L’Europarlamento: mamme in congedo a stipendio pieno. A casa venti settimane

di Francesca Milano

L’ultima parola spetta al Consiglio dei ministri dell’Ue, ma intanto a Strasburgo le mamme e i papà eurodeputati hanno già festeggiato a modo loro, portando palloncini rosa e celesti in aula. Con 390 voti a favore, 192 contrari e 59 astensioni il Parlamento europeo ha approvato ieri le modifiche alla direttiva Ue in materia di congedo minimo di maternità, andando addirittura oltre quella che era l’iniziale proposta della Commissione, che chiedeva l’estensione del congedo per le neomamme da 14 a 18 settimane.

Il Parlamento Ue ha fatto di più, seguendo quanto proposto dalla relatrice Edite Estrela, socialista portoghese che aveva sostenuto l’esigenza di allungare il periodo di congedo fino a 20 settimane, tutte remunerate al 100% dello stipendio. Festeggiano anche i papà, ai quali la proposta approvata da Strasburgo “regala” un congedo di paternità remunerato di almeno due settimane «da prendere, dopo il parto della moglie o partner o durante il periodo del congedo di maternità».

Il testo ha già scatenato polemiche: opposizione è già stata annunciata da Francia (dove il congedo è attualmente di 14 settimane) e Gran Bretagna (dove si conserva il posto per 52 settimane, ma il congedo è obbligatorio solo nelle prime due dopo il parto).

L’Italia ha attualmente una delle legislazioni più favorevoli in Europa: le donne hanno diritto due mesi di congedo prima del parto e tre mesi dopo il parto. Ma la situazione economica potrebbe migliorare visto che oggi le lavoratrici partorienti percepiscono uno stipendio (salvo patti aziendali) ridotto all’80 per cento.

Per i papà, invece, il cambiamento sarà significativo: le due settimane previste (ma prese solo da un papà su cinque) sono oggi garantite solo se la neomamma torna al lavoro o in altri casi particolari. Le nuove norme che aspettano l’approvazione definitiva valgono anche in caso di adozione di bambini.

La commissione per i diritti della donna ha anche adottato emendamenti volti a proibire il licenziamento delle donne dall’inizio della gravidanza fino a almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternità. Nel testo si afferma anche che le donne devono poter tornare al loro impiego precedente o a un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità di prima del congedo.

Soddisfatte per il voto di Strasburgo le deputate Barbara Saltamartini (Pdl) e Alessia Mosca (Pd), prime firmatarie di due proposte di legge per l’introduzione del congedo obbligatorio di paternità in Italia. «Sulla maternità – spiegano – in Italia la legislazione è già all’avanguardia, ma manca quasi del tutto una cultura della paternità, sulla quale la commissione Lavoro della Camera sta già lavorando».
da Il Sole24Ore – 21 ottobre 2010

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