“Il Governo non sa gestire i Beni Culturali”

La denuncia del Presidente del FAI: è meglio che certe bellezze d`Italia vengano affidate a noi. «Per perle come la Valle dei Templi non servono politici e speculatori»

di Renato Rizzo Manta

(Cuneo) Il signor Tremonti? «La sua politica dei tagli denuncia grande miopia politica». La signora Brambilla? «Fare il ministro del Turismo non è davvero il suo mestiere, lei viene da altre attività: se non è in grado di far rendere al meglio, anche economicamente, perle come la Valle dei Templi le dia in gestione a noi: in 35 anni abbiamo dimostrato d’avere le carte in regola nell’accollarci compiti del genere. Per salvare certi beni servono seri trust, non politici o speculatori». Dialogo a tutto campo con Giulia Maria Crespi, presidente onoraria del Fondo per l’Ambiente Italiano, tra denuncia e provocazione: il Castello della Manta, dove il Fai presenta il ristorante realizzato su progetto di Paolo Pejrone in una cascina recuperata, diventa paradigma d’una politica culturale come potrebbe essere e non è.«Il nostro Paese – insiste – non ha un approccio manageriale. Non rispetta e non valorizza il territorio. Arrivando in auto da Milano, mi sono trovata davanti la maestà del Monviso. Ho pensato alla straordinaria Borgogna che tutti decantano. E mi sono detta: là non ci sono queste Alpi». Eppure, signora, le cifre del governo parlano, per quest’anno, d’un aumento delle presenze turistiche attorno al 2%. Lapidaria e ruvida, Giulia Maria Crespi: «A me non risulta. Quello che mi risulta, invece, è che in Italia manchi quasi del tutto un’offerta turistica in grado di rilanciare certe aree benedette dalla bellezza anche attraverso la promozione dell`artigianato, della gastronomia, dell’ambiente». E qui parte lancia in resta contro Tremonti, «responsabile d’aver tagliato da 54 a 30 milioni i fondi per i 24 parchi nazionali: «Percentuali pazzesche per una cifra già modestissima. Il che significa condannare a morte queste aree e rinunciare alla loro forza di presidi contro frane e incendi. Ho parlato con Gianni Letta che mi aveva promesso il suo aiuto dicendomi: “Con me sfonda una porta aperta, sono praticamente nato in un parco nazionale”. Non è successo nulla». Anzi, stando alle cifre del Fai è successo moltissimo: nelle zone limitrofe ai parchi è aumentata l’erosione di nuovi insediamenti. Altro cemento che si aggiunge al consumo di suolo in un’Italia dove, ogni anno, sparisce una superficie grande quanto Ravenna. «Il paesaggio, il Bello, sono la nostra storia capace di trasformarsi in nostra ricchezza. Tremonti e la Brambilla ci pensino: nei momenti di crisi le fabbriche possono emigrare all’estero: la Cappella Sistina, Capri, Manta, San Fruttuoso, no».

da La Stampa di giovedì 21 ottobre 2010

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