L’esercito delle “belle” in servizio permanente

di Lidia Ravera

A guardarle, ampiamente fotografate sui giornali, le ragazze che sollazzano il sultano nelle segrete del castello di Arcore, sono proprio impressionanti. Non la prima volta, o la seconda che le guardi, non guardate una per volta, ma dopo giorni e giorni che le guardi, e tutte insieme, mentre illustrano, con i loro decolleté, gli eventi. Ci sono le montenegrine, le napoletane, le brasiliane, le egiziane, le dominicane, le romane, le milanesi, le oriunde, pelli chiare, pelli ambrate, pelli scure… ma una caratteristica ce l’hanno in comune, tutte quante: non hanno giovinezza nello sguardo. Hanno occhi duri, stanchi e rapaci. Sono lottatrici, aggressive, toste. Hanno bellezze professionali, si muovono consapevoli, in ogni momento, della “fortuna su cui sono sedute”. E’ come se avessero sempre davanti uno specchio. E’ come se fossero sempre in posa. Al telefono, troppo stupide per prevedere l’inevitabile intercettazione, parlano l’una con l’altra come commilitone, l’esercito delle “belle” in servizio permanente effettivo, si scambiano previsioni e strategie, confrontano successi e preoccupazioni.

Quello che manca completamente, a tutte, anche alle minorenni, è l’appeal della “Lolita” quella “grazia arcana, il fascino elusivo, mutevole, insidioso e straziante” legato al fatto di essere “ignare del proprio fantastico potere”. Sono parole di Vladimir Nabokov, che “di questa apparizione letteraria, poi trasfusa al cinema e nella società, è il dotto inventore”, come scrive Sandra Petrignani, in un bellissimo articolo-saggio apparso su “Il Foglio”, una sorta di fenomenologia della ninfetta. No, non sono ninfette, le veline, meteorine ed escortine che investono le loro grazie per sistemarsi e sistemare la famiglia. Amministrano come ragionieri la partita doppia delle loro danze, spogliarelli, toccatine, scopatine. Non c’è niente di “effimero” nella loro bellezza truccata, ritoccata e offerta all’utilizzatore finale. Hanno 17 anni, 22, 25 , ma faranno di tutto per prolungare la loro carriera di addette alla soddisfazione delle voglie dei potenti. Con l’ausilio della chirurgia plastica potranno esercitare fino a 50 anni. A 60, a 70. Avranno sempre lo stesso sguardo. In fondo, sono già vecchie.

dal blog di Lidia Ravera sul sito del Fatto – 30 gennaio 2011

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