Giornalista antinarcos:« Il ministro dell’Interno mi vuole uccidere»

Messico: Anabel Hernàndez ha indagato su politica e clanItalia si mobilita Libera, 1600 lettere all’ambasciata
MILANO – Per difendersi da una minaccia di morte ha fatto la cosa che sa fare meglio. Scrivere. Ha preso carta e penna e ha condensato il suo terrore in poche righe, con particolari agghiaccianti sulle modalità e addirittura sui mandanti della propria esecuzione. Personalità insospettabili degli ambienti governativi messicani. «Sin dalla settimana scorsa ho ricevuto informazioni affidabili sul fatto che l’attentato è stato organizzato da persone del ministero della Sicurezza pubblica federale». La denuncia è di Anabel Hernandez, una giornalista di Reporte Indigo. Una delle poche che in Messico hanno il coraggio di indagare sugli intrecci tra trafficanti di droga e potere politico. «L’obiettivo è la mia morte simulando un “incidente”, una “rapina” o un “tentativo di sequestro” come rappresaglia per il mio lavoro giornalistico e per la pubblicazione del mio recente libro Los señores del Narco».

LA MOBILITAZIONE – In Messico dall’inizio dell’anno i morti ammazzati sono oltre 8.000. Nel 2009 sono stati 9.000. Da quando è cominciata la cosiddetta guerra al narcotraffico indetta dal presidente Felipe Calderòn, i caduti da ambo le parti sono 25 mila, 65 i giornalisti. Ora la lettera di Anabel Hernàndez sta facendo il giro del mondo, nel tentativo di erigere attorno alla donna lo scudo dell’opinione pubblica. In Italia se ne sta occupando Libera, che ha invitato le oltre 1600 sigle della galassia associativa di don Luigi Ciotti ad inviare al governo messicano e all’ambasciata in Italia la lettera della giornalista minacciata. «Bisogna dare un segnale forte – spiega Antonio Dall’Olio, coordinatore di Libera internazionale – abbiamo verificato attraverso nostre fonti le minacce di cui Anabel Hernàndez ha parlato e purtroppo sono attendibili. Come lei, del resto, ci sono molti altri giornalisti in pericolo di vita. Uno per tutti Ricardo Ravelo, de El Progreso».
MINACCE – Nel suo libro la Hernandez scava a fondo in quella zona grigia in cui si confondono gli interessi dei cartelli del narcotraffico e le connivenze dei palazzi del potere messicano. Nella lettera aperta ora alla base della mobilitazione internazionale, l’autrice de Los señores del Narco non cita il segretario alla sicurezza Genaro Garcia Luna, ma più genericamente di ambienti vicini alla Segreteria alla Sicurezza. Tuttavia, come ha raccontato il Latin AmericanHerald Tribune, in un incontro pubblico davanti a 200 persone ha esplicitamente fatto il suo nome come mandante della minaccia.
Antonio Castaldo

Corriere della Sera – 13 dicembre 2010

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