e rimbecillirti. Spegnila, dai. Vestiti, che usciamo».

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