Ora però non fatene un’eroina

di Ritanna Armeni
Mara Carfagna paga il prezzo della scorciatoia. Ora non la si trasformi in eroina anti-Cav.

Non mi meraviglierei che la ministra Mara Carfagna, indicata per lungo tempo come il simbolo di una carriera politica ottenuta attraverso scambi sessuali e di un berlusconismo sfrontato e prepotente, ora diventasse una eroina dell’antiberlusconismo.
L’emblema della fine del sovrano dal momento che nessuno, proprio nessuno, neppure la donna che sarebbe diventata ministra in seguito ad un scambio di favori sessuali, riesce a rimanere a fianco del premier. Siamo un paese fatto così, o si sta da una parte o dall’altra, nella nostra politica il nemico del nemico diventa immediatamente amico. L’indignazione si sopisce con la stessa velocità con cui si era innalzata e viene sostituita dal plauso altrettanto vibrato e vibrante.

Eppure la vicenda di Mara Carfagna non si comprende se non se ne esaminano le sfumature, le contraddizioni, i cambiamenti. Se non si guardano le persone non come fotografie sempre uguali a sé stesse, ma in evoluzione o involuzione.
Sicuramente Mara Calcagna ha usufruito di un percorso privilegiato. Da soubrette, donna dello spettacolo si è ritrovata in pochi anni deputata e ministra e fra i favoriti dell’entourage del principe. Si è detto e scritto che la sua rapida carriera sia stata una ricompensa. Lo dicono in tanti. Molti affermano di averne le prove e di esserne sicuri. Noi non frequentiamo l’ambiente e quindi possiamo solo riferire.

Sicuramente una volta diventata ministra l’ex soubrette ha fatto di tutto per far dimenticare il suo passato remoto e prossimo. Ha studiato, si è impegnata, si è circondata di consulenti, consiglieri e ghost writer giusti. Non è stato un percorso facile. Sicuramente c’è stata sofferenza. Sicuramente c’era e c’è amore per la politica. Il corpo è dimagrito fino ad apparire emaciato. Il viso era scavato anche se sempre molto bello. Gli occhi sembravano sempre più grandi e quasi spiritati. Severi tailleur, camicette abbottonate fino al collo, aria da educanda, completavano il quadro di una conversione voluta tenacemente e perseguita senza risparmiarsi. Quando l’ho incontrata in qualche convegno e in qualche trasmissione televisiva ho sempre avuto l’impressione che in lei ci fosse la sofferenza di chi deve superare un esame difficile avvertendo che è antipatico ai professori. E non poteva essere diversamente. Era il prezzo che doveva pagare ed era evidente che anche se alto non avrebbe mollato. Si vedeva dall’aggressività eccessiva nei confronti di coloro che riteneva avversari. E dall’altrettanto eccessivo appiattimento nei confronti di alcune parole d’ordine del premier, ripetute come un mantra, per sottolineare la sua fedeltà o per rendersi gradita agli altri professori, quelli che anche nella sua parte politica evidentemente non la amavano e la consideravano comunque la “favorita” .

Da ministra ha fatto, a mio parere alcune cose decenti, la legge sullo stalking, alcune aperture importanti, quelle sui gay, alcune leggi brutte, quella sulla prostituzione. Ha fatto dei distinguo rispetto alle posizioni più irresponsabili e razziste della Lega, ma non ha preso alcuna distanza dalle posizioni più conservatrici degli ambienti cattolici sui temi etici. E’ entrata in punta di piedi, cercando un suo equilibrio e persino una qualche forma di autonomia nelle tante controversie che hanno dilaniato negli ultimi mesi la vita del Popolo della libertà.

Ora qualcosa si è spezzato. Che cosa? E’ possibile che la ministra, dimostratasi forte ai limiti della protervia nell’affermazione di sé malgrado gli attacchi del nemico, ora non sia in grado di reggere di fronte agli stessi attacchi che vengono dagli amici? Possibile. E’ possibile che la sua sia un’umanissima stanchezza, che Mara Carfagna sia stufa di dover dimostrare di non essere solo un corpo amato dal re, ma anche una testa che pensa e che ama la politica. O che, comunque, la prima cosa non esclude la seconda.

Ma è anche probabile un’altra cosa. Che un percorso si sia compiuto, o che la ministra pensi di averlo compiuto fino in fondo, e non intenda più accettare la spada di Damocle del suo passato soprattutto quando questa è tenuta sulla sua testa dal fronte “amico”. Che ora senta di poter dire e fare quello che vuole e di poter uscire completamente da un personaggio che deve sembrarle un fantasma. Mara, insomma, non ci sta più. Anche Pinocchio da burattino di legno, costruito con amore da Geppetto poi diventa bambino e acquista testa, gambe, sangue e muscoli. Collodi non ci ha mai raccontato come è stata la vita di Pinocchio non più burattino. Possiamo solo provare a immaginare la vita futura di una Mara che non vuole più essere prigioniera del suo passato. Sarà probabilmente accolta in un’altra famiglia politica, sarà omaggiata, lodata, ed esaltata. Ma non si illuda. Lo faranno solo in odio a Silvio Berlusconi e non perché credano in lei, nel suo mutamento o nelle sue capacità. Lo faranno perché lei è la dimostrazione vivente della solitudine del principe e del suo declino. Per lei continuerà a non essere facile, avrà solo fatto un altro passo nella sua vita cercando di andare avanti e forse vi riuscirà. Ma quella scorciatoia iniziale con la quale si dice abbia cominciato la sua carriera peserà ancora. La politica alla lunga non accetta o perdona le scorciatoie, i premi non meritati, i traguardi troppo facilmente raggiunti. E’ una regola che vale per tutti, uomini e donne, anche se per le donne è particolarmente rigida. Ma non è una regola ingiusta.
da Il Riformista

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...