Donna delegittimata o Zarina?

«Una zarina, un boss vecchio stile che agisce con spietata determinazione», questa la definizione che di Mara Carfagna dà Paolo Guzzanti in un’intervista al Fatto Quotidiano di domenica 21 novembre. Il giornalista e parlamentare passato dal Pdl al Partito liberale, sostiene che la ministra «è affetta da manie di grandezza» e ricorda la querelle che la contrappose alla figlia Sabrina. Di tutt’altro tenore le parole di Massimo Giannini su la Repubblica: «Sono ore difficili per la donna che più di ogni altra ha incarnato a suo tempo l’archetipo femminile del berlusconismo, e che più di ogni altra in questi due anni è riuscita ad affrancarsene». Mah!

«Altro che vittima, Mara è una zarina»

Per Paolo Guzzanti, la cifra della Carfagna, prodotto della “mignottocrazia”, è la spietata lotta per il potere
di Malcom Pagani da “Il Fatto Quotidiano

Mara Carfagna in annunciata dimissione dal suo incarico il 15 dicembre, Mara Carfagna difesa da Frattini e Gelmini, Mara Carfagna in lotta apparente con l’ala campana più deteriore del partito. La trinità sembra a Paolo Guzzanti come lo specchio riflesso della medesima immagine. La carfagneide, pur spingendolo a coniare il termine mignottocrazia, fortunato neologismo che offre anche il titolo a un libro in uscita con Aliberti, lo appassiona relativamente. L’esito del minuetto parlamentare ancor meno. “Del suo destino mi importa poco. Questa donna è stata trascinata in politica dal premier che se ne invaghì, al di là della loro ipotizzata e mai provata relazione. La nominò responsabile femminile nella sua regione, un gioco che con il passare del tempo ha assunto il tratto peculiare della cupidigia”.

Mara è avida? Con gli anni è diventata una zarina, un boss vecchio stile che agisce con spietata determinazione. E nella lotta per il potere, che è la cifra unica dei politicanti, la risolutezza unita all’ubiqua amicizia con Bocchino, l’ha fatta detestare.

Altri riferimenti? Ho saputo come tutti che si aspettava di essere candidata a Sindaco di Napoli. È affetta da manie di grandezza, mi ha impressionato una sua recente intervista in cui con disarmante spudoratezza affermava: ‘So benissimo che la mia fortuna politica è stata calata dall’alto’

Però? “Però – continuava – ho preso migliaia di preferenze, un’investitura popolare spaventosa. Smettano di disturbarmi’.

Non hanno smesso. Ma non è detto che lei abbandoni, Berlusconi le parla per ore, la fine non è nota.

Facciamo un passo indietro. Tutto inizia nel luglio del 2008. Mia figlia Sabina, in Piazza Navona, la accusò di aver fatto carriera con metodi non dissimili da Monica Lewinsky. Io non fui entusiasta del gergo, ma Carfagna rilasciò all’Ansa una dichiarazione ancor più greve.

Di che tipo? Ignobili comunicati contro Sabina “La figlia del nostro deputato Paolo Guzzanti”. Mi incazzai come una belva. Era un messaggio mafioso.

Addirittura? Aveva due sole accezioni: “Attenta tu carina, tuo padre è dei   nostri” oppure “Occhio deputato Guzzanti, sappiamo chi è tua figlia”. Una cosa da paese saudita, proveniente dal sedicente araldo delle pari opportunità.

E’ corretto collegare Carfagna alla mignottocrazia? Berlusconi ha disossato la dignità delle donne con lo lo stesso sistema con cui ha disarticolato la democrazia. I due processi sono complementari.

Veronica si arrabbiò. E gli fece saltare la compilazione delle liste per le europee. Al di là di darla o non darla, del bunga-bunga, delle allegre cene di Palazzo Grazioli o del Castello di Tor Crescenza, l’idea è quella.

E’ ammalato, B.? Può definirlo anche così. Lo dicevo anche a Ezio Mauro, Berlusconi è il Mussolini nascosto dell’“Eros e Priapo” di Gadda.   

Il caudillo di una dittatura fallocratica. Il pene parlante. Mia figlia lo rappresentò con un enorme membro   di gomma sui pantaloni mentre arringa gli italiani. Il priapismo è l’unica cosa che lo avvicini a Mussolini, perché per il resto, Berlusconi non è fascista.   

Torniamo a Carfagna. Le racconto una cosa. Collaboravo a Panorama, un giorno mi chiama Calabrese, il direttore: “Paolo, scriveresti un articolo su un caso umano? Una povera donna afflitta dalla bellezza. Tutti la accusano di aver fatto carriera per ragioni sordide, subisce persecuzioni, è emarginata”. Mi prestai ed eseguito il compitino, raggiunsi Internet.

Risultato? Trovai in rete delle sue immagini sul crinale della pornografia. Foto davanti alle quali un lettore si poneva una sola domanda: “Ma questa fanciulla, porta o non porta le mutande?”   

