A chi crede nella bellezza e nell’integrità

Dedichiamo questa “amaca” di Michele Serra, sulla Repubblica di oggi, a coloro che credono nella bellezza di qualcosa, nell’integrità di qualcuno. Perché tutti sappiamo di avere il dovere di sapere, ma siamo tentati dal bisogno di salvarci.

“Penso che sia meglio non parlare  di realtà, per non sollecitare brutte abitudini”. Sono parole di un italiano grande e importante, Paolo Conte (Repubblica di ieri, intervista di Gino Castaldo). Mi hanno colpito a fondo, contraddicono il bisogno di sapere, il dovere di sapere, ma soddisfano l’esigenza di salvare, nella fogna in cui siamo immersi, l’integrità dello sguardo. Un altro italiano importante nel mondo, Renzo Piano, rivolge una supplica al suo intervistatore (Aldo Cazzullo del Corriere): “La prego, non mi faccia parlare di Berlusconi”. Non credo si tratti di anime belle, o di fuggiaschi privilegiati. E’ una sorta di legittima difesa che coinvolge milioni di italiani anche semplici, anche non abbienti.  Intuiscono o conoscono pezzi di vita che non sono rappresentati nello spettacolo della realtà (reality-show, alla lettera). Difendono istintivamente sé stessi, proteggendosi dal baccano televisivo, dalla volgarità e dalla violenza replicate all’infinito, difendono privatamente qualcosa di profondamente pubblico, e infine profondamente politico: il diritto di credere nella bellezza di qualcosa, nell’integrità di qualcuno.

di Michele Serra – da la Repubblica mercoledì 13 ottobre 2010

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