We want sex, un film che fa al caso nostro

Forse è un po’ troppo ottimista ma davvero carino. Ecco la recensione del film di Nigel Cole, apparsa sul Fatto del 2 dicembre (siglata AM Pasetti).
«Lungi dall’eros che il “sex” indurrebbe a evocare, la vibrante commedia sociale di Cole (Calendar Girls, L’erba di Grace) è uno dei migliori cine-esempi di conciliazione tra impegno e divertimento. Perché, tra risate e acconciature da Swingin’ London, racconta e incide il senso del fondamentale sciopero delle 187 operaie della Ford di Dagenham che portò all’equiparazione salariale tra donne e uomini. I ritmi sono perfetti, come la ricostruzione di quella porzione di mondo dei Sixties che cambiò la storia. Dimostrando che dall’arguzia delle magnifiche signore della working class che fu c’è ancora tanto da imparare. Altro che escort e veline.

2 thoughts on “We want sex, un film che fa al caso nostro

  1. Ho trovato un’altra recensione, firmata Paolo D’Agostini, su Repubblica del 31 ottobre. Eccola:
    «Oggi sembra facile. In quel finale di anni 60 – visti dall’esiguo reparto femminile dell’immenso stabilimento della Ford britannica di Dagenham – così distante dalla swinging London, in quello scorcio di ’68 così distante dalle marce studentesche di Parigi, si consumò una di quelle rivoluzioni dimenticate che le minoranze coraggiose vincono per rendere migliore il futuro di tutti.
    E’ la storia ricordata da Nigel Cole (L’erba di Grace) In We want sex. Le 187 operaie addette alle tappezzerie non andavano a caccia di sesso durante lo sciopero che sfidò il colosso mondiale, il governo laburista di Harold Wilson, e la diffidenza maschile a ogni livello: quella dell’establishment sindacale (impreparato a una tale manifestazione di autonomia) e dentro le rispettive case e tra i compagni di lavoro in fabbrica. Quelle 187 donne, guidate dall’esile Rita O’Grady, protestarono contro l’ingiustizia che le declassava a “operaie non qualificate”, rivendicavano la parità salariale con gli uomini, senza alcuna esperienza politica ingaggiarono una grande battaglia per i diritti.
    We want sex perché quando vanno a incontrare il ministro Barbara Castle lo striscione che innalzano non è del tutto srotolato e non si legge la parola “equality”: non “vogliano sesso” ma “vogliamo parità sessuale”. La trattativa tra donne risulterà decisiva: nel ’70 l’Inghilterra sarà all’avanguardia con la prima legge sulla parità.
    La qualità del film, a differenza delle commedie operaie alla Full Monty di cui non ha rabbia maschile, è nel mettere in campo senza furbizie una visione femminile dei processi di trasformazione: aliena dal gioco delle parti nelle stanze del potere. Anche se molte esponenti del sesso femminile, negli anni successivi all’eroica lotta delle 187 di Dagenham, hanno preferito fare proprio lo stile maschile». (quest’ultima frase non l’ho capita bene)

    "Mi piace"

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