Come tu mi vuoi? Donne a pezzi nell’immaginario di alcuni uomini italiani

Il Consorzio “Vera pelle italiana conciata al vegetale”, basato in Toscana, con lo scopo, si presume, di far conoscere un prodotto artigiano nazionale di grande qualità, ha commissionato al signor Toscani un calendario corredato da fotografie in primo piano di 12 pubi femminili, di donne o di ragazzine: nient’altro che pelle e pelo, anzi, come scrive Toscani stesso nella presentazione del calendario su Internet, 12 “magnifiche tarte au poil” (torte al pelo).

Il calendario è stato presentato alla Stazione Leopolda a Firenze, il 13 gennaio, in un “evento” su “La forza della natura. Incontro sulla femmina”, organizzato dal Consorzio in collaborazione con Rolling Stone Magazine e Pitti Immagine, con ospiti d’onore quali Crepet, Sgarbi e Ripa di Meana. Lo Spazio Alcatraz, dove si svolgeva il tutto, era stato allestito per l’occasione con 12 pezzi di pelle attaccati a dei ganci, tra le colonne della sala, per rendere ancora più esplicita l’associazione tra pelle di donne e pelle conciata degli animali.

Che dire che non sia già contenuto nelle immagini, nelle parole degli ideatori, autori e promotori di questa iniziativa?

Che ridurre le donne esclusivamente a corpo, e ancor più a pezzi di corpo, le rende oggetti, le umilia, ci umilia, profondamente? Che questi pezzi di donna, questi pubi senza corpo, ci ricordano fin troppo bene le donne, migliaia, milioni in tutto il mondo, e anche nella stessa Firenze, uccise e fatte a pezzi da serial killer, ma anche da amici, amanti, mariti o ex-mariti?

Che ci mettiamo nel corpo, nella testa e nel cuore di quella ragazza che arriva magari per un colloquio di assunzione, e si trova, nell’ufficio del potenziale datore di lavoro, appeso alla parete o nel formato da scrivania (ebbene sì: ci sono due formati) questo bel calendario, con il pube del mese sbattuto in primo piano? Per quanto preparata, baldanzosa e sicura di sé possa arrivare all’appuntamento, questo approccio non la mette forse al “suo” posto, quel posto subordinato che la società italiana le ha assegnato, e che le viene ricordato continuamente, con parole e immagini, appena osa alzare la testa?

Quanto piacerebbe a un uomo, che deve incontrare una donna a cui è gerarchicamente subordinato (la capo-reparto, la dirigente, l’insegnante) trovarsi faccia a faccia con il suo pene, i suoi testicoli, il suoi peli? Ma né il Consorzio né Toscani hanno pensato a un calendario che sbattesse i pubi maschili in primo piano, perché esporre, e buttare in faccia anche a chi non le vuole vedere, le parti intime di qualcuno, si fa con chi è subordinato, non certo con chi è dominante. Né è facilmente immaginabile la situazione di un uomo aspirante a un lavoro, di fronte a una dirigente che ha sulla scrivania tale calendario. Non solo perché (speriamo) una donna avrebbe la consapevolezza di quanto tale scelta sia, come minimo, inopportuna: ma perché in Italia le donne ai vertici, nel mondo dell’industria, dei media e della politica sono pochissime, e queste vergognose assenze fanno sì che l’Italia sia quasi ultima in Europa per quanto riguarda il Gender Gap Index1, quell’indicatore internazionale che misura la disuguaglianza tra uomini e donne in un determinato paese.

Se le immagini di questo calendario non bastassero, le parole che lo presentano ribadiscono l’idea che della donna hanno i promotori dell’iniziativa: che, per l’appunto, come dice il titolo del seminario, non è “donna” ma è “femmina”, un concetto che rimanda deliberatamente all’animalità; e che lungi dall’essere soggetto è oggetto, anzi è “prodotto”. Toscani lo dice chiaramente su Internet: “Quelli della Pelle Conciata al Vegetale realizzano un prodotto unico al mondo, proprio come la pelle di questa natura”. Quindi la pelle delle donne come prodotto, associato alla pelle di animali (maiali? mucche?) uccisi per essere poi scuoiati e conciati….

Sono tollerabili queste immagini, questi messaggi? Se in una pubblicità analoga, al posto del pube, dei peli delle donne, ci fossero parti del corpo di altri gruppi storicamente dominati o sterminati, lo accetteremmo? Sarebbe accettabile se ci fossero i capelli o i denti degli ebrei, a fare la pubblicità di un tessuto o di un sapone naturale?

