Caso Ruby: “Calpestata la dignità delle donne”. Le donne del Pd si mobilitano

Dopo gli ultimi sviluppi che hanno interessato il premier, dalla segreteria del partito arriva la proposta di una raccolta firme da fare in tutta Italia: “Adesso basta. Esigiamo rispetto. Il capo dell’esecutivo ci imbarazza davanti al mondo”
ROMA – Raccoglieranno firme in tutta Italia per difendere la dignità delle donne che il Premier con gli ultimi sviluppi sul caso Ruby, ha calpestato. A lanciare la mobilitazione è il Partito democratico in particolare le donne della segreteria Pd che hanno fatto la proposta durante la riunione nella sede del partito. “E’ stata calpestata la dignità delle donne – hanno spiegato – esigiamo rispetto”. “Parte la mobilitazione del Pd con la raccolta di firme in tutt’Italia, per chiedere il rispetto della dignità delle donne, calpestata dalle ultime vicende che interessano il presidente del Consiglio”, rende noto un comunicato del partito.

“Presidente, ora basta. Si dimetta adesso. Liberi l’Italia dall’imbarazzo”, continua il comunicato. Lo spettacolo indecoroso che sta offrendo al mondo intero non è degno di un Paese civile. Ciò a cui stiamo assistendo supera ogni limite, in un decadimento dei costumi e della morale pubblica, a cui pure ci aveva tristemente abituato, che oggi precipita all’estremo della prostituzione minorile”, scrivono nella lettera Roberta Agostini, Stella Bianchi, Cecilia Carmassi, Annamaria Parente, Francesca Puglisi.

“E’ intollerabile che i suoi comportamenti la espongano all’accusa di essere il diretto protagonista e impresario del set degradante che ci ha già propinato in decenni di trash televisivo. Ed altrettanto intollerabile è che proprio lei, che a parole sbandiera il primato del merito e della famiglia, nei fatti cerchi solo un patetico acquisto di favori sessuali, riducendo le donne a merce e oggetto di scambio. Le donne di questo Paese sono altro: sono talento, lavoro, impegno, fatica, bellezza, cuore, passione, dignità e serietà. In nome della nostra dignità e serietà, esigiamo rispetto”, concludono nella lettera.

Il caso Ruby tocca tutti, le donne in particolare. E mentre le ministre del Pdl scendono in difesa del premier definendolo un perseguitato e la prima vittima di un massacro mediatico, le donne della segreteria del Pd decidono di raccogliere firme per chiedere il rispetto di una dignità femminile che in questi ultimi giorni, è stata più volte “calpestata”. Ma parlano anche di “dignità del Paese”.

“Ora basta. Non è il momento di opportunismi politici e silenzi. Le donne del Pdl devono parlare e pretendere la verità su questa storia. E’ in gioco la dignità del Paese e di tutte le donne. Penso a colleghe di valore come Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Giorgia Meloni, Annagrazia Calabria, Beatrice Lorenzin e tante altre. Questo è il momento di alzare la voce e dire basta. Sarebbe un gesto di grande libertà e dignità civile. Chi tace, in questo momento, si rende complice”, ha detto Marianna Madia, deputata del Pd.

Dura la deputata del Pd Rosa Villecco Calipari secondo la quale le donne per Berlusconi sono “merce da comprare con soldi, case o gioielli. Oggetti usa e getta. Accessori da esporre in pubblico per sembrare più giovane, più in gamba, più potente. Non so da quanti anni non mi capitava più di leggere o ascoltare frasi che riportano indietro di decenni”, ha detto. “La dignità e il rispetto che abbiamo conquistato sono sacrificati sull’altare del presidente del Consiglio che usa i suoi soldi, il suo ruolo e il suo potere. Nessun giudizio morale sulle ragazze o sull’uomo Silvio Berlusconi, ma una severa condanna politica del premier che con il suo comportamento umilia l’Italia. Lasci il governo, ci liberi dall’avere un capo dell’esecutivo che c’imbarazza di fronte al mondo”.

da la Repubblica – 18 gennaio 2011

3 thoughts on “Caso Ruby: “Calpestata la dignità delle donne”. Le donne del Pd si mobilitano

  1. capisco lo scetticismo di manu, ma quando persone che non abbiamo avuto motivo di apprezzare in passato, dicono qualcosa che potremmo sottoscrivere, non c’è motivo di disprezzare il “ripensamento”: i distinguo tra di noi non cancellano l’eventuale unanimità di vedute su alcuni temi, indipendentemente dalle ragioni che ispirano ciascuna, compreso l’opportunismo politico.

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