Fa il moralista? C’era uno stridore tra le istantanee e l’essere ministro. Mara si veste come un’orsolina in abiti civili, declama intenzioni conventuali, osteggia il Gay pride. E’ assolutamente ridicolo. Nessuno ti crocifigge per essere stata abbracciata al palo di una discoteca con i capezzoli bagnati, però dopo non venire a tormentarci ululando come una comare indignata: “signora mia in che tempi viviamo”.

Si comporta così? E’ molto astuta e ha la faccia più bronzea delle statue di Riace: “Posai per quelle foto e ne sono contenta perché i miei nipotini potranno dire ‘mamma mia com’era carina nonna da giovane’”, forse i nipoti ne faranno un uso diverso, meno elegiaco.

Però i gay secondo Mara sono costituzionalmente sterili. Mentalmente, è un’oscurantista. Ignora che l’omosessualità è una delle varianti umane. Però non è la Merlin, la donna che chiuse i casini nel ’58, quelle foto contrastano con proponimenti da monaca medievale.

Il dissidio con Veronica nacque da una sua boutade. Ai Telegatti, Berlusconi disse: “Se non fossi sposato la impalmerei subito” e lei rispose: “Direi sì senza esitazione se solo fossimo coetanei”. Veronica parte per Marrakech dove B. la raggiunge per una buffonata vestito da saraceno napoletano. Berlusconi è la distorsione dell’antico adagio napoletano.   

Quale? Meglio comandare che fottere. A lui piacciono entrambe le attività. Berlusconi è la quint’essenza dell’albertosordismo nazionale. Il dramma è che la gente lo segue, anche il popolo femminile. Nei sondaggi del post Ruby, c’è stata un’impennata.   

Non divaghi. Ma no, la Carfagna bigotta piace anche a sinistra, asseconda le crociate più retrograde. E’ una signora piccolo borghese e che vede le puttane dalla finestra e chiama la polizia. Ma il Pci è sempre stato ammantato dalla pruderie,   in fondo nel comunista di Morselli, 1951, gli elementi ci sono già tutti.   

Lei era amico di Cossiga. Lui diceva che certe commistioni tra sottane e politica c’erano anche ai suoi tempi, però le amanti non si ricompensavano con un seggio. E Craxi, che era un ossesso che saltava addosso alle giornaliste, confinò Anja Pieroni in una tv romana minore.

Come sono adesso i rapporti tra lei e Mara Carfagna? Lei minacciò una querela, io sostenni, com’è vero, che non ce l’avevo con lei come persona e che parlando di mignottocrazia, mi ribellavo al sistema nel complesso. Berlusconi era preoccupato, sguinzagliò Cicchitto: “Non andate oltre con la lite ed evitate strascichi tribunalizi”.

Quel dissidio valse la pax familiare? Come gli inglesi, prima della rottura discutevamo del meteo.

La mignottocrazia scomparirà con il suo inventore? Non sono convinto che Berlusconi sia al tramonto e in ogni caso non credo. La mignottocrazia gli sopravviverà. E’ un danno permanente di cui smaltiremo a lungo le scorie. Nel Pd il bell’aspetto viene considerato un elemento basilare. Meglio belli che brutti, giovani che vecchi e sotto certi aspetti, meglio donne che uomini. Come in certe lande colombiane o albanesi, vince la solita triade. Fianchi, vita, tette.

2 thoughts on “Donna delegittimata o Zarina?

  1. “Lui diceva che certe commistioni tra sottane e politica c’erano anche ai suoi tempi, però le amanti non si ricompensavano con un seggio” . Dunque: 1) da una parte ci sono le donne, detentrici di sottane, e dall’altra ci sono gli uomini, detentori di politica, perciò di potere (=crazìa); 2) le detentrici di sottane, per ottenere alcuni privilegi, o ricompense, putacaso consistenti in un pezzetto di potere concesso in uso dal detentore di potere politico, devono offrire i loro sevigi sessuali; 3) dunque, chi è che detiene il potere=crazìa? le detentrici di sottane o detentori di politica? direi i secondi, dato che alle prime ne viene concesso un pezzetto dai primi in cambio di servigi sessuali resi dalle seconde ai primi; 4) pertanto, io la chiamerei maschiocrazia.
    E poi “ai tempi di” chi? e siamo ancora lì? Magari i tempi cambiano, anche se in Italia non ce ne accorgiamo, dato che siamo stati tutti cloroformizzati. Grazie dell’ospitalità.

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  2. Scusate lo scambio “dislessico” al terzo punto, che concludeva, ovviamente: “dalla prime ai secondi”. Aggiungo che questa tendenza a scaricare la responsabilità del “malcostume” sulle donne che se ne servono per ritagliarsi vantaggi individuali mette in evidenza come non si sia centrato il problema, costituito dal fatto chi detiene il potere, di solito, è un maschio. Ma è altrettanto evidente chi compie questa “svista” lo fa perchénon è in grado, culturalmente, di centrare il problema. Ricorda quelle campagne contro la prostituzione che perseguono le prostitute.

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