Il tempo si è fermato per la libreria che ha fatto la storia

di Cinzia Sasso

Già da fuori, c’ è profumo di brasato. Puré, torta salata, a scelta anche una pasta con il sugo di verdure. Lì dietro, in cucina, sempre e solo il giovedì, Annamaria sta sui fornelli. Davanti il gruppo del web discute con calore, il sito (libreriadelledonne. it) è diventato lo strumento più importante. Accanto al divanetto, appoggiate sul tavolino tondo, altre lavorano alla rivista di carta, un titolo diverso per ogni numero, un numero ogni tre mesi. Poi c’ è la vetrina e i clienti che discutono delle nuove uscite, dei titoli appena sistemati, di quelli vecchi e introvabili che qui sono inzeppati sopra gli scaffali. E c’ è chi brinda: è il compleanno di Renata, auguri. Ancora: chi parla di politica. Anche se qui dentro, in via Calvi 29, dietro l’ insegna delicata “Libreria delle donne”, tutto è politica. Dal brasato al brindisi; dai diecimila titoli a Via Dogana, la storica rivista; dai mille corsi all’ impegno sul fronte del lavoro. L’ importante, come scrive Lia Cigarini, è che sia chiaro che cos’ è il quid del femminismo: la libertà delle singole donne. Sono già trentacinque anni, e il 14 ottobre, dalle 18 alle 22, le donne della libreria, le femministe che hanno segnato la storia di Milano, faranno una festa.

All’ inizio, era via Dogana. Anche allora, nel 1975, una libreria: la prima in Italia che vendeva solo libri scritti dalle donne. Racconta Renata Dionigi, la decana: «Allora eravamo in quindici che venivano dai gruppi di autocoscienza, che erano abituate a ritrovarsi nelle case, le eredi del movimento che aveva dato un forte contributo al cambiamento della società italiana a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta». L’ idea forte è quella di aprirsi alla città, di mettere in mostra a tutte, e a tutti, quello che pensano le donne. «Abbiamo deciso – aggiunge Luisa Abbà – di trovare un posto che fosse aperto sulla strada per coinvolgere le persone». Fino al 2001, la vetrina è in via Dogana; da allora è cambiato solo l’ indirizzo, che adesso è a due passi da piazza Cinque Giornate, in via Calvi al 29.

Anno dopo anno, la libreria diventa il punto di riferimento di altri progetti: dalle donne giuriste, alla pedagogia della differenza; dalle scienziate alle filosofe; fino al gruppo sul lavoro. E la sede di un Circolo, il Circolo della Rosa. «In tutti questi anni – dice Liliana Rampello – questo è rimasto un luogo di relazione». Qui non si parla per le altre; e qui non si parla delle altre. Qui ognuna agisce in prima persona e non ci sono codici di comportamento: la chiave del femminismo italianoe di questo suo avamposto è la libertà. Si vendono libri, certo. Ma non è che dietro il banco ci sono dei commessi, piuttosto c’ è un’ elaborazione continua, la discussione, il confrontarsi. «Trentacinque anni fa – spiega Lia Cigarini – gli editori non pubblicavano le donne. Ora sono loro il target preferito. Allora le donne non lavoravano. Ora a Milano ad avere un’ occupazione fuori casa sono quasi il 60 per cento. Le femministe erano – sono – una minoranza. Ma il loro pensiero ha influenzato tutto e tutti».

Sugli scaffali ci sono più di tremila autrici e una quantità complessiva di opere che supera i diecimila titoli. C’ è un fondo di testi esauriti e introvabili, ci sono libri che sono stati scritti qui. Adesso, in realtà, c’ è anche spazio per gli uomini: li chiamano «gli amici delle donne», sono quelli che a giudizio insindacabile del gruppo hanno preso sul serio le loro tesi. «La nostra ricchezza – dice Pinuccia Barbieri – è stata quella di avere fatto tutto». Instancabile, Barbieri porta in giro per l’ Italia, e perfino in Europa, c’ è una tappa a Barcellona, il quaderno del «Doppio sì», una sorta di manifesto sul lavoro visto dalle donne, quelle dell’oggi, che non accettano di rinunciare a niente. Ne hanno fatto perfino dei seminari nelle aziende, come se fosse normale discutere nelle imprese di come deve essere il lavoro.

È come se il mondo, grazie anche a posti come questo, fosse diventato un po’ più femminile: sono sempre più gli uomini che vogliono condividere la ricchezza di crescere un figlio, ma anche, perché no, quella di preparare un brasato. Trentacinque anni non sono passati invano. Auguri, Libreria delle donne.

da la Repubblica — 13 ottobre 2010

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