Coerentemente con la violenza implicita nel messaggio del calendario, c’è stata la violenza esplicita: nell’incontro di presentazione, le donne del gruppo femminista Frida hanno voluto leggere un comunicato di protesta: sono state interrotte, insultate e schernite dagli ospiti presenti, ed è stato loro impedito di continuare.

Per concludere, il signor Toscani non merita che si sprechino su di lui troppe parole. Gli piace credersi un “artista maledetto”, quando non è né l’uno né l’altro. E’ un tale che facendo foto che aggrediscono e offendono la sensibilità di molte persone, si fa un sacco di soldi. La “libertà” artistica che rivendica, è la libertà del mercato, del neo-liberismo senza regole e senza etica di oggi, in cui tutto – comprese le persone o gli organi delle persone- sono in vendita. Che ricavi un lauto profitto fotografando pubi di donne per far pubblicità a un trattamento di concia della pelle di porco è un’altra indicazione dei tempi sciagurati che vive questo sciagurato paese.

Lo Iap, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, ha preso posizione contro il calendario, ma non basta 2.

Chiediamo:

-che il Consorzio “Vera pelle italiana conciata al vegetale” ritiri i calendari distribuiti, rifletta sulle reazioni indignate e prenda le distanze dalla campagna

– che il giornale Rolling Stones che ha distribuito il calendario ritiri le copie invendute e che sul prossimo numero dedichi due pagine per le critiche alla campagna, incluso il comunicato dell’Associazione Frida

Chiediamo:

agli uomini che non si riconoscono in queste immagini – di donne ridotte a pubi e di uomini che questo dalle donne vogliono- di fare sentire la loro voce, alta e forte.

A questi uomini diciamo: avete più potere, più spazio sui media, e più tempo libero di noi donne: questa posizione è privilegiata, quindi ingiusta, ma intanto potete usarla per farvi sentire più facilmente di noi

Chiediamo:

alle lavoratrici e ai lavoratori del Consorzio “Vera pelle italiana conciata al vegetale” e ai loro sindacati di esprimere il loro parere in proposito; suggeriamo loro inoltre di esigere dai dirigenti del Consorzio di rendere pubblico il costo della campagna stessa (onorario a Toscani; stampa calendari; presentazioni pubbliche).

Ci riserviamo inoltre di indagare su quali siano i prodotti contraddistinti dal marchio “Vera pelle italiana conciata al vegetale”, e se necessario di promuovere una campagna di boicottaggio di questi prodotti, in Italia e all’estero.

Patrizia Romito e la Casa Internazionale delle Donne di Trieste.

Per informazioni: Patrizia Romito, romito@univ.trieste.it

Trieste, 16/1/2011

1 L’indice sintetizza quattro ordini di indicatori, relativi rispettivamente alla salute, all’istruzione, al potere politico, e alla partecipazione e alle opportunità lavorative ed economiche. Dato che sul piano della salute e dell’istruzione le donne italiane non sono svantaggiate, il fatto che il nostro paese sia precipitato così in basso nella lista (L’Italia è preceduta da 26 paesi, e seguita solo da tre: Repubblica Ceca, Grecia e Albania) è dovuto alla scarsissima rappresentanza politica femminile (l’Italia è ben al di sotto la media europea) e al grande divario tra uomini e donne nel mercato del lavoro e nelle possibilità economiche (Hausmann, Tyson & Zahidi, 2009). L’Italia è anche agli ultimi posti nei paesi industrializzati per quanto riguarda la divisione del lavoro domestico e di cure nella coppia (Seager, 2003).

2 Ecco la notizia del provvedimento, da Repubblica di Firenze:

L’organo ha emesso una “ingiunzione di desistenza della diffusione del messaggio” ritenendo la comunicazione “offensiva della dignità della persona, in quanto il corpo femminile viene equiparato alla ‘pelle conciata’, ovvero sia ad un prodotto che ad un animale, ovvero un animale ucciso, sezionato e trasformato in prodotto di lavorazione”.

I calendari che sono già oggi in edicola, allegati alla rivista – spiega Vincenzo Guggino, segretario generale dell’Iap – credo che rimarranno là dove sono. Non so che cosa deciderà di fare l’editore, ma non è nelle nostre possibilità intervenire su quel che è già in diffusione perchè sarebbe, tra l’altro, censura preventiva. E’ un po’ come per un messaggio pubblicitario trasmesso in televisione. Noi inibiamo ma su quel che è già stato trasmesso non c’è alcuna possibilità di intervento, naturalmente”.

L’Istituto precisa, inoltre, che il “provvedimento ingiuntivo acquisterà efficacia di decisione allo scadere del termine previsto”, ovvero il 24 gennaio, qualora la parte non proponga “motivata opposizione”.

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